PESCARA – La quiete dopo la tempesta.

Dopo le ultime nevicate e il timido sole di questi giorni, ovunque si guardi si può facilmente fare un bilancio dei danni che la neve ha fatto.

Se parliamo di scuole chiuse per settimane, città isolate, traffico in tilt, uffici pubblici chiusi, negozi vuoti, danni all’agricoltura, cimiteri chiusi e persone letteralmente intrappolate dentro casa o per strada dalla neve, siamo solo all’inizio di una lunga  e salata lista.

Il conto dei danni è caro anche per la Riserva Dannunziana.

Sbirciando da fuori l’interno del parco, chiuso ormai da due settimane, la prima immagine è un vero e proprio cimitero di alberi.

Alberi spezzati, piegati, letteralmente sradicati da terra dal peso della grande quantità di neve depositata sui rami in queste ultime due settimane, costituiscono l’attuale stato della vegetazione dannunziana.

Non si sentono più le grida dei bambini, non si vedono più gli anziani seduti sulle panchine a riposare, i cigni e la fauna del lago del parco sono scomparsi, il verde con ogni sua sfumatura, colore essenziale del parco, è sostituito dal bianco candido della neve; i raggi del sole hanno però cominciato, filtrando con difficoltà attraverso la fitta vegetazione, a sciogliere una realtà congelata da quattordici giorni.

Sono tanti, troppi i danni. L’assessore comunale ai Parchi, Nicola Ricotta, racconta ad AbruzzoWeb che una “primissima stima provvisoria si aggira intorno al 30 per cento dei danni”.

Numeri troppo grandi per un evento naturale. Per non parlare degli alberi caduti in città fuori dal contesto dei parchi: “Il bilancio delle piante che hanno fatto i conti con la neve porta numeri spaventosi; si parla di un migliaio di alberi registrati solo con la prima nevicata ed esclusi quelli situati all’interno dei parchi”.

“Tuttavia i danni reali – ha spiegato Ricotta – non sono stati ancora quantificati perché la Pineta è chiusa e in questi giorni i pochi operai e tecnici del verde che abbiamo a disposizione sono stati assorbiti interamente dalle principali problematiche della città causate dalla neve a esclusione dei parchi. Quello che è certo, però, è che nell’ambito del verde, la pineta è la più danneggiata”.

“I primissimi interventi di emergenza che abbiamo effettuato – ha precisato l’assessore – sono stati quelli relativi alla potatura e al taglio dei rami pericolanti e pericolosi per la viabilità pedonale e automobilistica che si riversavano sulle strade e i marciapiedi. Con la bufera di venerdì scorso, però, ci siamo dovuti fermare”.

“Oggi – ha continuato – dovrebbe esserci un primo sopralluogo per valutare le procedure da affrontare e i tecnici cominceranno l’ispezione, quantificheranno i danni e studieranno i tipi di intervento al fine di mettere in sicurezza il parco attraverso la rimozione delle realtà dannose e pericolanti”.

“La seconda fase – ha aggiunto l’assessore – con tempi più lunghi e meno prossimi, sarà costituita invece dal ripristino, ove ci sarà possibilità di azione, della situazione precedente attraverso attività di ripiantumazione, assecondando l’andamento della natura”.

“La riapertura del parco – ha concluso Ricotta – è prevista, se siamo fortunati, minimo tra trenta giorni. Sarà fatto in maniera graduale, consentendo l’ingresso nelle aree già messe in sicurezza, e riaprendo mano a mano le altre”.

Secondo l’assessore ai Parchi, inoltre, “la parte incontaminata della vegetazione dannunziana deve rimanere tale, perchè la Pineta non è un parco,bensì una riserva. Una pianta che muore continua a dare vita alla natura circostante e impedirlo vorrebbe dire andare contro natura. Infatti, quasi tutte le piante più a rischio e più storte sono state più forti e resistenti di molte altre apparentemente più sane. Qualunque cosa si faccia la natura fa quello che vuole”.

È vero anche, però, che il degrado della pineta, la chiusura dei canali di scolo che permettevano un deflusso dell’acqua piovana e che impedivano quindi il ristagno nei pressi delle radici e i mancati interventi di potatura di anni e anni di amministrazione hanno senz’altro facilitato la caduta di tutti questi alberi, il 30 per cento di un patrimonio verde essenziale per la città.