L’AQUILA – “La Politica non è una proprietà privata. Non è uno strumento per sistemare qualcuno. Non è un palco su cui salire per sentirsi più importanti. Il potere non è un fine. È uno strumento. E se viene usato per dividere, colpire o umiliare, allora stiamo tradendo il mandato che i cittadini ci hanno affidato”.

Sono alcuni dei passaggi, tra i più significativi, contenuti in una intensa lettera aperta di Claudio Gregori, sindaco di Barete nonché segretario provinciale di FdI L’Aquila, un appello diretto, che arriva pur senza riferimenti a circostanze specifiche, ad agire con “coscienza, rispetto e onestà”.

Una riflessione messa nero su bianco e indirizzata al mondo della politica che, di seguito, AbruzzoWeb riporta integralmente.

 

La politica che dobbiamo scegliere

Da sindaco e da coordinatore di partito sento il dovere di condividere una riflessione che va oltre le appartenenze.

La politica non dovrebbe essere una gara a chi ha più potere.
Non dovrebbe essere una corsa agli incarichi.
Non dovrebbe essere il luogo dei dispetti, delle ripicche o delle ambizioni personali.

Eppure, quando perdiamo di vista il senso profondo del nostro ruolo, rischia di diventarlo.

La politica, quella vera, nasce per servire.
Nasce per prendersi cura della comunità.
Non è una proprietà privata.
Non è uno strumento per sistemare qualcuno.
Non è un palco su cui salire per sentirsi più importanti.

Al di là dei colori e delle bandiere, esiste una responsabilità che accomuna tutti noi che ricopriamo incarichi pubblici: mettere al centro le persone. Ascoltarle davvero. Non solo quando c’è da raccogliere consenso, ma ogni giorno, anche quando le richieste sono scomode o le critiche fanno male.

Fare politica significa assumersi responsabilità.
Significa studiare i problemi, cercare soluzioni concrete, mediare, costruire.
Significa anche saper dire dei no, quando sono necessari per il bene comune, e saper chiedere scusa quando si sbaglia.

Il potere non è un fine. È uno strumento.
E se viene usato per dividere, colpire o umiliare, allora stiamo tradendo il mandato che i cittadini ci hanno affidato.

La politica non è vincere contro qualcuno.
È costruire qualcosa per tutti.

Ogni decisione incide sulla vita reale delle persone: famiglie, lavoratori, giovani, anziani. Non stiamo muovendo pedine su una scacchiera. Stiamo influenzando il futuro della nostra comunità.

C’è una misura semplice, ma decisiva, che dovrebbe guidarci.

La sera, tornando a casa, dobbiamo poter guardare i nostri figli negli occhi con dignità. Dobbiamo poter dire di aver agito con coscienza, rispetto e onestà. Di non aver usato il ruolo per interesse personale. Di aver messo davanti a tutto il bene della comunità.

Se perdiamo questo, perdiamo tutto.

Le cariche passano.
I ruoli cambiano.
Ma la dignità resta.

Ed è dalla dignità che nasce la buona politica.