CHIETI – “Il project financing dell’ospedale di Chieti è morto e sepolto, e un eventuale richiesta di risarcimento da parte delle due ditte proponenti è scontata, di 2,5 milioni suppongo, ma a pagare dovrà nel caso essere chi ha approvato quel progetto, politici, direttori e dirigenti. In modo illegittimo, perché doveva essere la Asl provinciale di Chieti a farlo, e non la Regione”.
Non retrocede di un millimetro ed anzi rilancia, il capogruppo di Forza Italia ed ex assessore Mauro Febbo, chietino, il più strenuo oppositore del project financing per il nuovo ospedale di Chieti, insicuro sismicamente in due corpi di fabbrica dal 2016 sgomberati. Febbo annuncia anche che la Asl provinciale di Chieti ha già avviato l’iter per un project alternativo che prevede l’intervento solo sulla parte compromessa e prevede la gestione di un grande parcheggio da realizzare. Da quanto si apprende Febbo avrebbe già incontrato il direttore generale della Asl provinciale chietina Thomas Schael.
Questo dopo la revoca sentenziata nella riunione della giunta regionale di lunedì scorso, su proposta dell’assessore alla Salute, Nicolettà Verì, della Lega, della pubblica utilità ottenuta dal progetto presentato dalle imprese Icm, del gruppo veneto Maltauro, e A.b.p. Nocivelli di Brescia, nel luglio 2018 da parte del precedente esecutivo di centrosinistra, guidata da Luciano D’Alfonso, ora senatore del Partito democratico e con assessore alla Sanità Silvio Paolucci, ora capogruppo del Pd. A cui non ha fatto seguito la gara, tanto che le due imprese, minacciando risarcimenti milionari, hanno fatto ricorso al Tar dichiarare illegittima “la perdurante inerzia” della Regione.
Il Tar nell’udienza di mercoledì ha rinviato il giudizio al 23 giugno prossimo per entrare nel merito della intricata questione: il Tar non ha quindi annullato il procedimento e, almeno per il momento, non ha tenuto conto, come sperava la Regione, del provvedimento di revoca da parte della maggioranza di centrodestra arrivato a due giorni dalla udienza, su una vicenda che si trascina dal 2012 quando è emersa ufficialmente la presenza di cemento impoverito e quindi di problemi statici e sismici di due corpi C ed F sgomberati nel 2016, in una struttura risalente agli anni Settanta.
Nell’intervista ad Abruzzoweb Febbo, smentisce che la giunta si sia divisa nel voto, confermando che a differenza di quello che si era inizialmente appreso, l’assessore al Bilancio e Personale, Guido Liris, ha votato a favore e non contro, come scritto da questa testata, a cui ha cui ha fatto seguito la smentita dell’ufficio stampa del presidente della Regione, Marco Marsilio, Fratelli d’Italia.
Febbo poi spiega che il vicepresidente della Regione, Emanuele Imprudente, della Lega non è stata dovuta a un suo dissenso, passa al contrattacco nei confronti di chi ha approvato la pubblica utilità, ovvero la giunta regionale del presidente D’Alfonso, che aveva avocato a sé la pratica dalla Asl che non portava avanti l’iter avviato nel 2013 dal presidente della Regione di Forza Italia, Gianni Chiodi. Contro il project Febbo si batte da anni, al pari del Movimento 5 stelle, in primis la chietina Sara Marcozzi, capogruppo in Regione.
“Quella delibera è stata da noi annullata perché non aveva copertura finanziaria e in contrasto con la programmazione sanitaria regionale prima e a maggior ragione dopo l’arrivo del covid – spiega Febbo -. Ora siamo consapevoli che le imprese chiederanno un risarcimento per il lavoro svolto, in ogni caso io mi batterò nella peggiore delle ipotesi, che a pagare non siano gli abruzzesi, ma chi ha compiuto gli atti illegittimi, ovvero la giunta che ha approvato la pubblica utilità, e tutti i direttori e dirigenti che hanno rilasciato pareri favorevoli, ed anche chi all’epoca era ai vertici della Asl”.
Febbo si dice infatti convinto che “chi conosce un pochino di diritto amministrativo non può non sapere che il project lo può fare chi è proprietario dell’immobile, cioè la Asl, non la Regione, avocando a sé la pratica”.
E incalza: “non è un caso che dal 1016 l’iter si è interrotto, perché i dirigenti non hanno voluto firmare nessun atto, consapevoli dell’illegittimità. Anche D’Alfonso e Paolucci hanno rigettato la palla alla Asl, consapevoli del macello in cui si erano messi”.
Febbo ribadisce poi la non convenienza per la Regione del project, che nella sua ultima versione, quella che sarebbe dovuta andare a gara prevede a carico del privato vincitore della gara, un nuovo nosocomio all’avanguardia con 498 posti letto, con un investimento da 119 milioni di euro. Lo stesso privato, nello schema del project, avrebbe poi incassato per 25 anni un canone di locazione da 12,2 milioni, e avrebbe gestito in proprio alcuni servizi.
“Inizialmente, nella sua prima versione, la spesa a carico dei cittadini era di 750 milioni e con ben 16 esternalizzazioni di servizi. Dopo le mie denunce, a Corte dei Conti, Anac e Procure, si è stranamente passati ad una cifra di 250 milioni e 9 servizi esternalizzati”, tuona Febbo, che aggiunge: anche nell’ultima versione il project “non è ricevibile, per mancanza di coperture, e perchè non è in linea con la programmazione regionale”.
“Non si comprende perché si deve abbattere tutto l’ospedale – aggiunge Febbo – quando il problema riguarda solo le palazzine C ed F. La soluzione già individuata quando emerse con la perizia chiesta dalla Asl al tribunale di Chieti, che erano state realizzare con cemento impoverito – è stato quello di intervenire solo su quei due stabili, con un projcet financing da 35-40 milioni, dando in gestione un parcheggio da 1.800 posti, di cui l’ospedale ha assoluto bisogno. Ed è ora quello che spero si faccia a breve, so che la Asl è già al lavoro in tal senso. Come ho sempre denunciato, il vero obiettivo era piuttosto quello di avviare il project, poi interromperlo per mancanza di coperture, chiudere l’ospedale di Chieti, a vantaggio di altri ospedali. Un disegno che avrebbe coinvolto anche l’università essendo il Santissima Annunziata clinicizzato. Ecco, questo disegno a danno della mia città è stato sconfitto”.
Infine Febbo assicura che la giunta e la maggioranza di centrodestra è compatta contro il project.
“Sei assessori su sette hanno votato per la revoca della pubblica utilità. Non ha rilevanza l’assenza di Emanuele Imprudente, che è contrario pure lui, come del resto l’assessore Verì del suo stesso partito Quel giorno Imprudente non ha partecipato a nessuna votazione, neanche di altre delibere. inoltre vorrei ricordare che a dicembre, tutti gli esponenti di centrodestra hanno votato al mio emendamento al Defr, che prevedeva lo stop al project. Perplessità e divergenza ci sono state in passato, alla luce del compressibile timore di azioni risarcitorie, ma ora sono state superate”, conclude Febbo.






