PESCARA – Si svolgerà il prossimo 20 febbraio in Corte d’Assise a Chieti il processo per l’omicidio di Domenico Rigante,  il tifoso del Pescara ucciso a colpi di pistola il primo maggio scorso.

Secondo l’accusa a fare irruzione nella casa del giovane e a freddarlo fu un manipolo composto da cinque rom, guidato da  Massimo Ciarelli, che per il Pm fu l’esecutore materiale del delitto con un revolver calibro 38 mai ritrovato, il nipote Domenico e i cugini Luigi, Antonio e Angelo.

Omicidio volontario premeditato e porto abusivo d’arma sono i reati di cui i cinque dovranno rispondere nel corso del processo con rito immediato richiesto nelle scorse settimane dal Pm Salvatore Campochiaro.

L’omicidio sarebbe avvenuto dopo una rissa tra un grupop di ultrà e uno di rom nella notte del 30 aprile nella zona di Pescara vecchia.  In quella circostanza Ciarelli avrebbe minacciato Antonio Rigante, fratello gemello di Domenico.

La sera successiva l’agguato  avvenne nell’abitazione di amici dell’ultrà, dove Domenico era stato raggiunto dal gemello inseguito dai nomadi.

Ma all’interno della casa i nomadi avevano confuso i due fratelli, e Domenico fu raggiunto ad un fianco da un colpo di pistola. Inutile il ricovero in ospedale, dove morì poco dopo.

L’episodio aveva creato notevoli tensioni in città con manifestazioni e cortei contro la comunità rom.