PESCARA – La testimonianza di Camillo De Stefanis, il consulente della procura che ha effettuato gli accertamenti sui beni e sui conti dell’ex sindaco di Pescara, Luciano D’Alfonso, al centro oggi del processo relativo all’inchiesta “Housework”, su presunte tangenti negli appalti pubblici al Comune.

Il consulente ha riferito che, nel periodo compreso tra il 2003 ed il 2007, vi sono mesi in cui dai conti correnti dell’ex sindaco non risultano uscite di danaro. Nel 2003, l’unica operazione di rilievo sarebbe stata effettuata per l’acquisto di una casa a Salita Zanni a Pescara, per la quale avrebbe versato in assegni 150 mila euro. Il consulente ha fatto presente che anche in concomitanza di alcuni viaggi compiuti da D’Alfonso insieme alla sua famiglia non risultano spese.

De Stefanis ha citato in particolare un viaggio a Malta, effettuato nell’aprile 2006, con un volo aereo privato, ed uno nel settembre dello stesso anno a Santiago de Compostela. Il consulente ha riferito che, nel settembre 2006, risulta un’unica spesa di 17 euro in una gioielleria. Nel 2007 sarebbero stato effettuati più prelievi dal bancomat, per un totale di 19 mila euro, ritenuti “compatibili con quelli di una famiglia parsimoniosa”. Per quanto concerne il pagamento delle bollette luce-gas, tra il 2004 ed il 2008, sarebbero stati versati in contanti complessivamente 12 mila 500 euro.

L’audizione del consulente proseguirà lunedì prossimo, con il controesame della difesa degli imputati. Intanto, in mattinata è stato ascoltato l’ingegner Pierluigi Carugno, dirigente del Comune di Pescara, con contratto a tempo determinato, dal febbraio 1998 al giugno 2004. Il professionista ha riferito di essersi dimesso dal suo incarico a causa delle continue ingerenze ricevute “da più soggetti”, fra cui l’allora sindaco D’Alfonso. Carugno ha raccontato in particolare un episodio riguardante un chiosco di libri in piazza Salotto, che i gestori volevano ampliare.

L’ingegnere ha detto di aver rilasciato l’autorizzazione per la concessione del suolo pubblico e di aver per questo suscitato le ire del sindaco. Ha riferito di sue telefonate notturne e di una “sfuriata” in municipio, durante la quale D’Alfonso gli avrebbe detto che era un “incapace” e l’avrebbe “cacciato”. Nel controesame la difesa di D’Alfonso ha fatto presente che in realtà l’iter di ampliamento prevedeva una cambio di utilizzo del chiosco da rivendita di libri a quella di salsicce. Di qui la contrarietà del primo cittadino.