PESCARA – Le cifre contenute nella ‘lista Dezio’ “non erano tangenti”.

Lo ha sottolineato Guido Dezio, ex braccio destro dell’ex sindaco di Pescara, Luciano D’Alfonso, durante la sua audizione nel processo ‘Housework’, su presunte tangenti negli appalti pubblici al Comune, in cui figura tra i principali imputati con lo stesso D’Alfonso insieme ad altre 22 persone.

Dezio ha spiegato che il documento, trovato dagli inquirenti nel suo ufficio a Palazzo di Città durante una perquisizione, conteneva dei regolari contributi di sostegno all’attività del partito della Margherita chiesti a imprenditori e non sempre fra l’altro elargiti.

L’ex dirigente ha sottolineato che faceva parte di un lavoro di programmazione, “nato e gestito in condivisione con i vertici del partito”.

“La gran parte della scrittura è mia – ha aggiunto – perché ero io che mi prendevo la briga di sintetizzare gli appunti, ma anche altri ci mettevano mano”.

Nella lista, come fu definita nelle indagini, erano contenuti nomi di imprenditori e a fianco di ciascuno delle cifre che, secondo l’accusa, sarebbero state tangenti.

Dezio ha anche negato di avere chiesto 20 mila euro ai gestori del bar del Tribunale e di avere mandato loro i vigili urbani per dei controlli.

Dopo Dezio, è stato ascoltato l’ex portavoce del sindaco, Marco Presutti.