L’AQUILA – “Ogni cantiere ha una storia a sé. È chiaro che qualsiasi opera pubblica incontra delle criticità, ma ciò che conta è la capacità di un’amministrazione di riuscire a farne fronte e guardare avanti. Non mi avventuro più nel dare scadenze, non porto fortuna quando lo faccio. Come orizzonte temporale, per stare larghi, diciamo tra un anno, di questo periodo, potremo camminare sul nuovo ponte”.
Nel giorno della cerimonia della posa della prima pietra per l’avvio dello spettacolare cantiere per la ricostruzione del nuovo Ponte Belvedere all’Aquila, il vice sindaco Raffaele Daniele, con delega alla Ricostruzione dei Beni pubblici, ha così risposto alla lunga scia di polemiche sollevate da più fronti a causa dei ritardi che hanno caratterizzato il complicato iter partito ad ottobre 2021 con la demolizione della vecchia infrastruttura, gravemente danneggiata dal terremoto del 2009.
E così ieri, affacciati da via Persichetti, intersezione del ponte, hanno preso parte alla cerimonia, oltrre a Daniele, il sindaco Pierluigi Biondi, gli assessori Laura Cucchiarella, Francesco De Santis e Fabrizio Taranta, i consiglieri comunali Luigi Faccia e Guglielmo Santella, dirigenti e funzionari tecnici comunali e della ditta che eseguirà i lavori dal costo di 4,6 milioni di euro, compresi quelli di demolizione conclusi nel 2021, con tempi di riconsegna di circa duecento giorni, al centro di una operazione che ha un costo complessivo di 6,1 milioni.
Il progetto porta la firma delle imprese aquilane Taddei Spa e Todima srl, che hanno presentato una proposta con Integra del professor Marco Petrangeli e con Casarchitettura, amministrata dall’architetto Luca Carosi.
Tra i presenti ieri anche quest’ultimo, che riferendosi alle polemiche ha subito chiarito: “Si tratta di un’opera strategica di estrema complessità tecnica che vedrà varie fasi nella sua costruzione. Ed è soggetta, come tutte le opere pubbliche, a diversi problemi e inconvenienti che derivano da fattori esterni. Lo svolgimento dei lavori è un’altra cosa”, ha sottolineato e buttando uno sguardo nella sottostante via Fontesecco ha indicato: “dobbiamo fare scendere un pesantissimo macchinario da qui fio a giù. È davvero un’operazione complessa, e poi ancora vanno ultimate le operazioni di rimozione. Ci vorranno diversi mesi, tempo e inverno permettendo. Ma questo, va ricordato, è un ponte mai realizzato in questo territorio”.
Nel suo intervento, il sindaco Biondi l’ha definita “un’opera tecnologicamente innovativa ed ecosostenibile, metafora di stabilità e slancio, che si annuncia come un attrattore monumentale per turisti e studiosi delle infrastrutture civili. È la nostra terra che si rinnova ed è capace di osare. Sappiamo quanto sacrificio è chiesto agli aquilani, alle prese con la ricostruzione e la rivitalizzazione della città, su più fronti aperti e in corso. L’Amministrazione non risparmierà un solo minuto, una sola risorsa nella direzione che tutti auspichiamo. Chiediamo di essere pazienti e ringraziamo per questo: quanto sta accadendo e accadrà nei prossimi mesi ancora, è il passaggio determinante affinché la rinascita sia completa e perché L’Aquila diventi ancora più bella, vivibile e funzionale, al pari di un moderno centro europeo”.
Le polemiche però non si placano e già ieri, subito dopo l’inaugurazione del cantiere, dall’opposizione il consigliere Paolo Romano, di L’Aquila Nuova, ha fatto sapere: “La ricostruzione del Ponte Belvedere era e rimane una priorità di questa città perché significa restituire all’Aquila un’arteria strategica di collegamento. Oggi tuttavia c’è poco da esultare quando l’inizio della ricostruzione era stata annunciata nel 2021 e si è a due anni di ritardo. Tornando ai numeri bisogna rammentare che l’offerta di gara con ribasso temporale – di demolizione e ricostruzione – era prevista in 200 giorni: termine che non coincide con le notizie di stampa diffuse oggi. In proposito ho depositato in Consiglio comunale un’interrogazione dettagliata che guarda caso ancora non va in discussione, ma che contiene domande a cui l’amministrazione non può più esimersi di rispondere. Forse dopo tanti annunci e altrettante marce indietro, un po’ di umiltà se non addirittura le scuse alla città sarebbero state un gesto gradito. Il segno della rinascita sarà reale e non soltanto una mattonella appiccicata in giro per la città, quando si smetterà di trattare i propri cittadini come creduloni”.
Le richieste di chiarimento riguardano, tra le altre cose, i due progetti esecutivi: “Perché si è voluto procedere e quindi autorizzare due progetti esecutivi separati uno per la demolizione e uno per la ricostruzione che ha comportato tempistiche di esecuzione diverse tra loro”.
Poi ancora, “i costi lievitati della ricostruzione del ponte rispetto all’offerta di gara: per quale motivo il precedente quadro economico consegnato dalla Belvedere Scarl in data 01.07.2022 recava la cifra di euro 8 mln, aprendo di fatto la gara alla procedura europea e cosa, dopo la nostra conferenza stampa di denuncia, è stato rivisto e tagliato per arrivare alla cifra di euro 5.1 mln che tuttavia sono il 20% in più rispetto all’offerta di gara”.
Il Rup: “Per quale motivo le dimissioni del Rup vengono protocollate solo due mesi dopo che sono state inviate dall’ingegner Mario Di Gregorio. Per quale motivo a seguito delle dimissioni presentate dall’ingegner Di Gregorio a ottobre 2022 solo nell’aprile 2023 è arrivata la conferma dell’incarico di Rup da parte del dirigente del settore competente; Per quale motivo è stato ulteriormente necessario procedere nella delibera di Giunta n. 312 del 06.07.2023 a dover rimarcare nuovamente che il Rup è l’ingegner Mario Di Gregorio e il perché è stato fatto con delibera piuttosto che con determina dirigenziale; Per quale motivo dopo qualche giorno dalla delibera di Giunta n. 312 del 06.07.2023 il Rup Mario Di Gregorio è stato sostituito con l’architetto Vincenzo Tarquini”.
Per quanto riguarda il progetto esecutivo in variante al progetto definitivo: “Se sono state calcolate le penali per i ritardi della consegna della progettazione esecutiva e a quanto ammonterebbero. Chi ha inviato il progetto esecutivo alla Bureau Veritas, perché non è stato inviato dal Rup Mario Di Gregorio e perché è stato inviato senza la preventiva/necessaria autorizzazione al progetto in variante del Rup. Per quale motivo l’ingegnere Di Gregorio non ha autorizzato il progetto in variante. Se gli interventi in variante sono strettamente necessari e indispensabili per la ricostruzione del ponte”.
Infine, “sul rapporto finale della Bureau Veritas: “Come si spiegano i due rilievi pervenuti dalla Bureau Veritas e quali conseguenze comportano” e sui maggiori costi: “Se corrispondono al vero le voci di un ulteriore perizia di varante nel corso dei lavori di ricostruzione con ulteriore aumento dei costi di ricostruzione”.






