L’AQUILA – “Vittime dei soprusi abbiamo scritto a Papa Francesco, ma non solo. Sono state inviate denunce penali, altre seguiranno”.
I condomini del civico 207 di via Roma, dell’Aquila, la cui ricostruzione cozza con il recupero dell’area archelogica di Porta Barete, attaccano l’assessorato alla Ricostruzione e “annunciano denunce penali”, accusando il Comune di “non aver mai fatto proposte, ma solo aria fritta”.
I condomini che non si sono mai palesati con nomi e cognomi, affermano senza troppi giri di parole che Comune e Soprintendenza unica “parlano di porte, antiporte e retro porte, ma l’unica certezza è che si vuole togliere il condominio e fare un parcheggio. O, chissà, forse un albergo”.
La dura nota degli inquilini del 207 arriva all’indomani dell’annuncio della soprintendente unica Archeologia belle arti e paesaggio per la città dell’Aquila e i comuni del “cratere”, Alessandra Vittorini, dell’apposizione del nuovo vincolo sulle mura, dopo la sentenza del Tar dell’Aquila che aveva sospeso il precedente vincolo apposto dall’ex direttore regionale dei Beni culturali, Fabrizio Magani, sulla particella di proprietà degli inquilini, perché non notificato a singolarmente a ognuno di loro.
“Si continuano a diffondere falsità sulla questione della ricostruzione della nostra casa, il condominio di via Roma 207 – aggiungono – Si dice di voler ripopolare il centro storico ma a noi, aquilani del centro storico, viene caparbiamente impedito di tornare a farlo rivivere: si preferisce lasciarlo desolatamente in abbandono”.
Il Comune nei mesi scorsi aveva annunciato in conferenza stampa una possibile soluzione aprendo ai condomini l’ipotesi dello spostamento di pochi metri dell’edificio, offrendosi di pagare un nuovo progetto, oltre alla proposta di indennizzi e abitazioni equivalenti, per i condomini intenzionati a lasciare i propri appartamenti.
“La pizzeria di via Roma, di fronte a noi è stata fatta ricostruire sulle mura e sulle pietre dell’antico convento – spiegano ancora nella nota – I condomini di via S.Croce, di fronte a noi e di fianco alla chiesa, hanno giustamente avviato i lavori senza se e senza ma.
“Tra un po’ tutti, mura o non mura, torneranno a casa. Solo per noi in sei anni nulla è cambiato. Anzi no – concludono – Ci sono due persone in meno che non rientreranno mai più nella loro casa. Ci stanno decimando. C’è qualche milione speso e sei anni di vita persi. Per noi c’è un assessorato alla non ricostruzione. Si opera il diradamento edilizio per sfinimento, in attesa che età, necessità, salute facciano il resto e compiano l’opera avviata”. (m.gal)




