PESCARA – Studenti e docenti in rivolta presso l’Istituto d’Arte “Bellisario” di Pescara in Via Einaudi.
Centinaia di studenti manifestano e hanno deciso dopo un’assemblea, di occupare l’Istituto per mostrare a tutti la loro posizione contro i tagli effettuati e per scagliarsi contro una “Provincia” latitante, che non risponde alle richieste dei ragazzi, che non dà peso alle loro esigenze.
I ragazzi continuano a esporre i loro problemi, i loro disagi, eppure, sono proprio loro ad affermarlo, nessuno li ascolta.
Questo istituto risulta pericolante, i sevizi per i disabili sono assenti, i fondi mancano e inoltre la possibilità che questa scuola venga sposata a gennaio per dare spazio a una serie di lavori lascia perplessi.
Questo perché, secondo gli insorti, la manutenzione ordinaria può essere fatta anche con i ragazzi all’interno in maniera graduale, mentre uno spostamento creerebbe disagi non soltanto ai docenti, ma anche ai ragazzi che si troverebbero a fare i conti con nuove strutture, tra l’altro non ancora individuate, e nuovi orari poco adatti alle loro abitudini, come per esempio lezioni pomeridiane.
Per capire meglio la situazione questo giornale ha deciso di chiedere proprio ai ragazzi: Alice Cerasoli, una studentessa del “Bellisario”, spiega il perché della protesta, a rappresentanza dell’istituto che ha dichiarato guerra alla noncuranza delle istituzioni.
Come mai avete deciso tutti insieme di portare avanti questa protesta?
Abbiamo occupato la scuola perché la Provincia ci aveva promesso 700 mila euro per ristrutturare la scuola che è stata definita inagibile da un perito che ha fatto un sopralluogo la scorsa estate; 500 mila di questi sono stati utilizzati per altri scopi dalla Provincia e a noi praticamente rimangono 200 mila euro che sono troppo pochi per tutti i lavori che servono qui. È una cifra troppo esigua: la scuola ha crepe longitudinali su tutte le pareti , ci sono finestre che, ci hanno garantito, saranno riparate in breve tempo ma fino alla settimana scorsa erano rotte.
Dunque vivete anche un certo pericolo in questa struttura?
Sì queste finestre, per esempio sono pericolose, ma non soltanto per noi! Già una volta una è caduta di sotto quindi il pericolo lo vivono anche quelli che si trovano nei pressi della struttura. Non è l’unico motivo per cui abbiamo occupato la scuola, però, infatti ci è stato detto che qualora dovessero iniziare i lavori, saremmo costretti a lasciare l’edificio e noi non siamo intenzionati a farlo.
In caso di chiusura dove andreste?
Il problema è proprio questo: in caso di chiusura saremmo dislocati in altre scuole! E il problema lo vivremmo maggiormente perché sarebbero sconvolti anche i nostri orari: dovremmo alternare orari con le scuole ospitanti e ci troveremmo a dover fare lezione anche di pomeriggio creando disagi allo studio. Ci sono persone che dovranno affrontare l’esame di stato e non potendo portare i materiali che utilizziamo in genere per le prove pratiche, saranno compromessi; come faranno ad affrontare la seconda prova?
Avete provato a parlare con qualcuno in Provincia per descrivere il disagio che state vivendo?
Vogliamo sapere come fare per parlare con l’assessore provinciale all’edilizia Fabrizio Rapposelli: c’è stato un Consiglio in cui doveva partecipare anche lui insieme ai tecnici provinciali e ovviamente non si è presentato per impegni, non ha fatto sapere nulla e non riusciamo a contattarlo. Lui è l’unico che può aiutarci a risolvere i nostri problemi.
I professori in merito alla battaglia che state portando avanti che atteggiamento assumono?
Sono dalla nostra parte. Capiscono la nostra posizione, ci sono vicini. Noi continueremo la nostra protesta e se verremo cacciati prima, dovremo assolutamente metterci d’accordo perché così non si può andare avanti. Mi permetto di aggiungere anche un altro aspetto: noi in questa scuola abbiamo molti ragazzi diversamente abili, che hanno delle classi “di riposo”, cioè quando non si sentono di stare in classe con i compagni, possono riposare in queste aule in tutta tranquillità; fin qui tutto bene, se non fosse per il fatto che queste aule sono poste all’ultimo piano dell’edificio. Molti di loro hanno seri problemi di deambulazione, non possono salire o scendere e in più la preside ha detto che le aule per loro potranno essere spostate ai piani bassi, ma solo quando, dopo i lavori tanto attesi, verranno messe a norma le aule, visto che ora alcune non hanno neanche le finestre. Ma se non abbiamo un colloquio con la Provincia, non si può far nulla.
Al momento che cosa chiedete?
Un colloquio serio con la Provincia, abbiamo bisogno di risposte. Io, personalmente, all’inizio ero contraria all’occupazione, mi sembrava una forma estrema di protesta, ma quando ho sentito che i lavori sarebbero probabilmente iniziati a gennaio, sono stata favorevole, perché lavori di questo tipo vanno fatti durante la stagione estiva, o comunque come sostengono i nostri professori possono essere fatti gradualmente senza dover spostare quasi 480 studenti in blocco.



