L’AQUILA – “Gli agenti di polizia locale in Abruzzo sono in numero di gran lunga inferiore di quello necessario, ecco perché sarebbe utile che gli agenti di polizia provinciale passassero ai Comuni, e non diventare impiegati in una Regione che ha già un numero altissimo di dipendenti, e dove paradossalmente non è prevista per legge una polizia regionale”.

A parlare, e senza peli sulla lingua, è Ernesto Grippo, tornato a fare il capo della Polizia municipale del’Aquila, dopo essersi dimesso a dicembre 2015 dal ruolo di capo di gabinetto del presidente della Giunta regionale, Luciano D’Alfonso, permettendosi, come già raccontato da AbruzzoWeb, di rifiutare le valutazioni positive, rinunciando a parte della retribuzione di risultato.

E lo fa andando controcorrente, contro cioè un buon numero di poliziotti provinciali che premono per il definitivo passaggio in Regione, portando alle estreme conseguenze gli effetti della riforma Delrio, con cui le Province sono state degradate a enti di secondo livello, e con sempre meno fondi per gestire le poche deleghe che gli sono rimaste, viabilità, edilizia scolastica e poco altro, il cui personale, ora dimezzato, è transitato in buona parte alla Regione, e poi ai Comuni e ai Ministeri, mentre altro è stato accompagnato alla pensione.

I componenti del corpo della polizia provinciale sono ora pagati dalla Regione, con il meccanismo dell’avvalimento: restano cioè dipendenti delle Province, ma a disposizione della Regione, dove però non possono più svolgere l’attività di polizia stradale, giudiziaria e di pubblica sicurezza. Fanno gli impiegati amministrativi, visto che la polizia regionale non esiste, non essendo prevista dalla legge.

Un limbo che riguarda 37 agenti della Polizia provinciale, 22 in servizio nella Provincia dell’Aquila, 7 in quella di Teramo e 8 in quella di Chieti. Gli 8 agenti della Provincia di Pescara invece sono rimasti all’ente di appartenenza, e da esso pagati.

Grippo propone dunque un’altra strada, quella che, assicura, tutelerebbe la professionalità delle polizie provinciali e contribuirebbe ad elevare in modo significativo i problemi di ordine pubblico nelle città e nei territori abruzzesi.

“La Regione doveva da subito adoperarsi per far si che questo personale già formato, già competente in materia ambientale – argomenta Grippo – fosse trasferito non in Regione, ma nei Comuni, soprattutto quelli con poco organico, cioè pressoché tutti. Del resto i Comuni possono assumere agenti di polizia municipale, anche in deroga al patto di stabilità. Lo stesso ministro dell’Interno Marco Minniti – sottolinea ancora Grippo – ha detto che una delle priorità è potenziare la polizia locale, e da una quindicina d’anni il governo centrale sollecita i sindaci a rafforzare le polizie provinciali a stringere accordi di area vasta, con l’obiettivo prioritario di affidare loro in modo esclusivo ad esempio il rilievo dei sinistri stradali, in modo tale da per sollevare le altre forze di polizia da questa incombenza e consentirgli di dedicarsi in modo più continuativo del controllo del territorio e la pubblica sicurezza”.

I numeri in effetti parlano chiaro: l’Abruzzo, a fronte di 1 milione e 300mila abitanti, ha solo 754 agenti di polizia locale stando ai dati dell’ultimo censimento promosso proprio da Grippo quando, per 5 mesi, è stato dirigente regionale responsabile anche dell’Ufficio politiche per la sicurezza ed ha anche promosso gli stati generali della polizia locale.

L’Aquila ha 53 uomini, invece delle 99 unità previste dalla vecchia normativa regionale, poiché la nuova legge regionale del 2013 non ha definito gli standard e non è ancora attuabile perché in attesa da 4 anni del regolamento di attuazione, che dice che deve esserci un operatore ogni 700 abitanti. Montesilvano, con 50 mila abitanti, e il doppio in estate, ha solo 25 operatori, Teramo solo 33, Chieti 45, anche lì clamorosamente sotto il numero necessario. Unica eccezione forse Pescara, che a fronte 120 mila abitanti ha 161 unità tra agenti ed ufficiali.

In questo difficile scenario, la quarantina di agenti di polizia provinciale rappresenterebbero un importante rinforzo.

“Io a L’Aquila – spiega ancora Grippo – ho un nucleo di Polizia ambientale con solo due agenti, che si devono però occupare di inquinamento idrico del suolo, inquinamento da rifiuti, inquinamento da rumore, tutela dei beni culturali, e noi cosa facciamo, trasformiamo in impiegati amministrativi agenti provinciali che potrebbero invece darci un prezioso apporto in queste funzioni che costituiscono il loro peculiare compito nelle polizie provinciali?”.

Lo spreco di risorse umane si sta del resto già verificando, di fatto gli agenti provinciali passati in Regione non hanno molto da fare, per una ragione molto semplice: la Regione per legge non ha una funzione di polizia e di fatto dal giorno del passaggio alla Regione non hanno più le qualifiche di agenti pubblica sicurezza, di agenti di polizia giudiziaria e di agenti di polizia stradale.

“La delibera che ha dato il via al meccanismo dell’avvalimento secondo me è un aberrazione giuridica – sostiene Grippo – la delibera dice in soldoni che la Regione si prende questo personale, e lo paga, però rimane formalmente alle dipendenze provinciali. Per fare cosa, in Regione, è materia opinabile, visto che la Regione non può avere un corpo di polizia. E infatti mi risulta che in questi mesi di avvalimento tali addetti sono stati a dir poco sotto utilizzati, anche perché non c’è in Regione un soggetto giuridico che li comanda e non potrebbe esserci perché non si può costituire una polizia regionale. Prendono solo lo stipendio, ma umiliando le loro potenziali professionalità, e non rendendosi utili alla collettività”.