CHIETI – Una fiducia per la petrolizzazione dell’Abruzzo. 

Questo il molto probabile esito del voto di oggi al Senato, per cui il governo ha chiesto la fiducia sul decreto “Sblocca Italia” che tra le tante misure previste contiene anche quella, molto controversa, a favore degli interventi di sviluppo delle regioni per la ricerca di idrocarburi.

Contro la quale in Abruzzo si mobilitano da mesi associazioni ambientaliste, sindaci, operatori turistici, imprenditori agricoli, visto che nella nostra Regione il provvedimento darebbe il via libera a numerosi progetti di estrazione di greggio su 4.200 chilometri quadrati interessati da istanze di permessi di ricerca in terraferma, e ai tre procedimenti in corso per l’attivazione delle piattaforme off shore Ombrina Mare 2, Elsa 2, Rospo Mare 2.

Con lo Sblocca Italia si sostituiscono le vecchie fasi di prospezione, ricerca e coltivazione con una concessione unica che riveste il carattere di interesse strategico della durata di 30 anni, 10 in più rispetto alla normativa precedente,semplificando in tal modo le procedure e allungando i tempi per il quale è possibile esercitare l’attività estrattiva sul territorio , perfino con proroghe che potrebbero arrivare fino a 50 anni. Inoltre verrà accentrato il potere autorizzativo per gli iter dei progetti dalle Regioni al Ministero dell’Ambiente: le Regioni dovranno inviare al Ministero tutte le istruttorie dei titoli vigenti e dei procedimenti in corso.

C’è attesa, in particolare, per vedere come voteranno i senatori abruzzesi.

Scontato il “no” di Gianluca Castaldi ed Enza Blundo del Movimento 5 Stelle, è già stato organizzato per domenica prossima una manifestazione no-petrolio a Pescara. In Commissione congiunta Ambiente e Lavori Pubblici è stato appena bocciato un ordine del giorno M56 che introduceva “una consultazione pubblica, vincolante sulla realizzazione di ogni opera connessa allo sfruttamento di idrocarburi con trivelle e infrastrutture”.

Si prevede un no dei senatori Paola Pelino e Antonio Razzi di Forza Italia.

Razzi, in una recente interrogazione al ministro dello Sviluppo economico e al ministro per l’Ambiente aveva chiesto di porre un freno ai progetti di estrazione petrolifera. 

E aveva proposto la “trasformazione delle piattaforme off shore esistenti in trabocchi in altro mare, luoghi di studio e turistici”.

Molto probabile, tranne sorprese, il sì a tutto il provvedimento da parte degli onorevoli di maggioranza Stefania Pezzopane, Partito democratico, e di Gaetano Quagliariello e Federica Chiavaroli, Nuovo centro destra.

Sarà dunque un passaggio politico molto delicato, in particolare per il Pd.

Infatti il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, “targato” Pd, si è sempre detto contrario a progetti di estrazione prolifera che danneggerebbero territori votati al turismo e all’agricoltura di qualità, contro quelli che lui stesso definì “ufo”, appunto le piattaforme. 
Il Consiglio regionale ha poi deliberato all’unanimità l’impegno di presentare ricorso alla Corte costituzionale, se il decreto “Sblocca Italia” fosse approvato senza modifiche: ma lo Sblocca Italia è stato già approvato alla Camera e contiene già l’articolato sugli idrocarburi, anche con i voti degli onorevoli abruzzezi del Pd Maria Amato, Antonio Castricone, Vittoria D’Incecco, Gianluca Fusilli, Tommaso Ginoble e Yoram Itzhak Gutgeld.

Insieme a loro, hanno dato voto favorevole Paolo Tancredi del Nuovo centrodestra e Giulio Sottanelli di Scelta Civica.

Contrari invece i deputati a 5 Stelle Andrea Colletti, Daniele Del Grosso e Gianluca Vacca, il parlamentare di Sel Gianni Melilla e Fabrizio Di Stefano di Forza Italia. Assente Filippo Piccone, del Nuovo centrodestra.

E a proposito di Partito democratico, Giovanni Legnini, vicepresidente del Csm, già sottosegretario alla presidenza del Consiglio, sostiene che quella del petrolio “non è una partita chiusa, perché il paese deve capire che l’Abruzzo con il suo 30 per cento di territorio protetto ora non può subire questo torto”.

Dichiarazioni a cui reagisce con ironia il parlamentare chietino di Forza Italia Di Stefano. “A Legnini ricordo che lo Sblocca-Italia è stato licenziato dal Governo quando lui era ancora componente dello stesso e nel testo originale quel famigerato articolo inerente le trivellazioni petrolifere era già presente”. Filippo Tronca