PESCARA – Si è conclusa nel primo pomeriggio la tanto attesa riunione sul dragaggio a Roma, alla presenza di Oliviero Montanaro, direttore della divisione della tutela dell’ambiente marino e costiero del ministero dell’Ambiente, del commissario per il dragaggio e presidente della Provincia di Pescara, Guerino Testa, del sindaco, Luigi Albore Mascia, del direttore dell’Arta, Mario Amicone, dell’istituto zooprofilattico di Teramo e dei tecnici dell’Ispra.

Attesa perché, nonostante il presidente Testa abbia avviato la procedura per il dragaggio in soli quattro mesi, il tutto è stato bloccato a causa della mancanza di uno degli strumenti fondamentali per l’inizio dei lavori, il correntometro, uno strumento di monitoraggio della velocità delle acque che doveva arrivare dalla Svezia.

Le preoccupazioni di questi giorni erano dovute alla paura che si ripetesse il disastro del ’92, l’esondazione del fiume Pescara che ha provocando molteplici danni sia alla città ma soprattutto alle numerose imbarcazioni ormeggiate.

I risultati della riunione di oggi sono più che positivi: il correntometro atteso dalla Svezia, che con un rilievo in continuo (momento per momento) verrà sostituito da un altro, che sarà comunque nel pieno rispetto del decreto del 20 maggio del ministero dell’ambiente e che rileverà le acque in maniera puntuale, più di una volta al giorno.

In questo modo verranno guadagnati sicuramente una quindicina di giorni rispetto ai tempi previsti precedentemente.

Tra il 14 e il 17 novembre, una volta posizionate le boe intelligenti e il suddetto correntometro, inizierà quindi la fase di “bianco”, un periodo di una decina di giorni che servirà al monitoraggio delle acque.

Al termine di questa fase verrà avviata la vera e propria procedura di dragaggio, in cui continuerà a essere utilizzato o il correntometro già a disposizione oppure quello proveniente dalla Svezia.