L’AQUILA  – E’ stato presentato, nella  sede del museo archeologico nazionale di Villa Frigerj, a Chieti, il nuovo stemma della Regione Abruzzo. La composizione grafica del nuovo stemma della Regione Abruzzo, approvato con una specifica legge dal Consiglio regionale, consiste in uno scudo sannitico interzato in sbarra d’argento, di verde e d’azzurro, sul quale è posto il Guerriero di Capestrano, rappresentato a figura intera, in forma stilizzata. Il lavoro grafico è stato affidato all’artista Mimmo Paladino.

I tre colori rappresentano, nell’ordine, le cime innevate del Gran Sasso, della Maiella, del Sirente, del Velino e dei contrafforti appenninici, i boschi, le colline ed il Mar Adriatico. Al di sopra dello stemma è posta la denominazione “REGIONE ABRUZZO ” in lettere maiuscole d’oro. Sotto lo scudo è indicato il motto “GENTIVM VEL FORTISSIMARVM ITALIAE” in caratteri maiuscoli.

Dopo una legge regionale approvata a luglio del 2022 e l’affidamento diretto a novembre 2022, per 70mila euro per l’opera di maquillage, al colosso della comunicazione Pomilio Blumm da parte della presidenza del Consiglio regionale,  a inizio dicembre è stato approvato all’unanimità il progetto di legge che modifica dopo 18 mesi la proposta di restyling deciso nella prima legge, con una proposta grafica ben più sobria, rispetto a quella forse troppo pomposa e pesante che era stata indicata nell’allegato e nel testo della vecchia legge del luglio 2022, con tanto di corona dorata e drappeggi, e che aveva provocato sarcasmi e polemiche.

Il processo che ha portato alla realizzazione del nuovo logo è stato così illustrato dal presidente del consiglio regionale, Lorenzo Sospiri: “Abbiamo ritenuto che fosse giusto e opportuno inserire, nello stemma composto dai tre colori che contraddistinguono il nostro paesaggio, un simbolo identitario in cui tutti gli abruzzesi potessero riconoscersi. Per guardare al futuro dobbiamo fare richiamo alle nostre radici, alle più lontane, alle più solide. Per questo abbiamo pensato di inserire all’interno del gonfalone della Regione Abruzzo, la figura del Guerriero di Capestrano, il più importante ritrovamento archeologico della nostra regione, risalente al VI secolo, con l’aggiunta di una citazione di Plinio il Vecchio, che dimostra quanto anche molti secoli fa si conoscesse la forza, la determinazione e la capacità degli abruzzesi di rimboccarsi le maniche. Non conosco un Gonfalone istituzionale che non abbia i colori inseriti nel nuovo stemma, ovvero il bianco dei monti, il verde delle colline e l’azzurro dei nostri mari; noi abbiamo riproposto quei colori e abbiamo inserito un’immagine identitaria del nostro Abruzzo, il Guerriero di Capestrano, che racconta come l’Abruzzo sia una Regione d’Europa abitata da un popolo forte, combattente e resiliente”.

Parla invece del valore artistico del Guerriero il Maestro Mimmo Paladino: “È un’opera ispirante. È qualcosa che ci arriva dal passato e ci arriva anche con un’attualità rispetto all’arte contemporanea. Ha una sensibilità architettonica della forma che è la sintesi della figura umana. Ho pensato di essere nel territorio della grafica comunicativa ma non trascurando questa magia del segno che il Guerriero rappresenta. Secondo la mia sensibilità rispetto al segno del passato è un’opera che può competere col David di Michelangelo come archetipo”.

Nel corso della conferenza stampa, aperta da Patrizia Colarossi, direttrice del Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo Villa Frigerj di Chieti, il presidente della Giunta regionale, Marco Marsilio ha osservato: “Il Guerriero di Capestrano assume questa importante funzione di riunificazione, della capacità degli abruzzesi di superare le divisioni del passato e di sentirsi un unico popolo perché se siamo divisi siamo troppo deboli quando ci confrontiamo in un mondo globalizzato. Noi abbiamo l’ambizione e la speranza, anche il piacere di restituire il guerriero di Capestrano alla sua antica, atavica funzione. Oggi, comparendo sullo scudo che rappresenta la Regione Abruzzo, torna a svolgere questa missione di rappresentare, custodire e proteggere il proprio popolo».