MONTESILVANO – Sull’annunciata realizzazione del porto turistico a Montesilvano (Pescara) riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta del signor Gennaro Passerini che scrive per conto dell’associazione: “Patto per Montesilvano”.
Il testo della lettera:
E’ tempo di Natale, è tempo di strenne, così il nostro amato Sindaco ha pensato di comunicarci pochi giorni or sono, visto che siamo stati bravi ed abbiamo sopportato pazientemente tutti i problemi in cui si dibatte la nostra comunità, che ci regalerà un porto. Non di quelli piccolini da giardino no, uno vero, grande, messo li in mezzo al mare, proprio davanti alla nostra costa, poi non pago di tanto dono, ha pensato di allietare le nostre serate di festa oltre che con il tombolone anche con un bel referendum in merito.
Ma questo dono sarà proprio così appetibile per noi, oppure non sarà come certi giocattoli che arrivano dall’estero e che ogni tanto la Guardia di Finanza sequestra perché, dietro il loro aspetto accattivante, c’era qualche inghippo che potrebbe danneggiarci?
Il progetto, come ripetutamente sbandierato sui giornali in questi giorni, è quello di un porto a forma di atollo posto in mezzo al mare a quasi un chilometro dalla costa, con fondali di circa 5 m, perciò molto più profondi del Marina di Pescara proposto, sembrerebbe a titolo gratuito, da una società Torinese (leggasi articolo del Centro d’Abruzzo del 15 dicembre 2010).
Al proposito riteniamo sia corretto porsi preliminarmente qualche domanda sui possibili effetti collaterali che tale struttura potrebbe avere sul delicato equilibrio della nostra costa, quella posta tra le foci del Saline e del Pescara, che da molti decenni è interessata a processi erosivi, il cui contenimento hanno richiesto svariati tentativi di posizionamento di scogliere frangiflutti, con grosso dispendio di risorse finanziarie.
Al Comune di Montesilvano, unitamente alla proposta corredata dalle simulazioni tridimensionali di come potrebbe presentarsi il nuovo porto, la ditta Prim srl ha consegnato anche un’ adeguata relazione tecnica ed uno studio di inserimento ambientale e paesaggistico che fughino questi timori oppure stiamo discutendo di un porto che potrebbe poi non trovare adeguati riscontri di fattibilità? Al proposito precisiamo che alla luce delle vigenti norme che tutelano la realizzazione di nuove opere aggettanti in mare, il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici potrebbe porre diniego, come peraltro ha già fatto in passato, in quanto precorse esperienze hanno evidenziato che, costruendo manufatti rigidi in mare fatalmente si andrebbe a determinare sia sovraflutto che sottoflutto fenomeni erosivi alle spiagge retrostanti.
Certamente il collegamento dell’atollo alla terra ferma prevede la creazione di un vero e proprio molo, che si protenderà nel mare perpendicolarmente alla costa creando uno sbarramento alle correnti esistenti e questo, tanto potrebbe migliorare il ripascimento della costa stessa, quanto potrebbe accentuarne l’erosione. Inoltre, si dovrebbe valutare anche la possibilità di formazione di un’area con minor ricambio col mare aperto e quindi con possibile maggior inquinamento. Altri problemi tecnici dovrebbero essere esaminati, quali le interferenze con la foce del fiume Saline e l’innesto del traffico veicolare con la viabilità esistente. Vogliamo comunque ipotizzare che tutti questi argomenti possano trovare soluzione, così come si trovi il privato che si accolli l’intero costo della struttura, in cambio della sua gestione per venti o trent’anni.
Qui sorgono nuovi dubbi di tipo economico e consentiteci di condividerli con Voi che leggete. In questi giorni ci hanno detto che servono 15.000 posti barca per soddisfare le richieste del mercato, questo spiegherebbe l’interesse della società per la costruzione del porto, per poi venderne i posti barca con buon ritorno economico dell’investimento.
Ma la stessa società, vedi www.infrastruttureprim.com, sta contemporaneamente eseguendo o proponendo diversi altri porti ad atollo lungo le coste della Puglia e della Liguria, nel nord dall’Adriatico ed altre società si stanno muovendo su questo mercato a noi e forse a molti di Voi, poco familiare. Oggi forse la torta è molto appetibile e tanti cercheranno di avvantaggiarsene, ma quando il mercato sarà saturo la torta sarà ancora buona? Tra trent’anni ai nostri figli lasceremo un tesoretto cittadino a cui attingere risorse o una colossale fregatura da gestire, e a quali costi ?
Forse non tutti conosciamo bene il mondo della navigazione da diporto, ma tutti conosciamo quello che è stato il problema di una speculazione edilizia, più o meno selvaggia, ed i problemi che ha generato e genera per tutta la comunità. Penso tutti ricordino la fine fatta dei vari cinema di Pescara e Montesilvano, quando è arrivata la multisala, e cosa sta succedendo ora che altre multi sale sono state aperte a Chieti e Spoltore.. E potremmo andare avanti con esempi sui supermercati o altro.
Se sul mercato servono 15000 posti barca quando questo numero sarà raggiunto, poi sarà guerra su chi saprà continuare ad offrire le condizioni più appetibili e noi, avendo il porto di Pescara a meno di 10 Km, con una posizione logistica sicuramente migliore, sapremo essere ugualmente competitivi o dovremo chiudere come un piccolo cinema di periferia ?
A titolo informativo ad oggi il porto turistico Marina di Pescara ha ancora ben 185 posti barca liberi disponibili.
Quando ci saremo posti correttamente tutti questi problemi di fattibilità tecnica e di convenienza economica, anche ipotizzando che tutti abbiano trovato una risposta positiva, dobbiamo ancora porci una ultima domanda: ma agli abitanti di Montesilvano questo porto servirà davvero?
Nelle informazioni giunte tramite stampa si parla della costruzione di un teatro sul mare, di ristoranti, attività commerciali, e mille parcheggi sotterranei.
Orbene in quarant’anni viale Europa aveva un cinema all’aperto e lo ha chiuso, oggi le poche attività commerciali sono solo stagionali , per non dire quale utilizzo pedonale cittadino avviene del lungomare “mercato della prostituzione”, fatta eccezione per il breve periodo vacanziero. Con queste premesse e con quali argomenti si dovrebbe ipotizzare che la gente vada a fare un lungo percorso su un molo battuto dal vento e dalla umidità per andare a fare shopping in questi negozi dell’atollo, cenare nei ristoranti e recarsi magari a teatro? Si conosce la mole di attività commerciale e la crisi economica del porto turistico di Pescara?
E poi forse prima non dovremmo recuperare Villa Delfico e le volumetrie dei suoi spazi aperti? Non dovremmo utilizzare più efficacemente un centro congressi in cui il Comune se non erro è partner economico ? Non sarebbe meglio prevedere eventualmente un teatro in un’area più centrale come momento identificativo ed identitario per la città ? Non dovremmo riportare i servizi essenziali all’interno della città? Non dovremmo pensare di valorizzare mare e fiume Saline perché diano oggi e in un prossimo futuro un ritorno economico stabile per tutta la comunità ? Ed il piano traffico, i parcheggi? Cosa diremo, ai cittadini che continuano a chiedere le infrastrutture di base promesse nel 2007, tutt’ora inesistenti, affiche questa comunità possa sentirsi realmente “Città davvero”, che in cambio gli offriamo un posto dove parcheggiare lo yacht da 50 m?
Se daremo risposte concrete a questi pochi ragionamenti, insieme ad un progetto coerente di area metropolitana, se di seguito riusciremo a credere ancora sulla possibilità reale della convenienza di costruire un porto turistico a Montesilvano di pubblica utilità, allora e solo allora, sarà corretto proporre un referendum su come lo realiz-zeremo, in quale punto della costa e quant’altro si voglia. Altrimenti si attuerà una nuova storia della collana favole montesilvanesi nella veste tipografica della medesima casa editrice i pupari montesilvanesi, che ha per redazione i soliti comitati d’affari.






