PESCARA – “Via Norma Cossetto? Anche via Maria Pacella e piazza Concetta Stromei, altrimenti è pura propaganda. Ogni crimine va valutato per quel che è: un crimine, appunto. E resta tale a prescindere dalle legittime posizioni politiche che si possono avere”.

Così l’Anpi Pescara sulla proposta del centrodestra maggioranza in Comune. 

“Norma Cossetto, per la sua orrenda morte – spiega l’Anpi -, merita di essere onorata e ricordata, in quanto una delle vittime, che si contarono a decine di milioni, della grande tragedia mondiale del 1939-45. Rispettata, però, deve essere anche la verità, che è molto più complessa di quella raccontata in una serie di pubblicazioni degli ultimi sessant’anni e dai media nei giorni che precedono e seguono il Giorno del Ricordo. Riproporre una “verità ufficiale” che non contempli il contesto nel quale la vicenda delle foibe maturò, rappresenta un’operazione meramente propagandistica nella quale si possono urlare concetti come genocidio e pulizia etnica, assolutamente fuori luogo per spiegare la “più complessa vicenda del confine orientale”.

“La proposta dei Consiglieri comunali in quota Lega è strettamente legata a logiche che vedono contrapposti gli italiani buoni (e vittime, mai carnefici) e gli slavi cattivi e aguzzini. Non vogliamo aprire a tutti i costi una polemica, ma le implicazioni politiche sono evidenti. Se riandiamo alla sua morte, siamo più aderenti ai fatti (sui quali non vi sono certezze, né sulla data del 5 ottobre 1943, né sulle modalità, né sui perpetratori). Norma Cossetto, ventiquattrenne studentessa universitaria era figlia di Giuseppe Cossetto, ricco possidente e tra i più in vista dei gerarchi fascisti dell’Istria, combattente del 134° battaglione d’assalto delle Camicie Nere, reparto impegnato proprio in quei giorni in feroci e sanguinose azioni, insieme ai nazisti, contro i partigiani e la popolazione civile (i tedeschi rivendicarono circa 5000 uccisioni e interi paesi distrutti nell’operazione)”.

“È dunque il contesto di guerra, carico di odio, a determinare queste tragedie. Al plurale, perché anche in Italia vi furono quasi venticinquemila vittime civili, del tutto inermi, molte delle quali donne, investite dalla furia bellica scatenata, non bisogna mai dimenticarlo, dal nazismo e dal fascismo. Tra queste, tanti i casi di stupri terribili prima dell’assassinio: ne potremmo fare un lungo elenco, ma qui avrebbe poco senso. Un elenco nel quale comparirebbe anche l’Abruzzo. Si pensi solo a Maria Pacella, di Quadri, catturata nel pomeriggio del 14 dicembre 1943 e ritrovata morta, legata mani e piedi ad un albero, con evidenti segni di violenza sul suo corpo: i tedeschi la legarono e la violentarono prima di ucciderla con un colpo di arma da fuoco. Oppure, potremmo ricordare Concetta Stromei di Tocco da Casauria, 77 anni, uccisa a calci e pugni da militari tedeschi per aver tentato di proteggere un’altra donna, molto più giovane di lei, dalla violenza carnale. Tutte donne, tutte vittime di una guerra che non avevano voluto e che non avevano sostenuto. È vero che a Pescara non esiste un luogo intitolato a Norma Cossetto, anch’essa vittima della guerra fascista; ma non esiste neppure per altre donne italiane, queste sì senza nessun colore politico. Nel settantacinquesimo anniversario della Liberazione dell’Italia dal fascismo e dal nazismo, intitoliamo a queste Donne un luogo simbolo della Città di Pescara”.