L’AQUILA – A meno di 48 ore dalla scadenza per la presentazione delle candidature alle primarie del Partito democratico del 29 e 30 dicembre, in Abruzzo la situazione è sempre caotica e la quadra del cerchio è ancora un miraggio tra “immortali” della politica nazionale e locale, volti nuovi e “paracadutati” venuti da fuori regione.
Negli ultimissimi giorni si sono moltiplicate le ambizioni di chi spera nel salto verso Roma: in molti stanno disegnando strategie, chiudendo accordi e organizzando la campagna elettorale.
Gli scogli si chiamano deroghe e firme: per quelli che puntano a un posto in lista ma si trovano in condizioni di incandidabilità, amministratori locali e consiglieri regionali, è necessario chiedere il nulla osta alla direzione nazionale del partito, e comunque per tutti, fatta eccezione per i parlamentari uscenti, è indispensabile che la candidatura sia accompagnata da un sostanzioso numero di sottoscrittori iscritti al Pd (dal 3 al 5% dei tesserati della provincia di riferimento).
A questo va aggiunto che i competitori dovranno fare i conti con i veterani che hanno ottenuto la possibilità di ripresentarsi, nonostante siano andati oltre il limite delle tre legislature fissato dallo Statuto democrat, come nel caso del senatore Franco Marini, e con coloro che saranno inseriti nella quota che si è riservato il segretario nazionale e candidato premier, Pier Luigi Bersani.
Tra questi ultimi, si parla con sempre maggiore insistenza dell’attuale ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca, che potrebbe essere paracadutato in Abruzzo come capolista alla Camera, più probabile, o al Senato.
Posto che nel 2008 era occupato dalla sua conterranea Livia Turco, entrambi sono piemontesi, che però ha deciso di mollare, come hanno fatto altre figure di spicco piddine quali Massimo D’Alema e Walter Veltroni.
L’importante novità delle competizioni di fine anno è che uomini e donne dovranno essere rappresentati in maniera tale che un genere abbia almeno un terzo dei rappresentanti nelle liste finali, per cui è stata inserita la possibilità di esprimere la doppia preferenza: purché una sia “rosa” e l’altra “azzurra”.
LE CANDIDATURE NELL’AQUILANO E NEL TERAMANO
Intanto c’è già chi ha fatto outing, tramite Facebook o in maniera ufficiale, come il presidente dell’assemblea provinciale del Pd dell’Aquila e del cda della Gran Sasso Acqua, Americo Di Benedetto, il deputato Giovanni Lolli, l’assessore del capoluogo Stefania Pezzopane e il consigliere comunale di Avezzano (L’Aquila) Carlo Tinarelli.
Di Benedetto è stato a capo dei “renziani” aquilani nelle primarie del 25 novembre e del 2 dicembre che hanno incoronato Bersani come leader del centrosinistra. La pattuglia dei “rottamatori” che si è riunita intorno al sindaco di Firenze punta a monetizzare il risultato ottenuto e sta decidendo di presentare un unico candidato per provincia, così da fare cartello e cercare di spuntarla sui tanti “bersaniani” già in corsa.
Altri, sempre sul social network, hanno fatto degli ammiccamenti ma senza dare un ok definitivo: come il consigliere comunale di Teramo Manola Di Pasquale, presidente regionale del Pd, o la sua collega di Roseto (Teramo) Raffaella D’Elpidio. Su quello stesso territorio, però, la D’Elpidio se la dovrà vedere con il deputato uscente Tommaso Ginoble.
Sempre nel Teramano sono due i sindaci che hanno chiesto la deroga, Vincenzo Di Marco, primo cittadino “renziano” di Castellalto, e Francesco Mastromauro di Giulianova. Idem per quello di Pratola Peligna (L’Aquila), Antonio De Crescentiis.
Si allontanano le speranze del consigliere regionale Claudio Ruffini di poter essere della partita: è al primo mandato all’Emiciclo e difficilmente i vertici nazionali del Pd faranno un’eccezione per lui.
Stessa sorte per il compagno di banco in Consiglio, il marsicano Giuseppe Di Pangrazio, che pure ha inoltrato la richiesta alla direzione, ma in questo caso sembra più una tattica per fare un passo indietro ora per stringere, poi, qualche alleanza in vista delle future regionali.
Chi, invece, quasi sicuramente otterrà la deroga è Giovanni D’Amico. Per lui le legislature all’Emiciclo sono tre, anche se le prime due sono state incomplete: nel 2004 subentrò alla Pezzopane, vittoriosa alla Provincia dell’Aquila, e fu riconfermato alle urne l’anno successivo. Diventato assessore al Bilancio della Giunta guidata da Ottaviano Del Turco finì anzitempo il suo mandato, come il resto dei componenti del Consiglio, in seguito alla bufera giudiziaria che portò allo scioglimento della Regione e alle elezioni anticipate del 2008.
Nella Marsica si sta muovendo anche l’ex segretario provinciale ed ex assessore provinciale Michele Fina, ma alla fine tra lui e D’Amico si troverà una sintesi: sarebbero troppi in quella zona.
Chiunque la dovesse spuntare, quasi sicuramente deciderà di fare un ticket uomo-donna con la segretaria cittadina del Pd, Lorenza Panei, per rispondere al duo Lolli-Pezzopane.
L’alternativa è un rimescolamento delle carte che, al momento, appare veramente difficile, visti gli endorsement reciproci che si sta facendo la “coppia d’attacco” aquilana.
Rimane scoperta l’area Peligna: da quelle parti emerge un evergreen della politica abruzzese.
L’ex sindaco di Sulmona (L’Aquila) ed ex consigliere regionale Bruno Di Masci ha fatto sapere che ci vuole provare: non sarà certo un candidato di “primo pelo” ma è comunque più giovane di Marini, già finito nel mirino di qualcuno per la sua volontà di tornare a palazzo Madama.
“La sua richiesta di deroga, oltre che evitabilissima, rischia seriamente di lasciare senza rappresentanza parlamentare reale il territorio che più ne ha bisogno, cioè il nostro – ha scritto su Facebook il dirigente aquilano del Pd Fabio Ranieri – Marini, quindi, si sottoponga come tutti alle primarie o, altrimenti, si batta almeno per esser ‘paracadutato’ dove non c’è il rischio di dimezzare o annullare i parlamentari scelti dal territorio, come potrebbe accadere in provincia dell’Aquila”.
Se viene messo in discussione pure un “grande vecchio” del partito abruzzese come lui, è segno evidente che l’atmosfera è caldissima, e la battaglia è solo agli inizi.
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