CHIETI – Una mozione urgente per il Mario Negri Sud è stata presentata in Consiglio provinciale di Chieti dai gruppi di minoranza che questa mattina ne hanno illustrato il contenuto in una conferenza stampa.
L’istituto di ricerca di Santa Maria Imbaro (Chieti) versa da tempo in gravi difficoltà economiche, soprattutto per quanto riguarda il problema della mancanza di liquidità, e nel 2013 lo statuto del consorzio che lo ha costituito prevede lo scioglimento dell’organismo.
Il presidente della Provincia, Enrico Di Giuseppantonio, ha lanciato da tempo l’idea di una fondazione che possa scongiurare il rischio di chiusura dell’istituto a partire dal 2013, ma l’idea non piace all’opposizione e, a quanto pare, anche a parte dalla maggioranza. Tanto è vero che il Consiglio non ha ancora deliberato sulla questione.
La proposta della minoranza – questa mattina presente in conferenza stampa con Tommaso Coletti e Camillo D’Amico per il Partito democratico, Giovanni Mariotti per Sinistra ecologia e libertà e Palmerino Fagnilli per l’Italia dei valori – è di continuare con il consorzio, rilanciando anzi la forma consortile ampliandone la base societaria ad altre istituzioni pubbliche, come la Camera di commercio e l’università “d’Annunzio” e ai privati, attraverso magari l’impegno di Confindustria.
“In questo modo – spiega l’ex presidente della Provincia Coletti – resteranno vincolati al progetto anche il Mario Negri di Milano e la Regione, anche se, magari, si potrebbe pensare a quote diverse da quelle che attualmente detengono”.
La proposta, insomma, è quella di una ricapitalizzazione che servirebbe anche a trovare soldi per pagare debiti pregressi o che almeno serva da garanzia per le banche.
Tra le maggiori perplessità suscitate dal progetto della fondazione è proprio legata al fatto che non si capisce bene chi andrà a pagare i 6 milioni di debito che ha l’istituto di ricerca.
Certo è che “il Mario Negri Sud è patrimonio di tutta la Regione – ha sottolineato Mariotti – e non si può rischiare che nel 2013 si dissolva improvvisamente”, né che la Provincia di Chieti resti ‘col cerino in mano’, per usare la metafora utilizzata da D’Amico, e tutti gli altri si facciano indietro”. (ar.ia.)





