L’AQUILA – Scoppia la polemica sul tema caldo della prescrizione dei processi, l’estinzione del reato trascorso un certo periodo di tempo, tra la procura generale della Repubblica dell’Aquila e le Camere penali abruzzesi, dopo il polemico intervento in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario che ha portato l’avvocato generale, Romolo Como, a definirla “un vero scandalo per la giustizia italiana” e “un ingiustificato vantaggio per gli imputati più furbi e più abbienti”.
Parole, da parte della procura della Corte d’Appello, che “non sono assolutamente condivisibili” per i direttivi delle sei Camere penali abruzzesi, associazioni di avvocati che promuovono la concreta applicazione del diritto di difesa e dei principi del giusto processo, per le quali il punto di vista di Como vuol dire “ignorare sia le statistiche dalle quali emerge che almeno il 70% delle prescrizioni matura nel corso delle indagini preliminari, sia le norme e le interpretazioni giurisprudenziali che ormai sottraggono alla difesa qualsiasi intervento dilatorio nel processo”.
Il magistrato ha anche lanciato l’allarme particolare sul rischio prescrizione dei processi della maxi inchiesta sul terremoto dell’Aquila, 19 dibattimenti attualmente in vari gradi di giudizio, 2 in Cassazione, originati dall’iniziale mole di 200 singoli filoni di inchiesta della procura della Repubblica.
A siglare la nota, le Camere penali dell’Aquila “E. Lopardi jr.”, Pescara, Chieti “Carlo De Virgiliis”, Avezzano “Alcide Lucci”, Lanciano e Sulmona “Serafino Speranza”. (alb.or.)
“LA PRESCCRIZIONE, PRINCIPIO DI CIVILTA’”
“Un’altra occasione persa, quella della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario – scrivono i sei direttivi – Invece di essere il luogo di confronto, deputato a mettere in evidenza i problemi del ‘pianeta giustizia’, finisce sempre per diventare una stucchevole passerella lungo la quale le varie componenti si limitano a declamare i loro presunti meriti”.
“Ma se ciò può essere in qualche modo comprensibile, non sono assolutamente condivisibili le parole del rappresentante della procura generale che, nel proprio intervento, ha inteso portare un violento attacco all’istituto della prescrizione del reato”, accusano.
Secondo le Camere penali, “affermare, ancora oggi, che l’estinzione del processo per il decorso del tempo sia appannaggio esclusivo di imputati dotati di ‘avvocati che conoscono i cavilli’ significa ignorare sia le statistiche, dalle quali emerge che almeno il 70% delle prescrizioni matura nel corso delle indagini preliminari, sia le norme e le interpretazioni giurisprudenziali che ormai sottraggono alla difesa qualsiasi intervento dilatorio nel processo”.
“I penalisti vogliono che il processo sia celere e che sia celebrato mediante l’applicazione di regole certe, non che la spada gravi sulla testa dei loro assistiti per un tempo irragionevolmente lungo – chiariscono – sopratutto quando alla gogna del processo si associa quella mediatica”.
“La prescrizione, in uno Stato di diritto, è e resta un principio di civiltà”, concludono.
“LA PRESCRIZIONE SCANDALO AIUTA I FURBI”
Dopo aver ammonito sul rischio di estinzione dei processi legati al post-sisma aquilano, nella sua relazione Como ha detto che “in linea generale la disciplina della prescrizione è un vero scandalo per la giustizia italiana”.
Secondo l’avvocato generale della procura generale, facente le funzioni di pg, “non si giustifica né, come si legge nei libri di testo universitari, con una sorta di diritto all’oblio per asserito venir meno dell’interesse punitivo dello Stato, né, come una sorta di punizione o contrappasso alla lentezza dei processi”.
Secondo Como, invece, “in realtà è solo un ingiustificato vantaggio per gli imputati più furbi o più abbienti che possono permettersi una difesa tecnica capace di sfruttare tutti i cavilli, e non sono pochi nella nostra procedura, per dilazionare i tempi del processo”.
“Nonostante le pressioni dell’opinione pubblica e le promesse dei politici – ha rincarato il magistrato – non si è ancora messa mano a una vera riforma dell’istituto ma solo a sporadici interventi su singole ipotesi di reati, come da ultimo il cosiddetto ‘omicidio stradale’”.
Tra gli altri casi in cui la prescrizione ha colpito, Como ha ricordato “ben due processi relativi ai veleni di Bussi” e “a Pescara per un omicidio volontario peraltro aggravato”.
Uno spunto critico, comunque, anche per i magistrati stessi, invitati a organizzarsi anche con astuzia processuale: “Occorrono maggiore attenzione e organizzazione di scadenziari per le varie ipotesi di reato, se occorre fissando delle priorità anche per le contravvenzioni”.
Insomma, ha concluso Como, “occorre avere una visione dei tempi ragionevoli dell’intero processo, perché sovente accade che la prescrizione non è ancora maturata in primo grado, ma si è lasciato trascorrere un tempo tale che sarà necessariamente rilevata in Appello”.





