L’AQUILA – Il protocollo d’intesa sottoscritto giovedì scorso a Roma a Palazzo Chigi per lo sviluppo degli impianti sciistici dell’aquilano ha creato più di una perplessità all’interno del centrosinistra.
In una nota, consigliere regionale Prc Maurizio Acerbo e il caprogruppo al Consiglio Comunale dell’Aquila del partito, Enrico Perilli, hanno parlato di “progetto faraonico” per il quale non ci sarebbe chiarezza sui fondi, mentre l’esponente della Cgil Ferdinando Lattanzi, che però ha scritto una nota nella quale sottolinea di esprimere considerazioni “in qualità di cittadino aquilano”, scrive “che le parole ‘sviluppo turistico’ continuano ad essere interpretate dalla politica nel modo più riduttivo e semplicistico”.
Secondo quanto previsto nel protocollo d’intesa saranno realizzate opere per collegare le stazioni sciistiche di Ovindoli e di Campo Felice e incrementare gli impianti a Campo Imperatore fino a raggiungere 63 chilometri di piste. Il tutto con una previsione di circa duemila posti di lavoro in più.
PRC: “PROGETTO FARAONICO, CON QUALI FONDI?
Il protocollo d’intesa per il comprensorio Gran Sasso – Ovindoli – Campo Felice, presentato a palazzo Chigi, lascia perplessi e apre più di un interrogativo.
Il progetto è faraonico e ambizioso, si parla di infrastrutture turistiche, impianti di risalita, chilometri di piste e attrezzature per attrarre visitatori in ogni periodo dell’anno.
Non è affatto chiaro, però, con quali fondi si andranno a realizzare queste strutture e quale sia la reale copertura economica in grado di dare concretezza a quanto presentato con enfasi e commozione dai politici presenti al tavolo.
Alla domanda, da parte di un cronista, rispetto ai finanziamenti, la risposta è stata: “li cercheremo, bisogna attrarre investimenti e investitori”.
Una frase che, come scritto da un noto quotidiano locale, lascia dubbiosi e suscita qualche inquietudine, soprattutto di questi tempi. Chi saranno questi investitori, da dove proverranno questi denari, chi controllerà che il limite dell’investimento non sconfini nella speculazione?
Come mai, ci si chiede ancora, un piano così articolato e con tante e tali ripercussioni in termini urbanistici, ambientali ed economici, non è stato sottoposto ai consigli dei pur numerosi Comuni coinvolti? Un accordo di questa portata non richiedeva forse maggiore partecipazione?
L’impressione, peraltro, è che si continui a pensare a uno sviluppo turistico che passa per la cementificazione e l’aggressione al territorio, senza cercare, come avvenuto con successo altrove, una mediazione tra l’esigenza di diventare più attrattivi e la tutela della montagna, sostenendo una progettualità che crei nuove opportunità per le economie locali, partendo dalle risorse del territorio, piuttosto che aprirsi a “colonizzazioni” in cui il margine di guadagno è percepito in maniera direttamente proporzionale ai metri cubi di cemento che si potranno realizzare.
Basta guardare all’esperienza di realtà vicine, come Pescasseroli, per comprendere come si possa creare un’offerta turistica ampia e vitale in ogni periodo del’anno, che trae ricchezza proprio dalle attrattive del territorio, determinando al contempo un ritorno, prima di tutto, per la comunità locale , anche in termini di nuove prospettive di lavoro e di impresa giovanile: percorsi guidati alla scoperta della natura, ippovie, agriturismi, fattorie didattiche. Sci, insomma, ma non solo. E, a proposito di sci, un’ultima riflessione. A quanto pare si continuano a programmare, sul Gran Sasso, impianti di risalita a quota 1.500 – 2000 metri, quando si sa bene, ormai, che a quei livelli è difficile avere un adeguato innevamento e si rischia che queste costosissime infrastrutture facciano la fine degli impianti di Montecristo. Maggiore chiarezza e partecipazione, come si vede, sarebbero decisamente opportune.
LATTANZI: “VISIONE SEMPLICISTICA DELLO SVILUPPO TURISTICO”
Le dichiarazioni del Sindaco dell’Aquila, a commento del protocollo d’intesa con il Governo, incentrate esclusivamente sull’ ampliamento degli impianti sciistici del comprensorio di Campo Imperatore, sulla ricolorazione “Rosso Ferrari” delle cabine della funivia, sull’illuminazione del percorso di quest’ultima e sull’impianto di sci indoor, inducono a pensare che le parole “sviluppo turistico” continuano ad essere interpretate dalla politica nel modo più riduttivo e semplicistico, come d’altra parte è avvenuto negli anni passati anche da una parte delle popolazioni interessate, che spesso fuorviate da mancanza di informazioni e conoscenze sull’argomento ed a volte anche guidate dalla malafede, hanno pensato che la disponibilità di finanziamenti pubblici potesse essere un mezzo per alimentare clientele ed arricchimenti facili, senza preoccuparsi di apportare un effettivo e duraturo incremento al reddito degli operatori del settore che non può che essere un obbiettivo realizzabile nel medio e lungo termine che mal si concilia con i tempi ben più stretti della politica che vanno da un’elezione all’altra.
Da cittadino aquilano che, oltre ad aver permesso con le proprie tasse la sopravvivenza del Centro Turistico del Gran Sasso, negli ultimi trent’ anni ha svolto su questa montagna tutte le attività, dall’alpinismo allo sci alpino, allo scialpinismo ed all’escursionismo, essendo attualmente Accompagnatore di Media Montagna iscritto al Collegio delle Guide Alpine dell’Abruzzo e quindi definito, secondo la legge 6 del 1989, un Pofessionista della Montagna, vorrei proporre alcune riflessioni sull’argomento.
Nelle premesse del protocollo si legge che esso è finalizzato alla valorizzazione delle “caratteristiche paesaggistiche e ambientali del bacino… dove insistono il Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga ed il Parco Regionale Velino – Sirente”, ed a ”favorire sinergie turistiche ad elevata competitività” e che l’infrastrutturazione per il “potenziamento e miglioramento dell’offerta di impianti per lo sci alpino e nordico”deve avvenire con “la massima attenzione all’impatto ambientale”.(il colore Rosso Ferrari e l’illuminazione notturna del percorso della funivia, per altro assolutamente inutile, mal si conciliano con l’attenzione all’impatto ambientale)
Occorre innanzitutto decidere se per il Gran Sasso Aquilano lo sci alpino può essere considerata un’attività turistica ad “elevata competitività” e quindi se l’investimento in questo settore genera un ritorno per gli operatori turistici oppure se essi potrebbero trarre più giovamento dall’arrivo di turisti attratti attraverso una diversificazione dell’offerta delle attività legate alla montagna, direzione che stanno prendendo negli ultimi anni la gran parte dei comuni montani delle Alpi per far fronte all’evidente crisi della richiesta nell’ambito dello sci alpino, dovuta per altro a fattori strutturali quali la riduzione delle precipitazioni nevose, l’invecchiamento della popolazione e la riduzione della capacità di spesa delle famiglie, come è stato spiegato diffusamente nell’ultimo convegno nazionale sull’argomento della Commissione Tam del Cai. (il Cmcc – Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici, in una proiezione al 2030, stima una contrazione del fatturato turistico delle regioni alpine, dovuto alla riduzione delle precipitazioni nevose, di circa 700 milioni di euro/anno)
Inoltre il previsto collegamento fra gli impianti della Magnola e di Campofelice creerebbe un
bacino sciistico di dimensioni e caratteristiche estremamente concorrenziali rispetto a Campo Imperatore, basta pensare che il versante nord del Monte Scindarella presenta un dislivello massimo di 300 metri contro i 600 dell’altro bacino e le giornate utili in una stagione sono di gran lunga inferiori a causa delle particolari condizioni meteorologiche di Campo Imperatore, sembra quindi poco realistica la previsione di realizzare 65 km di piste contro i 17 attuali.
Viceversa il Gran Sasso Aquilano presenta una estrema ricchezza di versanti esposti a sud e ad ovest, con elevatissimi dislivelli, fino a 1800 metri, adattissimi per lo scialpinismo, che attirano sempre più turisti anche dal Nord Europa, senza considerare che la nostra montagna conta più turisti in estate che in inverno, turisti che la scelgono proprio per la sua natura particolare e selvaggia che permette ancora di guardare a perdita d’occhio senza rilevare alcuna presenza antropica e di guardare nel cielo volteggiare i rapaci piuttosto che i cavi degli impianti.
ARTICOLI CORRELATI:
RICOSTRUZIONE: ACCORDO TURISMO INVERNALE, 2 MILA POSTI DI LAVORO






