L’AQUILA – È imbarazzante rendersi conto una domenica pomeriggio che, nonostante il terremoto, i turisti di fuori L’Aquila, romani per esempio, continuano a visitare la Basilica di Santa Maria di Collemaggio, e che, giunti all’edificio sacro, si trovano davanti allo scempio del piazzale che gli fa da cornice.

LE FOTO DELLO SCEMPIO

AbruzzoWeb sta dietro alla riqualificazione dell’area dallo scorso luglio, quando questo giornale muoveva i suoi primi passi e quando per la prima volta fu annunciato il ritorno del “prato” caro agli aquilani, che prima del sisma lo affollavano soprattutto nei mesi caldi per prendere il sole, per qualche partitella a pallone e per farci jogging intorno, insomma, una corsetta.

Da allora, la breccia che costituiva il fondo della tendopoli post-terremoto è stata rimossa, ma di prato non s’è visto un ciuffo. Anzi, quella zona è stata amaramente rinominata la palude di Collemaggio o la steppa di Collemaggio, a seconda che i giorni fossero piovosi o sereni.

Nonostante i lavori fossero e siano tuttora fermi, gli annunci si sono susseguiti, con rimpalli di date e responsabilità dei ritardi tra l’assessore comunale all’Ambiente Alfredo Moroni e la onlus pescarese L’Aquila Vola, che ha promosso una raccolta fondi per far rinascere il prato.

L’ultimo annuncio strombazzato c’è stato lo scorso 15 febbraio: “Tra due giorni finalmente partiranno i lavori”, ha detto un rassicurante Moroni.

Peccato che un mese dopo, a guardare le foto scattate oggi, non si noti alcuna differenza, se non la presenza di due mezzi meccanici fermi.

Certo non è di domenica che si deve lavorare, ma lascia attoniti il fatto che anche per un’operazione semplicissima e di esborso economico relativamente ridotto (200 mila euro) tra l’amministrazione e la ditta esecutrice pare che debbano tirare su un grattacielo.

In ogni caso l’area adesso è effettivamente un cantiere, con tanto di tabellone, e non resta che aspettare la data prevista di fine lavori, il prossimo 23 aprile, per vedere che ne sarà del “prato”.

A dire il vero, in conclusione, un’altra differenza tra le foto di oggi e di un mese fa c’è. È comparso infatti anche un misterioso mucchio di breccia vicino alla strada.

A scanso di equivoci, sarà bene precisare che la conclusione “Altrimenti tanto valeva lasciarci la ghiaia” in un articolo precedente era solo una battuta. Non si sa mai.

L’ODISSEA DEL ‘PRATO’ DI COLLEMAGGIO:

LUGLIO: L’ANNUNCIO DEL PROGETTO

SETTEMBRE: VIA AI LAVORI

OTTOBRE: PRIMO SLITTAMENTO

NOVEMBRE: LO SCARICABARILE

DICEMBRE: ”CAPOLAVORO” DEL COMUNE

FEBBRAIO: L’ENNESIMO ANNUNCIO