L’AQUILA – Almeno stando al fitto carteggio nelle settimane che hanno preceduto la decisione, il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi (FdI) e l’assessore regionale alla Cultura, Mauro Febbo (Forza Italia), hanno incassato una sconfitta politica sul rinnovo del vertice dell’Isa, l’Istituzione sinfonica abruzzese.

La caldeggiata candidatura a presidente del maestro Nazzareno Carusi, abruzzese dell’Aquilano (originario di Celano), musicista e consigliere di amministrazione della Fondazione Teatro della Scala, molto apprezzato anche da Silvio Berlusconi, è infatti caduta nel vuoto a favore di Bruno Carioti, votato lo scorso 3 luglio quasi all’unanimità, con una sola astensione.

Con lui sono stati confermati i consiglieri uscenti Giuliano Tomassi, Giulio Buzzelli e Nemo Cerasoli, a cui si è unita Paola Spazzaferri.

Carioti succede ad Antonio Centi, ex sindaco dell’Aquila ed ex consigliere regionale di centrosinistra, dimissionario per ragioni di carattere personale e di salute. 

Il pressing di Biondi e Febbo è cominciato il 13 maggio, con una lettera indirizzata ai vertici dell’Isa: “E’ evidente – hanno scritto i due – che la collaborazione tra amministrazioni pubbliche e locali e istituzioni culturali è fondamentale. Il confronto continuo,  in questa ottica, diventa pilastro su cui fondare una politica realmente di interesse, che faccia evolvere il pubblico e i suoi gusti, che coinvolga le giovani leve. E per confrontarsi è importante condividere le scelte sugli uomini e le donne, sulle direzioni da prendere. Per questo siamo a chiedervi la scelta di chi avrà il gravoso e sfidante compito di amministrare l’organismo”.

“Sulla guida dell’Isa, che dovrà essere di sicuro prestigio, dovranno essere trovati unità di visione intenti, anche e soprattutto in questo difficile periodo dove energia creativa, preparazione, capacità di adattamento relazione, saranno fondamentali per cogliere inaspettati ed entusiasmanti obiettivi. In pieno spirito di collaborazione interistituzionale, la Regione e il Comune diventeranno partner strategici dell’azione a lungo termine, come in quella più quotidiana, e, insieme, usciremo anche da questa ennesima crisi”. 

Il 23 giugno, dopo la ricezione dell’invito a partecipare all’assemblea e a valutare preventivamente le richieste di ammissione di nuovi soci, Febbo e Biondi tornano alla carica per prendere decisioni “che giacciono senza risposta e che incidono sulla stessa costituzione dell’assemblea”.

“Sono datate, numerose e autorevolissime le richieste di associarsi – scrivono Biondi e Febbo – Una su tutte, solo a titolo di esempio, quella di Fiorella Carloni, figlia di Nino, benché all’articolo 3 dello statuto sia indicato tra gli scopi sociali proprio il sostegno al Centro studi dedicato. L’invito, dunque, è a riferirsi all’articolo 7 dello stesso documento e procedere all’accoglimento o, in alternativa, al rigetto delle istanze prima di riunire l’assemblea dei soci”.

Sempre nella stessa lettera Biondi e Febbo sottolineano come nonostante l’invito a condividere la scelta sulla futura guida dell’ente fino a quel momento non c’era stato coinvolgimento alcuno.

L’ultima nota, indirizzata al presidente Antonio Centi e componenti del consiglio di amministrazione, è appunto quella del 30 giugno, con la quale si chiede l’ammissione a socio del Maestro Nazareno Carusi, negli anni scorsi in lizza per una candidatura in Fi alle elezioni nazionali.  Con esplicito “gradimento” per la guida dell’ente.

“Il consiglio di amministrazione, infatti, benché verso il rinnovo, è da considerarsi effettivo e nel pieno dei suoi poteri – hanno sottolineato Febbo e Biondi – Anzi, sono da ritenersi pretestuose le congetture circa il suo decadimento de facto e la vagheggiata operatività ordinaria che ne indeboliscono ruolo e prerogative, soprattutto in un momento storico che richiede ben altri sforzi decisionali”. 

Insomma, alla luce di come è andata una sconfitta non di poco conto sia per il sindaco della città e sia per l’assessore regionale, in un momento non certo esaltante per il centrodestra, alla luce della crisi al Comune dell’Aquila, e delle spaccature della coalizione alle elezioni di Avezzano e Chieti.