CHIETI – Appello alla città, perché faccia sentire le proprie ragioni e la propria forza, da parte del Popolo della libertà nella battaglia per l’autonomia della provincia di Chieti. Appello del Partito democratico di continuare a lottare perché Chieti possa restare capoluogo di provincia e mantere gli uffici pubblici così importanti per la sua economia e perché ci possa essere un riequilibrio dei servizi su tutto il territorio.
Con due conferenze stampa concomitanti, la politica è tornata ad accendere i riflettori su un tema, quello del riordino delle province, molto sentito in città.
Entrambi i partiti sembrano d’accordo su tanti punti. Anche se, alla luce di ciò, non si capisce perché non riescano a procedere di pari passo per dare più forza all’azione comune.
Il Pdl, con il senatore Fabrizio Di Stefano e l’assessore regionale Mauro Febbo, è tornato ad insistere sulla linea di sempre: tre province, con Chieti e L’Aquila da sole, Pescara e Teramo insieme.
Il Pd a riguardo sembra essere più tentennante. I gruppi provinciali e comunali del partito hanno sottoscritto un ordine del giorno a favore dell’autonomia provinciale, ma in conferenza stampa il capogruppo in Provincia, Camillo D’Amico, dice che, fatto salvo e ribadito “il principio che Chieti è l’unica provincia abruzzese per rimanere da sola, la nostra idea è quella delle due macroaree, Chieti-Pescara e L’Aquila-Teramo, votata a maggioranza anche dalla direzione regionale del nostro partito”.
Il segretario cittadino Pd Enrico Iacobitti, inoltre, ha accusato Di Stefano, Febbo e il sindaco di Chieti Umberto Di Primio di aver condotto una battaglia “pur sapendo che era perdente in partenza”.
Su una cosa però Pdl e Pd sembrano d’accordo: la posizione del sindaco di Francavilla al Mare (Chieti), Antonio Luciani, che ha deciso di votare per l’accorpamento di Chieti con Pescara, va censurata. Il Pdl lo dice apertamente, il Pd no, ma il capogruppo D’Amico ha comunque detto di non comprendere la posizione di “chi ha deciso di votare pensando non a tutto il territorio ma solo alla propria cittadina”.
E poi ci sono state accuse di doppiogiochismo da entrambe le parti.
Dal punto di vista dell’iter burocratico, comunque, la palla passa ora nelle mani del Consiglio regionale da cui dovrà uscire una proposta da indirizzare al governo. Insomma, il cammino è ancora lungo e il senatore Di Stefano chiede il sostegno della cittadinanza: “Abbiamo bisogno dell’appoggio della città, delle associazioni, delle forze economiche, perché la politica può arrivare fino a un certo punto, ma una grossa mobilitazione d’opinione può fare molto di più”. Vedremo se Chieti sarà in grado di rispondere. (ar.ia.)






