L’AQUILA – Sono 1.905 i profughi presenti in Abruzzo, dato comunque in costante aggiornamento, provenienti soprattutto dall’Africa, principalmente dalla parte centrale e subsahariana.

E la già lunga attesa per ottenere il visto o il riconoscimento di rifugiato politico è andata via via allungandosi dopo l’esponenziale incremento del numero di immigrati registrato negli ultimi mesi.

La prefettura dell’Aquila, che coordina l’accoglienza e lo smistamento dei migranti in Abruzzo, assicura comunque ad AbruzzoWeb che la situazione in regione è sotto controllo.

La maggior parte dei profughi è in provincia di Chieti, circa 600, poi ce ne sono 544 in provincia di Teramo, 395 in provincia dell’Aquila e 366 nel Pescarese.

Durante l’estate si è registrato il picco di arrivi, conseguente all’incremento del numero di sbarchi nel Sud Italia dovuto anche alla bella stagione che ha facilitato le traversate del Mediterraneo, che spesso avvengono con mezzi di fortuna.

Riservate, per ragioni di sicurezza in ossequio a una direttiva del ministero degli Interni, le località delle strutture che ospitano gli extracomunitari.

Un tavolo regionale composto dai rappresentanti delle quattro prefetture, delle Asl, dell’Anci, l’associazione dei Comuni, e della Regione, si riunisce periodicamente per smistarli nelle quattro province e nei vari centri di accoglienza, che le prefetture individuano attraverso dei bandi dopo che l’enorme afflusso degli ultimi mesi ha mandato in tilt il sistema dell’accoglienza, facendo esplodere le strutture dello Sprar, dedicate appositamente alla protezione dei richiedenti asilo e dei rifiugiati.

Per loro l’attesa dell’esame della commissione di Ancona, competente per l’Abruzzo, che vaglia i singoli casi e valuta se esistano o meno i requisiti per concedere l’asilo politico, si prevede molto lunga, anche a causa della grande mole di lavoro.

Per questo è stata proposta al ministero la istituzione di una nuova commissione o quantomeno di un distaccamento di quella marchigiana.

Nel limbo, tra l’arrivo e la destinazione nei centri e l’ottenimento del visto, per un immigrato è impossibile lavorare, per questo si sta pensando di impiegare i profughi in lavori socialmente utili e molti Comuni si stanno prodigando in questa direzione.

Il lavoro della commissione è aggravato dall’assenza di documenti, a partire da quelli di identità. “Spesso – spiega a questo giornale Giuseppe Guetta, vice prefetto vicario dell’Aquila – bisogna addirittura ricorrere a visite mediche con misurazione delle ossa per stabilire se si tratti o meno di minorenni”.

Dalla prefettura del capoluogo assicurano che la situazione è seguita con molta attenzione da parte del ministero dell’Interno.