PESCARA – E’ scontro tra Pescarabruzzo e il quotidiano abruzzese Il Centro che il 2 febbraio ha dedicato un lungo e dettagliato articolo sul passaggio di proprietà di un immobile sul lungomare lungomare Papa Giovanni XXIII di Pescara stimato 3,5 milioni di euro, prima nelle diponibilità del deputato di Forza Italia ed imprenditore di Pescara, Antonio Martino, e poi passato alla fondazione presieduto da 26 anni da Nicola Mattoscio,
Non si è fatta attendere la reazione di Pescarabruzzo, con una durissima nota stampa, dove Il Centro viene definito sprezzantemente “foglio locale”, e dove si garantisce sull’assoluta regolarità dell’operazione.
La vicenda verte, come scrive Il Centro intorno all’immobile quartier generale della Dynamin Holding spa, creata da Martino che, navigando in brutte acque nel dicembre 2017, “è costretta ad emettere 440 obbligazioni per un totale di 2 milioni e 200 mila euro sottoscritte da Pescarabruzzo. La holding, in sintesi, ha bisogno di liquidità. Gliela dà la Fondazione di Mattoscio acquistando le obbligazioni ma ponendo alla base dell’operazione l’alto interesse del 6,75% e una scadenza al 31 dicembre del 2021”. Il debito però “non viene restituito e alla holding del deputato non resta altro da fare che rinunciare al prestigioso quartier generale”, entrato nella disponibilità della Fondazione.
Martino, va precisato si è dimesso da ruoli operativi nelle aziende del suo gruppo dopo la elezione al parlamento nel 2018, prima della cessione dell’immobile.
Mattoscio nelle ultime settimane è stato attaccato dall’ex presidente della Regione ed ex sindaco di Pescara, il senatore dem Luciano D’Alfonso, che ha chiesto un limite del mandato dei vertici, con riferimento all’intramontabile Mattoscio, e il 10% di fondi per i poveri, nonché modifiche statutarie, nel corso di una conferenza stampa che il senatore aveva chiesto di svolgere direttamente nella sede della Fondazione, per poi ricevere un diniego da Mattoscio.
Ora per Pescarabruzzo si apre un altro fronte polemico, questa volta con la stampa.
“Un foglio locale, nell’edizione del 2.2.2022, interpreta un legittimo investimento obbligazionario della Fondazione come un “aiuto” ad un politico – esordisce la nota -. Ma non dice che quell’investimento obbligazionario, in linea con gli andamenti di mercato, è stato sottoscritto nel 2017 e l’allora rappresentante legale dell’ente emittente il titolo è stato eletto deputato nel collegio dell’Aquila nel 2018. Al riguardo, la Pescarabruzzo non poteva avere il dono della preveggenza.
Quell’investimento, così come altri analoghi, risponde solo ed esclusivamente al principio di gestire il patrimonio della Fondazione nel modo più efficace, conservandone il valore e procurando con professionalità un adeguato rendimento per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali. In questo senso la Fondazione diversifica i suoi investimenti al fine di minimizzare il rischio e garantire un flusso di risorse necessario alla sua attività di missione statutaria. Il portafoglio della Fondazione è attualmente così ripartito: azionario 48,7%, bond corporate 24,7%, bond governativi 7,2%, liquidità 5,7%, alternativi 13,7%. In particolare, le vigenti disposizioni regolamentari e di vigilanza consentono investimenti immobiliari fino al 15% del patrimonio netto”.
Prosegue la nota: “anche dopo l’acquisto dell’immobile di Lungomare Papa Giovanni XXIII, il totale degli investimenti immobiliari nel portafoglio della Fondazione incide solo per il 4,4% del consentito, quindi ben al di sotto di quanto consentito dalle disposizioni di legge.
Grazie a questa strategia di ottimizzazione e diversificazione dell’asset allocation, la redditività ordinaria lorda del patrimonio, anche nell’ultimo anno, è in costante aumento, raggiungendo a fine 2021 il 5,4%. La sottoscrizione delle obbligazioni della Dynamin Holding nel 2017 e l’acquisto dell’immobile in questione, sito in un luogo davvero strategico della città, confinante con gli spazi del Porto Turistico, rientrano pienamente nelle strategie regolamentate di investimento della Pescarabruzzo”.
“Il prezzo di acquisto pari a 3,5 milioni di euro ha subito l’abituale e rigorosa verifica della sua “congruità” – prosegue la nota -, come da severe disposizioni regolamentari. Inoltre, considerata anche la sua valenza rispetto alle finalità di missione istituzionale di cui all’art. 3 del suo Statuto, il Consiglio di Amministrazione della Fondazione ha ritenuto di qualificare l’investimento come “strategico”, nel significato di cui all’art. 12 del “Regolamento per la gestione del suo patrimonio”.
Questa specificazione rafforza ulteriormente la preservazione nel tempo del complesso immobiliare agli usi di interesse generale, in un contesto urbanistico decisivo per il futuro economico e sociale della città di Pescara e della nascente Nuova Pescara”.
Infine si legge nella nota, “Sul foglio come richiamato si scrive che ‘un debito non onorato costringa la holding creata da un personaggio pubblico, un parlamentare membro della Commissione di inchiesta su banche e finanza, a cedere un immobile stimato 3,5 milioni alla Fondazione finita nel mirino di quella Commissione’. Tale affermazione è gravemente lesiva della reputazione almeno della Pescarabruzzo, che non ha mai “costretto” nessuno alla vendita del citato immobile, né la presenza dell’On. Martino nella “Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario” ha riscontri di attenzioni “speciali” nei confronti della Fondazione, meno che mai a suo favore, come dimostrano l’ascolto e la trascrizione integrale del suo intervento ufficiale nel corso dell’audizione del Prof. Mattoscio dell’11.1.2022, avvenuta nella sede istituzionale richiamata”.





