CHIETI – Anche l’Abruzzo celebra il 71esimo anniversario della liberazione dai nazifascisti.

I principi fondanti della Repubblica Italiana “sono attualissimi, sono attualissimi i valori di solidarietà, il principio di uguaglianza, l’articolo 3 della nostra Costituzione costituisce un vero e proprio programma per le istituzioni pubbliche, per i governi, per i parlamenti che seguono negli anni. E sono fondativi anche dei diritti fondamentali dei cittadini, dei valori che sovraintendono alla giurisdizione italiana, alla divisione dei poteri, al rispetto tra poteri, all’equilibrio tra i poteri”, ha detto il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura Giovanni Legnini a margine delle celebrazioni a Chieti per il 25 aprile.

Quanto poi alla ricorrenza del 25 aprile di quest’anno, Legnini ha sottolineato due aspetti: “Quest’anno ricadono due anniversari specialissimi – ha detto il vice presidente del Csm – il voto alle donne che costituì un fattore decisivo per la vittoria della repubblica sula monarchia. E il settantesimo dell’assemblea costituente, quel percorso di straordinario valore costitutivo appunto delle fondamenta delle nostre istituzioni e della nostra repubblica”.

Dopo le tradizionali deposizioni di corone di alloro alle lapidi e ai monumenti che ricordano i partigiani uccisi e al monumento ai caduti, appuntamento nel salone di rappresentanza della Prefettura dove si è svolta, presieduta dal prefetto Antonio Corona, la cerimonia di consegnata della Medaglia della liberazione.

La medaglia, coniata in occasione del settantesimo anniversario della lotta di Liberazione, per ricordare l’impegno dei partigiani, degli internati nei lager nazisti e dei combattenti inquadrati nei reparti regolari delle Forze Armate.

La medaglia è stata conferita nell’occasione ad Antonio Chiaverini di Palena, Angelo Ciavarelli di Lanciano, Vincenzo Conicella e Franchino Teti di Torricella Peligna, Amedeo Di Carlo di Roccamontepiano, Nicola Di Luzio di Roccascalegna, Guido Grifone di Chieti, Alberto Leve di Tollo, Giorgio Luciani di Chieti, Domenico Piccone di Chieti, Vincenzo Recchione di Vasto, Antonio Rullo di Guardiagrele.

Celebrazioni per la Festa della Liberazione in tutta la regione. All’Aquila il sindaco Massimo Cialente, accompagnato dal vice presidente della Regione Giovanni Lolli e dal prefetto Francesco Alecci, ha deposto corone nei luoghi simbolo degli eccidi. Piazza IX Martiri, caserma Pasquali, Onna e al monumento ai caduti alla Villa comunale.

A PESCARA PREMIATI TRE ANZIANI COMBATTENTI

“La memoria di quei giorni deve essere conservata e trasmessa alle giovani generazioni. La Brigata Maiella è stata la formazione partigiana più straordinaria dell’intera Resistenza italiana. I suoi uomini sono stati plurali così come è una Democrazia e come sarebbe stata la Carta Costituzionale del 1948. A sospingere verso l’azione i patrioti della Brigata Maiella fu un unico sentimento: la libertà, e la Festa della Liberazione ogni anno ricorda e celebra questo sentimento che è un valore fondante del nostro Paese così come pace, solidarietà e giustizia che sono e restano fondamenti etici dell’Italia”.

Lo ha detto il presidente della Regione Luciano D’Alfonso, nel corso della 71esima cerimonia del 25 aprile per il ricordo della Liberazione dall’occupazione nazi-fascista che si è tenuta questa mattina in Piazza Garibaldi a Pescara. Dinanzi alle autorità politiche, militari e religiose, c’é stato l’alza bandiera del picchetto d’onore e la deposizione di una corona d’alloro al monumento che ricorda i caduti militari e civili di tutte le guerre, con la benedizione dell’Arcivescovo della Diocesi di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti.

Premiati dal prefetto di Pescara Francesco Provolo, dal presidente della Regione e dal sindaco di Pescara con una medaglia della Liberazione tre anziani combattenti: Evaristo Mancini, Livio Fornaro e Sebastiano Valletta. Emblematica soprattutto la storia di Livio Fornaro pescarese che, sommergibilista della Marina Militare, fu catturato dai russi dopo la battaglia di Sebastopoli.

Come altri prigionieri fu caricato su un treno ma con grande coraggio, e rischiando la vita riuscì a fuggire lanciandosi dal treno in corsa. Sebastiano Valetta, classe ’23, boscaiolo di Lecce dei Marsi (L’Aquila) come tanti sui amici si oppose ai tedeschi, cercò di salvare italiani e fu fatto prigioniero dai tedeschi per tre mesi prima di riuscire anche lui a scappare. Storia di grande coraggio anche quella di Evaristo Mancini.

Il secondo momento commemorativo del 25 aprile si é svolto presso il Cippo della scuola di Colle Pineta a Pescara, che ricorda la tragedia dell’11 febbraio del 1944, 71 quando proprio davanti al cippo di Colle Pineta, 9 partigiani furono fucilati dai nazifascisti. Alla cerimonia hanno partecipato il sindaco Marco Alessandrini, il vice sindaco Enzo Del Vecchio, il presidente del Consiglio comunale Antonio Blasioli, il segretario provinciale della Cgil Emilia Di Matteo, Nicola Palombaro dell’Anpi e il dirigente scolastico dell’istituto “11 febbraio 1944” Assunta D’Emilio.

Parlando della ricorrenza della Liberazione, il primo cittadino Marco Alessandrini ha detto che “Non smetteremo mai di riflettere sotto questo tricolore sul significato del 25 aprile, né smetteremo di celebrarlo perché rappresenta un momento di formazione civile, di memoria, di speranza per il futuro, di racconto sui valori che legano, tengono viva la nazione e che sono scritti nella nostra costituzione repubblicana”.

La dirigente dcolastica ha detto che “in questa scuola intitolata a quei fatti del 1944 noi quotidianamente facciamo esercizio di memoria di quanto accaduto settant’anni fa. I ragazzi recepiscono perché considerano questi come valori importanti della nostra società”. 

VASTO DEDICA UNA STELE AL CARABINIERE UCCISO DAI TEDESCHI

La Città del Vasto ha celebrato questa mattina il 71° anniversario della Liberazione ricordando il carabiniere Angelo Cianciosi, trucidato dai tedeschi per rappresaglia il 26 settembre 1943 assieme ad altri due colleghi della stazione di Pascellata del Comune di Valle Castellana (Teramo).

L’amministrazione comunale di Vasto per l’occasione ha collocato nella centralissima piazza Rossetti una stele in memoria dell’eccidio di Serra Ciarelli, una contrada di Rocca Santa Maria, ricordando il coraggio di Cianciosi e dei suoi colleghi che si rifiutarono di segnalare al comando tedesco l’ammassamento di truppe partigiane in località Ceppo di Bosco Martese, che segna un punto di svolta per il movimento anti nazifascita abruzzese.

Nel suo intervento il sindaco di Vasto, Luciano Lapenna ha ribadito i valori della Resistenza affinché anche le future generazioni possano continuare a fare memoria di quanti persero la vita per l’affermazione al diritto della libertà “che ha visto questa Città sempre impegnata nell’affermazioni di quei valori che sono alla base della nostra Costituzione”.

Alla cerimonia ha presenziato il colonnello Luciano Calabrò, comandante provinciale dei carabinieri, che nel ringraziare l’onore dato nel ricordare un carabiniere ucciso, che aveva prestato servizio anche a Vasto, ha evidenziato come siamo doveroso “celebrare un sentimento così inalienabile con la libertà e la democrazia, pietre angolari della nostra Repubblica, valori per i quali bisogna lottare ogni giorno per un impegno che ci vede oggi impegnati a tutela della legalità, nella lotta contro la corruzione e la criminalità”.

Il prossimo 30 aprile il Comune di Furci, era presente il sindaco Angelo Marchione, intitolerà una strada al suo concittadino Angelo Ciancosi, nei pressi della stazione dei carabinieri.

PER IL SINDACO DI TERAMO SERVONO NUOVE RESISTENZE

”Ci sono alcune parole che sintetizzano tutto ciò e lo rappresentano: Pace, Giustizia, Liberta; tali parole la Resistenza ha nobilitato e reso vincenti”.

Lo ha detto il sindaco di Teramo Maurizio Brucchi per le celebrazioni del 25 aprile. 

”Ma se ci limitiamo ormai a celebrare tali principi, evocandone il mero significato universale, lasciandoli in un alone di gloria e bellezza senza calarli nel concreto e nell’attualità, ripetiamo soltanto un rito, senza generare nulla di nuovo; senza applicare l’insegnamento alla concretezza e all’assunzione di responsabilità che ci è pervenuto dalla Resistenza – ha proseguito Brucchi – E invece questa è stata proprio il trionfo del nuovo, la vittoria della capacità di cambiamento grazie al coraggio; l’esito di battaglie e lotte proiettate verso un orizzonte che i combattenti volevano sempre più immediato e vedevano necessario per una vita migliore. Una nuova Resistenza, ecco a cosa ci chiama la ricorrenza che oggi celebriamo; una nuova Liberazione, per uomini, condizioni, realtà individuali e collettive che corrono il pericolo della sopraffazione e dell’abbandono”.

Brucchi ha poi parlato delle nuove resistenze, ossia: ”Quali sono oggi le resistenze per cui combattere, quali libertà vale la pena difendere strenuamente? È tutto davanti ai nostri occhi, nello straordinario e drammatico coacervo di tensioni internazionali, difficoltà nazionali, problemi locali, malcontenti individuali; una miscela che fa della nostra epoca, un periodo difficilissimo ma chissà forse anche bellissimo. E perché sia tale, dipende dalla risposta che sapremo dare; dipende dalla Resistenza che sapremo vivere, dipende dalla Liberazione che conquisteremo – prosegue – La nuova Resistenza è dell’istituto della Famiglia, contro il quale è in atto un tentativo di svuotamento ad opera di una mentalità che in nome di un edonismo e di una presunta libertà, si fa onnivora, e fa scempio di valori sentimenti e radici”.

“La nuova Resistenza è delle donne che intendono difendere il diritto alla maternità, alla procreazione assistita con concretezza e conforto, e dei bambini che quella medesima mentalità vuole sempre più spesso superflui, dannosi, ingombranti e perciò da eliminare prima che nascano. La nuova Resistenza è dei popoli che fuggono dalla guerra ma è anche dei popoli che hanno il dovere di aiutarli ed accoglierli assieme al diritto ala sicurezza, alla salvaguardia del benessere raggiunto, alla tutela di cultura, etica e credo”.

“La nuova Resistenza è di chi si impegna nel sociale con onestà, con rispetto dell’altro, con disinteresse e con passione, sempre più aggredito, invece, da chi traduce l’impegno civile o politico in mero tornaconto. La nuova Resistenza è di chi fronteggia l’angoscia della povertà o del disagio, con la fatica quotidiana, con la dignità della tenacia, attaccato com’è dall’iniquità di scelte, indirizzi, condizionamenti che calano dall’alto”.

“La nuova Resistenza è dei disabili, per i quali esistono ottime leggi scritte che non sono applicate e pessime consuetudini non scritte che vengono perpetrate. La nuova Resistenza è dell’anzianità, considerata sempre più una malattia e sempre meno una condizione o un diritto alla serenità”.

LA CITAZIONE DEL PRESIDENTE PERTINI

“I compagni caduti in questa lunga lotta ci hanno lasciato non solo l’esempio della loro fedeltà a questi ideali, ma anche l’insegnamento d’un nobile ed assoluto interesse. Generosamente hanno sacrificato la loro giovinezza senza badare alla propria persona. Così esordiva Sandro Pertini nell’Orazione Ufficiale alla Camera dei Deputati del 23 aprile 1970”.

Lo ha detto oggi a Taranta Peligna per le celebrazioni del 25 aprile il sottosegretario della Giunta regionale Mario Mazzocca.

“Pertini poneva l’accento sul “… perché noi anziani guardiamo fiduciosi ai giovani e quindi al domani del popolo italiano. Ad essi vogliamo consegnare intatto il patrimonio politico e morale della Resistenza, perché lo custodiscano e non vada disperso; alle loro valide mani affidiamo la bandiera della libertà e della giustizia perché la portino sempre più avanti e sempre più in alto”.

“Ai giovani di oggi – ha proseguito Mazzocca – va rivolto l’esempio di abruzzesi di ieri che per la patria si fecero «banditi», combattenti per un sogno terreno. È la storia della Brigata Maiella, di 15 ragazzi che poi divennero millecinquecento, figli di una netta scelta di coscienza. La storia di uomini che credevano nella libertà da riconquistare per costruire un’Italia migliore, soldati di un esercito senza storia ma dall’elevato spirito di appartenenza e dall’aulico amor patrio. Una lezione antiretorica per chi è ancora capace di sognare e continua a trovare il coraggio di combattere”.