L’AQUILA – Dissesto finanziario, centinaia di dipendenti non pagati, scuole senza luce e riscaldamento, viabilità abbandonata, spazzaneve fermi in garage.
È apocalittico, ma non inverosimile, lo scenario tratteggiato ad AbruzzoWeb dal vice presidente della Giunta regionale dell’Abruzzo, Giovanni Lolli, e dai presidenti delle quattro Province abruzzesi, che accusano il governo di comportamento ”scellerato”, lanciando l’allarme per i 725 dipendenti su 1.500 dichiarati in eccedenza, a seguito dei pesantissimi tagli del governo e a causa degli “effetti collaterali” della riforma Delrio.
Dipendenti di cui sono in buona parte ignoti la destinazione e il destino, oggi ancora in servizio nelle Province con le casse, però, prosciugate.
Il passaggio delle deleghe e del relativo personale dalle Province alla Regione, a lungo atteso, avverrà entro questo mese.
Martedi scorso il Consiglio delle autonomie locali ha espresso parere positivo, peraltro non vincolante, al disegno di legge regionale di riordino che, applicando quanto previsto dalla riforma Delrio, che ha trasformato le Province in enti di secondo livello, prevede che a esse rimarranno solo le deleghe all’edilizia scolastica, ai controlli e autorizzazioni ambientali, e alla gestione delle viabilità provinciale.
Le altre 19 deleghe passeranno con costi e personale alla Regione e, così era stato garantito, anche allo Stato, che però non ha a oggi mantenuto l’impegno.
A snocciolare i numeri impietosi è Lolli. “Il personale eccedente calcolato per le quattro province abruzzesi è di 725 unità – spiega ad AbruzzoWeb – La Regione è pronta ad assorbire 163 dipendenti che si occupano delle 19 funzioni che passeranno di mano. Poi ci sono circa 200 dipendenti che entro 2 anni andranno in pensione. E questo è il primo problema, perché comunque andranno fino a quel momento ricollocati e retribuiti”.
Ma la situazione più grave, incalza Lolli “riguarda gli 85 dipendenti delle polizie Provinciali che inizialmente il governo aveva intenzione di trasferire al Corpo Forestale dello Stato, ma poi ci ha ripensato. E i 260 addetti dei Centri per l’impiego che, ci era stato assicurato dal governo – rincara – dovevano entrare in servizio nell’Agenzia nazionale per l’occupazione, che però ancora non nasce”.
Il costo di questi dipendenti, che vantano tra l’altro esperienza e alta professionalità non al momento messe a frutto e valorizzate, le Province non possono più assumerselo, visto che hanno subito dal 2010 tagli draconiani dei trasferimenti statali.
L’ultimo, dagli 8 ai 9 milioni per ciascuna provincia abruzzese, è arrivato con il decreto enti locali di giugno. Ma nemmeno la Regione ha le risorse necessario, sottolinea Lolli.
“Il governo non ha mantenuto gli impegni non solo in Abruzzo, e per consentire alle Regioni, a cui intanto ha tagliato 4,5 miliardi di euro di trasferimenti, di farsi carico anche dei dipendenti dei Centri per l’impiego – accusa – Si è limitato a stanziare, sempre a livello nazionale, appena 70 milioni di euro, quando però il costo complessivo di tale servizio è di 200 milioni”.
“E anche a noi Regione Abruzzo ha suggerito di utilizzare, per arrivare a copertura, i fondi comunitari, che però non è facile impegnare per la spesa corrente. Per questo definisco scellerato il comportamento del governo in questa delicatissima partita”, prosegue nell’invettiva.
Antonio Di Marco, presidente della Provincia di Pescara e presidente dell’Unione province italiane Abruzzo, conferma questo quadro a dir poco preoccupante.
“Non sarà affatto facile anche per le Province abruzzesi approvare il bilancio di previsione. E sarà altrettanto difficile provvedere alle funzioni fondamentali che la riforma del Delrio ci ha assegnato, ovvero non potremo fare manutenzione alle strade, e già oggi una decine di esse sono state interdette al traffico perché dissestate e pericolose – avverte – o garantire la funzionalità degli edifici scolastici, il trasporto dei disabili, efficaci piani emergenza neve quest’inverno”.
Del resto, ragiona Di Marco, “le quattro Province abruzzesi a oggi hanno speso 28 milioni di euro per pagare dipendenti che, secondo la legge di riordino, non dovrebbero già più essere a carico degli enti provinciali, ma già passati a Stato e Regione”.
E proprio ieri Di Marco si è recato a Roma per partecipare alla riunione dell’Upi e per incontrare in Senato le senatrici Magda Angela Zanoni del Partito democratico, e l’abruzzese Federica Chiavaroli, del Nuovo centro destra, le due relatrici del percorso di conversione del decreto legge sugli enti locali.
“Ho chiesto assieme ai miei colleghi che le Province possano utilizzare l’avanzo amministrativo, soldi che ora rimangono bloccati nella Cassa depositi e prestiti del ministero delle Finanze, per approvare il bilancio 2015 – spiega il presidente provinciale Upi – Inoltre si deve prevedere che il 50 per cento delle entrate relative all’alienazione degli immobili di proprietà delle Province possa essere previsto nelle spese correnti”.
Ancora, nella ricetta Di Marco vorrebbe “eliminare l’obbligo del 10 per cento di contributo per il debito pubblico, e le sanzioni previste per il superamento del patto di stabilità, stabilire norme per il personale in esubero attualmente ancora a carico delle Province”.
Senza queste misure urgentissime, ha lasciato intendere, difficilmente si eviterà il dissesto di buona parte delle Province italiane, Abruzzo compreso.





