L’AQUILA – Distacchi delle utenze sospesi ai morosi del progetto C.a.s.e. dell’Aquila con un reddito Isee inferiore ai 7 mila euro l’anno fino al 31 marzo del 2016.
Giro di vite, invece, su tutti quelli che potrebbero pagare ma non lo fanno.
I nuclei familiari con reddito superiore ai 12 mila euro l’anno, infatti, oltre a vedersi presto staccare luce e gas, saranno anche sgomberati e si provvederà con durezza al recupero dei crediti dovuti.
Questo il nuovo orientamento dell’amministrazione comunale per fronteggiare l’annoso, e gravosissimo per le casse municipali, 5 milioni di euro, problema delle morosità degli inquilini degli alloggi antisismici costruiti per far fronte all’emergenza terremoto del 2009.
Il sindaco del capoluogo abruzzese, Massimo Cialente, ha presentato oggi insieme all’assessore alle Politiche sociali, Emanuela Di Giovambattista, e al neo assessore al Bilancio, Giovanni Cocciante, una delibera di Giunta che rappresenta l’ennesimo capitolo di una vicenda che si trascina da parecchio tempo e con polemiche a non finire.
Le famiglie con reddito Isee inferiore a 7 mila euro l’anno, questi i conti, pesano per 500 mila euro sui 5 milioni complessivi, esattamente il 10 per cento del totale.
Trecentomila euro è la cifra imputabile a 134 nuclei familiari che dichiarano un Isee che va dai 7 mila euro ai 12 mila euro l’anno.
E poi c’è il grosso delle famiglie morose, 2 mila e 600 nuclei, con l’Isee superiore a 12 mila euro annui, il cui peso sul totale da riscuotere ammonta a 4 milioni e 200 mila euro.
Un primo passo verso la normalizzazione del caos riguarda i conguagli, visto che sono parecchie le famiglie considerate povere, quindi con Isee inferiore ai 7 mila euro annui, ad aver pagato il canone di compartecipazione calcolato al metro quadrato, come da prima delibera di Giunta.
Il Comune però deve a queste famiglie, e anche ad alcune che fanno parte della fascia tra i 7 mila euro e i 12 mila euro annui, dei crediti per aver inserito, con validità retroattiva, un parametro diverso rispetto alla prima delibera, che imponeva il pagamento in base all’Isee, dunque la scelta dell’amministrazione in tal senso è quella di usare i crediti dovuti come detrazione per le utenze non ancora pagate, una vera e propria compensazione.
Il Comune, poi, da quelle famiglie con Isee che non supera i 4 mila e 500 euro annui, tratterrà il 30 per cento dei bonus una tantum, quest’anno finalizzati al pagamento di beni di prima necessità, per pagare le vecchie bollette.
E poi c’è il capitolo rateizzazione per le famiglie con Isee inferiore ai 7 mila euro annui: 18 rate mensili per poter mettere a posto la situazione, 6 rate mensili invece per chi si attesta fra i 7 mila euro e i 12 mila euro.
Cialente, dal canto suo, continua a puntare il dito contro i “ricchi” da più di 12 mila euro l’anno che non pagano, rimarcando la volontà di staccare immediatamente le utenze e di procedere con gli sgomberi se, ovviamente, si tratta di persone che abitano ancora negli alloggi C.a.s.e.
In caso contrario, il Comune si affiderà all’Ordine degli avvocati.



