L’AQUILA – “Quando sono stato eletto presidente avevo lanciato uno slogan, ‘108 Comuni, una Provincia’, e ci credevo, ma devo dire che dopo 5 anni la fiducia in questo processo un po’ è venuta meno. Il vero problema della Provincia dell’Aquila sono le montagne, che dividono culturalmente i territori”.

Giunto quasi al termine del suo mandato, nel fare il bilancio ai microfoni di AbruzzoWeb il presidente della Provincia dell’Aquila, Antonio Del Corvo, 55 anni, di Celano, affronta il problema della frammentarietà del territorio che ha amministrato a partire dal 2010, quando batté l’uscente presidente di centrosinistra Stefania Pezzopane in una tornata elettorale surreale, con le macerie del terremoto del 6 aprile 2009 ancora fresche.

Oltre alle divisioni geografiche che influiscono sul modo univoco di ragionare, “mentre sulla costa questo discorso funziona”, secondo il presidente “un po’ di colpa è dovuta anche alla città capoluogo, che nel passato spesso e volentieri non si è occupata dell’intera provincia ma solo della Valle dell’Aterno”.

Per uscirne, a suo dire, “ci vuole un salto di qualità della classe politica aquilana perché poi, senza il capoluogo, non si va da nessuna parte”.

Parlando della sua presidenza, Del Corvo la valuta “un’esperienza che mi ha messo alla prova. A parte il problema della ricostruzione post-sisma, già dal 2011 si è parlato di riforma delle Province e ho visto leggi e controleggi, dall’abolizione all’accorpamento, e questo ha reso tutto più difficile – rivendica – L’operatività amministrativa ne risente e i dipendenti sono demoralizzati perché non sanno quale sarà il loro futuro. Di qui a qualche mese vedremo diverse Province, se non tutte, andare in dissesto con grossi problemi di liquidità”.

A proposito di ricostruzione, il ruolo dell’ente è stato residuale. “Abbiamo fatto quello che ci è stato concesso di fare, avremmo voluto fare di più ma, sia per pressioni del Comune, sia per scelte politiche quando era ministro Fabrizio Barca – accusa il presidente – la Provincia è stata messa da parte e non hanno saputo cogliere quello che poteva dare. Il nostro compitino lo abbiamo svolto bene”.

Uno dei filoni in cui l’ente è stato protagonista, ma fin qui in negativo, è stato quello dei lavori alle scuole: un piano da 200 milioni per oltre 200 istituti, che ha portato, però, a un’inchiesta giudiziaria sulle procedure di aggiudicazione dei lavori con 3 arresti e un processo in cui è imputato lo stesso Del Corvo assieme ad altre 12 persone con le accuse di truffa e falso, prima udienza dibattimentale il prossimo 25 maggio.

“Mi sento politicamente responsabile solo per aver avallato l’accelerazione della spesa. Altre irregolarità, è emerso nella prima udienza di qualche mese fa, non ci sono state e le gare sono state tutte rese indenni dalle indagini della polizia giudiziaria – replica – Si parla di altri aspetti che riguardano l’urgenza per quanto riguarda l’ospitalità degli studenti durante i lavori”.

Del Corvo assicura di essere “molto sereno, in prima udienza tutto quello che sembrava chissà che cosa è svanito e le posizioni di diverse persone già sono state archiviate (14, ndr). Il problema sono i tempi – sottolinea – in Italia siamo abituati a una giustizia lenta, sapere tra 5 anni che era tutto ok non sarà la stessa cosa che saperlo oggi”.

Sempre sulle scuole il presidente provinciale smentisce una rivendicazione tipica della politica aquilana che lo bersaglia: quella che i fondi destinati alle strutture scolastiche aquilane terremotate siano stati deviati nella ‘sua’ Marsica e anche in Valle Peligna.

“È uno slogan di alcuni politici aquilani, avallato da certi ambienti. La programmazione della messa in sicurezza delle scuole, il famoso piano perfezionato poi dall’allora governatore e commissario, Gianni Chiodi, nasce da una delibera del 2009. E nel 2009 io non ero presidente della Provincia, quella programmazione sulle scuole di Avezzano e Sulmona non l’ho fatta io ma chi mi ha preceduto”, taglia corto.

C’è anche un accenno alla situazione politica. “Il centrodestra sul piano regionale è inesistente – sbotta – È tutto da ricostruire, chiaro che si risente anche del panorama nazionale, a Roma nessuno sa quale sarà il progetto per rilanciare l’area dei moderati che all’epoca costituiva il Popolo della libertà mentre oggi c’è una serie di frammentazioni”.

Anche per Del Corvo, chissà che non sia Matteo Renzi il futuro leader di un partito di moderati. Ma lui ci starebbe nello stesso partito dell’attuale premier? “Se si libera dalla zavorra che si porta dietro e lo frena (con riferimento alla sinistra del Partito democratico, ndr), fondamentalmente è un moderato: le riforme che sta facendo sono le stesse che voleva fare Silvio Berlusconi. Con la differenza che lui le fa”.