L’AQUILA – Vincolo sospeso dal Tar sull’area di Porta Barete all’Aquila, antico accesso Ovest della cinta muraria che circonda il centro storico del capoluogo di Regione al centro di un progetto di riscoperta e valorizzazione archeologica che ha portato a raccogliere 11 mila firme online ma che, tuttavia, cozza con i lavori di ricostruzione post-sisma di un palazzo privato che ora, forzando la mano, potrebbero pure cominciare, anche se a rigor di logica si dovrebbe aspettare la conclusione del giudizio.
Come anticipato dal sito L’Aquila blog, I giudici amministrativi hanno infatti concesso la sospensiva dell’efficacia del decreto 18 del 20 ottobre 2014, emesso dall’allora direttore regionale ad interim per i Beni culturali e paesaggistici Francesco Scoppola, oggi sostituito dal segretario regionale Antonio Gagliardo.
Il ricorso è stato presentato lo scorso 2 febbraio dai condòmini del civico 207, il palazzo in questione, i quali non vogliono minimamente sapere di spostarsi da qualche altra parte con una rilocalizzazione per lasciare libera l’area, ma neanche accettano di spostare il palazzo da ricostruire di qualche metro per lasciare un accesso aperto rispetto alla porta, oggi murata e che andrebbe riaperta.
I residenti sono ricorsi al Tar per un vizio di forma: la Soprintendenza, infatti, ha comunicato l’avvio del procedimento di vincolo solamente all’intero condominio e non a tutti i condòmini. Una procedura ritenuta scorretta dai ricorrenti, sulla quale il tribunale amministrativo deciderà nell’udienza di merito.
Nelle more il cantiere del palazzo potrebbe essere avviato, sebbene si tratti di un’operazione azzardata. In linea teorica la Soprintendenza potrebbe notificare subito un nuovo avvio del procedimento ai proprietari. Alla base del ricorso il fatto che la Soprintendenza non ha notificato l’avvio del procedimento e il vincolo ai singoli proprietari, ma al condominio.
Anche se i lavori non sono ancora partiti, il 20 febbraio aveva suscitato scalpore l’installazione di una gru che aveva fatto pensare all’apertura del cantiere, autorizzata dalla polizia municipale.
Polemiche soprattutto perché non c’era stata comunicazione tra uffici comunali con l’assessore comunale alla Ricostruzione Pietro Di Stefano che aveva parlato di autorizzazione “improvvisata” e il dirigente comunale Fabrizio Giannangeli che lo aveva smentito.
Proprio in occasione della demolizione del civico 207 l’antico pezzo di città è venuto alla luce insieme al rinvenimento della testa di un leone in pietra del tutto simile a quelli esposti nei più importanti musei internazionali.
Come riportano i quotidiani, è amareggiato l’assessore Di Stefano anche se il Comune non ha alcun potere di intervento in questa vicenda.
“La verità è che non ci sono norme che consentono al Comune di imporre ai condomini di non ricostruire dov’era e com’era il palazzo – ha detto al quotidiano Il Messaggero – Abbiamo tentato di arrivare a una soluzione condivisa ma i proprietari sono stati irremovibili. La decisione del Tar è la dimostrazione che non vi sono gli strumenti”.
“L’interesse archeologico della zona è un dato di fatto. Non può un vizio di forma metterlo in dubbio”, aggiunge lo stesso assessore parlando al Centro.



