PESCARA – L’ex sindaco di Pescara Luciano D’Alfonso è stato interrogato oggi nel corso del processo “Housework” su presunte tangenti negli appalti pubblici al comune di Pescara.
D’Alfonso è stato chiamato a giustificare la provenienza di denaro utilizzato per alcune spese e per le quali non risultano movimentazioni nei suoi conti correnti.
Al centro dell’indagine, ci sono i soldi utilizzati per l’arredamento della sua casa a Pescara, alcuni lavori nella villa di Lettomanoppello e anche numerosi viaggi effettuati in Italia e all’estero (Santiago de Compostela, Mauritius, Malta).
Proprio su questi ultimi, l’ex sindaco ha chiamato in causa l’imprenditore Carlo Toto, padrino di battesimo di suo figlio: “Erano viaggi della famiglia Toto. Poi a metà settimana, capitava che mi chiamavano e mi dicevano di preparare la valigia. Il protagonista del viaggio era la famiglia Toto, noi eravamo gli accompagnatori”. I viaggi quindi, secondo D’Alfonso, sarebbero stati pagati interamente dalla famiglia Toto.
Per quanto riguarda, invece, le altre spese, il contante sarebbe stato di provenienza della famiglia di D’Alfonso, in particolare dei genitori e della nonna.
D’Alfonso si è soffermato a chiarire poi altre questioni al centro dell’inchiesta come appalto sulle aree di risulta, project financing per i cimiteri cittadini, ma anche sull’intera sua azione amministrativa.





