PESCARA – L’organizzazione smantellata dalla Mobile gestiva tutta la filiera, dal reclutamento delle ragazze in Nigeria fino all’arrivo in Italia e all’avvio alla prostituzione, con controlli pressanti sulle lucciole che venivano segregate in casa, picchiate e minacciate.
Il trasporto in Italia era tutt’altro che confortevole: talvolta le giovani donne attraversavano il deserto, raggiungevano la Libia e da lì si spostavano in Italia, anche a bordo dei famigerati barconi ed è anche accaduto che una di loro sia finita per errore a Malta, dove è rimasta un anno in un centro.
L’arrivo in Italia, che costava a ogni prostituta tra i 50 e i 60 mila euro, era favorito da documenti falsi.
Per far sottostare le giovani agli ordini impartiti l’organizzazione ricorreva alle maniere forti e sequestrava loro i documenti: una delle prostitute finite in questo giro ha segnalato che la madre è stata assalita in Nigeria e uccisa a suon di botte, ma non è chiaro il collegamento tra l’omicidio e l’organizzazione e l’Interpol si sta occupando del caso.
Le ragazze assoggettate al controllo dei nigeriani sarebbero una decina, di età compresa tra 20 e 30 anni, di cui tre sono riuscite a liberarsi e sono inserite in un porgramma di protezione e reinserimento.
Una di loro, rinchiusa in casa per tre anni, si sarebbe presentata alla polizia dopo aver avuto il permesso di recarsi a una festa.
Le donne lavoravano e vivevano con i capi tra Pescara e Montesilvano, dove si concentrava la maggior parte delle lucciole.
Quanto ai riti voodoo, non si esclude che siano stati utilizzati alcuni capretti, considerato che la Mobile ha trovato due carcasse di animale per la macellazione nella macchina di uno degli indagati.
Al momento i nigeriani presi sono cinque, tre uomini e due donne.





