L’AQUILA – Lavorano in condizioni inadeguate sotto il profilo della sicurezza e della regolarità contrattuale, spesso sono costrette ad accettare dei “part time”, a fronte delle reali 10-12 ore di impegno, tollerando a volte un “deprezzamento” della propria professionalità.
Per molti sono “le invisibili” della Ricostruzione, eppure sono tante le donne protagoniste della ripresa dell’Aquila e dei comuni del cratere dei terremoti del 2009, del 2017 e del 2018.
A ricordarle nella giornata del Primo maggio, dedicata alla lotta dei lavoratori per la riduzione della giornata lavorativa, è Cristina Santella, componente della segreteria della Fillea Cgil della provincia dell’Aquila, sindacato che rappresenta in Abruzzo e Molise oltre 13 mila lavoratori del comparto dell’edilizia, del legno e dell’industria estrattiva.
“Quando si parla di cantieri e più in generale di Ricostruzione, nell’immagine collettiva si pensa ad un settore fatto da soli uomini, ma non è così, anzi, sono tantissime le donne ‘invisibili’. Parliamo di mamme, sorelle e mogli che spariscono dai nostri dati, dalle statistiche, che non si vedono, ma svolgono un lavoro fondamentale per la rinascita fisica e sociale del capoluogo abruzzese”, spiega ad AbruzzoWeb Santella.
In particolare, le lavoratrici iscritte alla Cassa edile sono 55, per lo più restauratrici, “operaie altamente specializzate che si sono occupate di tutti i beni vincolati, dalle chiese aquilane alle grandi strutture della Cultura del territorio, come per esempio il Teatro comunale”, aggiunge.
In realtà, denuncia la sindacalista, “i numeri sarebbero molto più alti, se avessimo la possibilità di controllare le presenze di tutto il personale nei cantieri, facendo emergere ‘il mondo sommerso delle maestranze edili’”, precisa.
Il riferimento è all’ordinanza numero 58 del 4 luglio 2018 del commissario straordinario alla Ricostruzione dei territori interessati dal sisma del Centro Italia, Paola De Micheli, che ha introdotto il Documento unico di regolarità contributiva (Durc) Congruità nei cantieri del terremoto, mentre per il cratere del 2009 non c’è più.
“Quando c’era l’obbligatorietà del Durc, le donne iscritte alla Cassa edile erano esattamente il doppio: 100. Tutto questo impedisce di avere un quadro completo e strutturato delle lavoratrici occupate nel settore dell’edilizia – sottolinea Santella – costrette ad accettare contratti diversi, spesso non conformi alla legge, non per loro scelta, ma per necessità”.
Proprio la Fillea Cgil, nei mesi scorsi, ha avviato una battaglia per la reintroduzione del Durc Congruità come “valido strumento di contrasto al lavoro nero, grigio e a tanta precarietà”, in un cratere dove vige l’obbligo di quello online, “molto meno efficace per verificare la regolarità dei contratti dei lavoratori”.



