L’AQUILA – Una vita trascorsa tra politica e sindacato, con una vera passione, coltivata fin da bambino ma nota a pochi: la pittura, in tutte le sue sfaccettature.

La parte inedita di Ottaviano del Turco, ex presidente della Regione Abruzzo, già segretario del Partito socialista, ministro delle Finanze con il governo Amato, presidente dell’Antimafia e presidente della commissione Affari sociali dell’Europarlamento, ha la forma di pennelli e colori, con i quali trasmette le emozioni e i sentimenti di una vita intera.

“Dipingo, disegno da quando ero un bambino – racconta Del Turco ad AbruzzoWeb – Appena avevo 100 lire, perché tanto costavano album e colori, correvo a comperarli, trovavo un mio spazio e tratteggiavo su carta ciò che vedevo intorno a me, o anche ciò che sentivo!”.

Nessuna scuola, nessun corso, ma un amore viscerale coltivato seguendo e ammirando alcuni grandi del secolo scorso, come lui stesso tiene a precisare: “Ho seguito pittori che mi hanno aiutato e ispirato a fare cose che non avrei mai potuto apprendere da solo, come per esempio i pastelli di Piero Guccione, assistente di Renato Guttuso e famoso in tutto il mondo”.

“Altro motivo di spunto e ispirazione – continua ancora Del Turco – sono state le case e i villaggi rappresentati da Renzo Vespignani, la cui influenza ritrovo nei miei paesaggi; i tramonti di Collelongo, le albe, gli scorci”.

Collelongo (L’Aquila), è il paese natio dell’ex presidente, dove vive abitualmente a seguito delle vicende giudiziarie che lo hanno coinvolto nel 2008, quando fu arrestato assieme ad alcuni assessori per la vicenda “Sanitopoli” in attesa di giudizio definitivo in Cassazione.

E in questo locus amoenus dipinge, utilizzando la pittura come una terapia, come spiega “mettere su carta, utilizzando i colori, mi ha aiutato a tirar fuori tutto quello che ho dentro, è stata ed è la mia cura, una medicina senza controindicazioni, che mi dona serenità e speranza”.

“La pittura – continua – mi sta dando la forza per andare avanti, senza rassegnarmi alla morte civile conseguente alla mie vicende, che mi hanno prostrato psicologicamente, ma anche fisicamente”.

Non solo i già citati pastelli, ma tante altre le tecniche utilizzate, “dall’acrilico agli acquerelli, a seconda del soggetto scelto, se si tratta, per esempio, di un ritratto prediligo le matite, i pastelli per un paesaggio marino; non ho mai voluto scegliere una sola tecnica, mi sono sempre affidato all’ispirazione del momento”.

E ancora tanta frutta nei suoi dipinti, frutta vera, presa dal suo orto. “Un orto che ha origini secolari e curo insieme alla mia compagna, una vera appassionata di giardinaggio”, rimarca.

A oggi non ci sono state mostre pubbliche per queste opere, che gli amici possono vedere dal vivo in casa sua, o qualcosa tramite il profilo Facebook, “una scelta, dettata dalla necessità di mantenere questa forma d’arte quasi privata”.

Una sorta di rifiuto, per ora, dettato, come aggiunge, da una precisa motivazione: “Non credo che la gente sia realmente interessata alla bellezza o alla qualità dei miei quadri, ma che sia per molti un semplice espediente per entrare a gamba tesa nella mia storia politica o in quella giudiziaria, di cui preferisco non parlare, ma aspetto che sia il futuro a decidere in tal senso”.

Questa ambizione artistica, in un’occasione, come lui stesso racconta, fu utilizzata per una buona causa. “Ero segretario del Psi all’epoca e avevo bisogno di fare una raccolta fondi per pagare la liquidazione a un giornalista dell’Avanti che era venuto a mancare, lasciando la famiglia in una difficile situazione economica – ricorda – Il giornale non disponeva delle risorse per ottemperare alla necessità e mi sembrò giusto utilizzare le mie opere per questa causa, allestendo una personale”.

Un nuovo quadro è il suo ultimo progetto, che racchiude la speranza del futuro, coltivata preparando tele e pennelli. “Sono in procinto di rimettermi al lavoro – svela Del Turco – su un paesaggio di Collelongo visto da una collina; la stessa sulla quale aspetto la fine di questi anni neri. La pittura è un modo come un altro, per me, di tenere un diario, su questi anni e sui miei accadimenti, le mie sensazioni le rappresento non scrivendo pagine, ma riempiendo spazi bianchi di tanti colori”.