L’AQUILA – Nuovi compiti alla filiera Fintecna-Cineas-Reluis e mini-proroga dei precari per mandare avanti le pratiche della ricostruzione dell’Aquila e del “cratere” anche oltre la scadenza naturale del 31 dicembre 2012.

È questa l’ipotesi alla quale sta lavorando il ministero per la Coesione di Fabrizio Barca, in particolare il direttore del dipartimento per lo Sviluppo delle economie territoriale (Diset), Aldo Mancurti, per superare l’impasse della transizione tra emergenza e gestione ordinaria che finora ha generato più interrogativi che risposte.

Un ritorno all”usato garantito’, in attesa che l’annunciata “rivoluzione” sia a regime, con la nomina dei titolari dei due Uffici speciali per la ricostruzione (Ucr) e la costituzione degli uffici tecnici comprensoriali del capoluogo e dei paesi con il personale scelto tra i fortunati vincitori del concorsone.

Nel frattempo come anticipato da questo giornale i soldi messi a disposizione da Cassa depositi e prestiti sono finiti, ma questa è una storia conclamata.

Il nuovo rischio è che, esasperati da lungaggini e scelte cervellotiche, i cittadini decidano in massa di fare ricorso alla giustizia amministrativa per vedere garantito il diritto di avere le pratiche approvate entro 60 giorni dalla presentazione, come ha già stabilito una sentenza del Tar Abruzzo.

In quel caso sì che sarebbero guai, con i Comuni costretti anche a sostenere ingenti spese legali per ritardi che, in realtà, non sono neanche ascrivibili a loro.

Mancurti ci ha messo le mani e ha convocato al Diset l’assessore comunale aquilano alla Ricostruzione Pietro Di Stefano e i primi cittadini del “cratere” per comunicare la svolta con la soluzione tampone.

Tornato all’Aquila, Di Stefano ha dichiarato esultante: “Per evitare che la ricostruzione andasse pericolosamente incontro a un periodo di paralisi ho ottenuto che fosse stilata una nuova convenzione con la filiera”.

Il paradosso è che solo tre settimane fa l’assessore aveva menato forte sulla filiera, affermando che “opera senza rispondere ad alcun soggetto istituzionale dal 31 agosto 2012: è palese che la ricostruzione dell’Aquila sia ostaggio della burocrazia più oscurantista”.

Supportato in questo dal sindaco del capoluogo, Massimo Cialente, che a più riprese ha addossato a Fintecna, Cineas e Reluis il blocco dei cantieri in città.

Da quello che è emerso nel corso del vertice romano, comunque, sembra che la filiera esaminerà i progetti dentro e fuori i centri storici dei comuni convenzionati, senza le limitazioni precedenti, che prevedevano l’avanzamento dell’iter solo per i progetti depositati entro il 31 agosto 2011, termine di scadenza per la presentazione delle richieste di riparazione delle case “E” della periferia, e di una lista di priorità compilata, non senza polemiche, dal disciolto Ufficio coordinamento ricostruzione.

E dovrebbe farlo nell’ambito della spesa di 12 milioni di euro prevista dall’ordinanza del presidente del Consiglio dei ministri numero 4013 del marzo scorso.

“E per gli altri comuni?” è stata la domanda, alla quale da quanto si è appreso Mancurti ha risposto ipotizzando una prosecuzione dei rapporti di lavoro con i precari a cui, invece, Barca non aveva dato chance a partire dal 1° gennaio 2013.

In tutta questa vicenda, in definitiva, l’unica cosa chiara è che si naviga a vista. Il governo non ha valutato a pieno gli effetti della chiusura della gestione commissariale: si è abbandonata la via vecchia, con tutti i suoi ostacoli, ma senza avere in mente quale fosse il percorso alternativo, cosa che AbruzzoWeb ha denunciato subito, attirandosi pure qualche strale.

Non si è individuata per tempo un’exit strategy valida, né sulla ripartizione delle risorse né sulla semplificazione delle procedure: un azzardo di cui si stanno scontando le pesanti conseguenze, l’ultima cosa di cui avevano bisogno i cittadini e l’economia del “cratere”.