PESCARA – Le indagini che hanno portato ai due arresti odierni e all’iscrizione nel registro degli indagati di diverse persone, tra cui il presidente della Provincia di Pescara e commissario dimissionario per il dragaggio, Guerino Testa, scaturiscono dall’attività investigativa portata avanti nell’ambito di un’inchiesta della Procura distrettuale antimafia dell’Aquila, su trasmissione atti della procura di Pescara, che a dicembre 2011 portò al sequestro della draga e al blocco dei lavori, con l’obiettivo di impedire l’immersione di sedimenti portuali contaminati da Ddt ed evitare un danno all’ecosistema marino.

Il provvedimento di sequestro, eseguito nel giorno stesso in cui i lavori presero il via, era finalizzato a scongiurare che venisse consumato il reato di traffico illecito di rifiuti previsto dal Testo Unico Ambientale e dalla normativa a tutela dell’ambiente marino.

Circa 72mila i metri cubi di materiali che sarebbero stati dragati e sversati successivamente in un’area di mare prospiciente il litorale pescarese.

In quel caso furono tre le persone indagate, con l’accusa di tentativo di traffico illecito di materiale inquinante: il direttore dei lavori e direttore del settore ecologico della Regione Abruzzo, Carlo Visca; il responsabile unico del Procedimento (Rup), Emanuele Ucci, architetto impiegato alla Provincia di Pescara; il legale rappresentante della ditta di Venezia vincitrice dell’appalto, Francesco Gregolin. Le procedure d’appalto furono gestite dal commissario delegato dal Governo, Guerino Testa, presidente della Provincia di Pescara.

All’origine delle indagini che portarono al sequestro c’erano valutazioni contrastanti circa la pericolosità dei fanghi sui risultati delle analisi effettuate dall’Arta e dall’Ispra e su quelli delle perizie ordinate dalla Procura dell’Aquila.

Nel corso delle indagini del 2011 la Guardia di Finanza acquisì la documentazione relativa alla procedura concorsuale e l’esame di tale documentazione, integrato da successive perquisizioni e approfondimenti, ha consentito di ricostruire “l’organizzazione di un cartello di partecipazione all’appalto al fine di favorire la ditta Dragaggi s.r.l. che – riferiscono le Fiamme Gialle – seppur non vincitrice della gara, di fatto, subentrava alla ditta vincitrice”.