PESCARA – “Cerchiamo di contrastare la violenza tra i giovani e la piaga del bullismo, attraverso un app scaricabile sul telefono. Perchè questa scelta e non magari un libro? Per aiutare i nostri figli dobbiamo metterci sul loro piano, utilizzare strumenti alla loro portata e che soprattutto arrivino a sensibilizzare le coscienze”.
A parlare è Francesco Longobardi, pescarese, cofondatore dell’Associazione Mede@, responsabile nazionale Enti Locali Apertura Sportelli, che ha spiegato ad AbruzzoWeb la nuova App per dispositivi Android, “My tutela”, uno strumento ideato e creato per essere di supporto alle vittime di stalker e bulli.
MyTutela app, che si può leggere sia in inglese e dunque come la “mia tutela” ma anche in italiano con il senso “mi tutela”, è l’unica applicazione esistente che ha come finalità quella di aiutare le vittime di abusi, violenza, stalking e bullismo, creando un archivio forense attraverso la raccolta di dati sensibili come sms, telefonate,anche email, chat, Whatsapp, immagini e video con valore legale.
All’interno un modulo scaricabile, un fac simile, per la presentazione della denuncia per eventuali molestie
La presentazione ci sarà questa mattina a Pescara, alle 11, nell’aula magna dell’Istituto tecnico “Aterno-Manthonè”, diretto dalla preside Antonella Sanvitale.
La scelta di presentare quest’app all’istituto Manthonè non è causale, perché contestualmente verrà inaugurato all’interno della scuola uno sportello antiviolenza a tutela dei giovani, gestito sempre da Mede@. Sarà disponibile all’inizio una volta settimana in base alle esigenze.
L’app è stata inventata da due tecnici informatici romani, Marco Testi e Marco Calonzi, proprio a seguito di un terribile fatto di cronaca che vide la giovane Sara Di Pietrantonio, di origini abruzzesi, perseguitata e stalkerizzata dall’uomo che diceva di amarla e che al termine di un litigio la riempì di botte e poi la bruciò viva, lasciandola ai margini di una strada, alla periferia della Capitale, tra l’indifferenza delle persone che in quel momento stavano passando con la macchina.
Oggi Sara non c’è più, e il fidanzato è stato condannato all’ergastolo per quell’atroce delitto; durante le indagini i due informatici erano stati incaricati dalla Procura di Roma di recuperare dal telefonino della vittima dati utili, come per esempio gli sms del fidanzato; la cosa si rese difficile a causa della presenza di una password, riuscirono comunque a scorporare il materiale, e da lì l’idea di creare un app “ad hoc”, che memorizzi messaggi, fotografie e telefonate, utili non solo alla vittima, ma soprattutto alle forze dell’ordine durante un indagine per stalking o bullismo.
“Speriamo davvero – ha detto Longobardi – che possa essere uno strumento non solo di pubblica utilità ma anche preventivo. Dobbiamo cercare di arginare la violenza a tutti i costi, soprattutto tra le fasce più giovani, per questo ci rivolgiamo alle scuole”.
“Bisogna abbattere il muro di omertà – ha aggiunto – e soprattutto dobbiamo rimettere al centro il ruolo genitoriale. I padri, le madri, oggi non hanno più tempo da dedicare ai propri figli. Non sappiamo cosa accade fuori le mura domestiche, non sappiamo chi frequentano i nostri ragazzi e soprattutto dobbiamo fare i conti con una problematica importante: la noia sociale che ha quasi fagocitato i ragazzi e che nasce dall’incompetenza delle istituzioni!”.
Alla presentazione non ci sarà solo Longobardi, ma anche Marco Calonzi, Ceo di MyTutela, Alberto Polini e Franca Minnucci, rispettivamente presidente e vice presidente nazionale dell’associazione Mede@, Tiziana Di Gregorio, responsabile nazionale dell’area psicologica Mede@ e Daniela Puglisi referente per il bullismo e cyberbullismo dell’Ufficio scolastico provinciale di Pescara.
“Ci rivolgiamo proprio alle scuole, perchè spesso sono terreno fertile per episodi di bullismo ai danni di fasce deboli e poco protette. Ma cos’è la violenza? – ha spiegato Longobardi – È il più delle volte un atteggiamento innato, che nasce dalle prime settimane di gestazione del feto. Negli ultimi anni abbiamo assistito a una vera deriva del fenomeno, con picchi altissimi tra i giovani; bisogna intervenire il prima possibile, non possiamo più nasconderci dietro la giustificazione che ‘sono solo dei ragazzini’, è una sofferenza sociale che deve essere fermata al più presto”.
E l’arma ideale per Longobardi, “è sempre l’educazione che deve prima di tutto partire dalle famiglie, nucleo primario sia della vittima che del suo persecutore”.
Ma la famiglia non può e non deve rimanere da sola nella lotta al bullismo, “deve essere accompagnata nel percorso dalla scuola e dai media. Il motivo? La scuola si deve impegnare in prima linea a sconfiggere il bullismo, riprendendo l’autorità investitagli dalla società; l’educazione non deve essere solo scolastica ma anche caratteriale e sociale del ragazzo che vi partecipa”.
“La scuola deve potere creare le aspirazioni del ragazzo, ma deve anche saper educare alla voglia di apprendere. Per quanto riguarda i media, invece, è opportuno sottolineare che i ragazzi vivono di miti e simboli. La società e con essa i suoi media sono abbastanza intelligenti da comprendere quali possano essere i miti da proporre ai ragazzi”, ha aggiunto.
“Mi ha colpito molto uno studente di Chieti – ha chiarito – che è venuto da me dicendomi di sentirsi trattato dai genitori come un pacco postale, che senza trasporto, ogni giorno, tutti i giorni, lo portano a fare le stesse cose”.
“Mi ha detto di sentirsi un peso, si è chiesto come mai sia stato messo al mondo… Che futuro avranno questi giovani cresciuti senza trasporto?”, ha concluso Longobardi.
E per rendere l’argomento più “stimolante” per i ragazzi, interverrà alla presentazione anche il rapper di montesilvano Antonio Tagliafierro in arte An To, autore di brani incentrati sulla tematica sociale del bullismo che sarà accompagnato, nel brano “Ridevano tutti di me”, dalla voce di Massi, un giovane cantante affetto da autismo.
La canzone è una storia come tante, tragiche come solo la quotidianità a volte sa essere, il cui riscatto nel videoclip viene tributato in rime rap dalla voce finale di Massi.
L’Associazione nazionale Mede@ è nata per informare sui vari fenomeni di violenza e fornire una consulenza gratuita unita a un’attività di prevenzione di tali casi.
A disposizione delle vittime psicologi, avvocati, criminologi pronti a fornire assistenza legale e consulenze atte a valutare il livello di pericolosità degli atti violenti.






