L’AQUILA – Sono iniziate le grandi manovre dentro il moribondo Popolo della libertà, ormai scisso in due tronconi: da un lato la rinata Forza Italia dei lealisti berlusconiani, dall’altro il Nuovo centro destra degli scissionisti che hanno seguito Angelino Alfano.
Dopo la prima conta, avvenuta in occasione del consiglio nazionale del partito, disertato dalle colombe alfaniane, è scattata la seconda con la formazione dei gruppi all’interno di Regione ed enti locali.
CHIODI TENTA DI TENERE UNITI GLI EX PDL
Dalle parti dell’Emiciclo, le strade si sono di fatto separate, nonostante i tentativi del governatore Gianni Chiodi di tenere unita la compagine dei 20 consiglieri attualmente iscritti al Pdl a cui, dagli inizi di novembre, è stato aggiunto il suffisso forzista “Fi”.
Le elezioni alle porte, si terranno nella primavera del 2014, inviterebbero a cercare di evitare spaccature clamorose, ma l’insofferenza dei più intransigenti pro-Cav, che spingono per la costituzione del gruppo, potrebbe portare a una deflagrazione della formazione in almeno tre rivoli.
Della “macchina da guerra” di 25 eletti all’indomani delle regionali del dicembre 2008, che assicurava al Pdl l’autosufficienza in Consiglio, in Fi potrebbero ritrovarsi in 12, meno della metà.
I FORZISTI DELL’EMICICLO
Dopo le defezioni di Daniela Stati e Berardo Rabbuffo (trasmigrati in Futuro e libertà), Antonio Prospero (Rialzati Abruzzo), Emilio Nasuti e Nicoletta Verì (misto), degli altri con Silvio Berlusconi sicuramente andranno i pasdaran Riccardo Chiavaroli, Gianfranco Giuliante e Luca Ricciuti, cui al 99% si aggiungeranno Nicola Argirò, Alfredo Castiglione, Mauro Febbo, Paolo Gatti (rientrato nei ranghi dopo il flirt con Fratelli d’Italia), Emilio Iampieri, Nazario Pagano, lo scettico Lorenzo Sospiri e Giuseppe Tagliente.
Chiodi, chiamato a “benedire” l’iniziativa, come detto, ha come primo obiettivo la compattezza della maggioranza, ma messo alle strette non potrà che optare per Fi. Per il momento resta fuori dai giochi l’assessore Luigi De Fanis, agli arresti domiciliari per una vicenda giudiziaria sull’utilizzo dei fondi per la cultura.
GLI ALFANIANI
Con Ncd, invece, l’attuale capogruppo pidiellino, Lanfranco Venturoni, Walter Di Bastiano, Angelo Di Paolo e Nicola Mincone, rimasti fedeli alla pattuglia parlamentare che ha scelto di continuare a sostenere il governo Letta e di seguire Alfano.
Si tratta del ministro Gaetano Quagliariello (napoletano ma eletto in Abruzzo), dei deputati Filippo Piccone e Paolo Tancredi e della senatrice Federica Chiavaroli, che hanno consumato lo strappo con B., a differenza dei colleghi Fabrizio Di Stefano (Camera), Antonio Razzi e Paola Pelino, questi ultimi due inquilini di palazzo Madama.
GLI ALTRI DI CENTRODESTRA
Né con gli uni né con gli altri Emiliano Di Matteo e Alessandra Petri, a pieno titolo ormai nell’Officina dei Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni e Giandonato Morra, transitato con La Destra in occasione delle politiche del febbraio scorso: i tre potrebbero decidere di dare vita a un gruppo tecnico di centrodestra, perché quello è il numero minimo fissato dal regolamento dell’aula.
Resta l’anomalia di Rialzati Abruzzo, costola del Pdl: Prospero è dato più vicino ai falchi, l’assessore Carlo Masci ad Alfano, la soluzione potrebbe essere quella di non smuovere le acque e lasciare la situazione attuale, mentre Nasuti, berlusconiano, potrebbe essere chiamato a prendere una decisione e mollare la poltrona di capogruppo del misto.
COMUNI E PROVINCE
Meno chiara la situazione nelle province e nei comuni capoluogo, dove si assiste a un intreccio di trattative per trascinare quanti più rappresentanti possibili su una sponda o sull’altra.
In termini di poltrone di vertice sono in vantaggio gli alfaniani, che possono farsi forti sull’adesione del sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, e dei tre presidenti di provincia Antonio Del Corvo (L’Aquila), Guerino Testa (Pescara) e Valter Catarra (Teramo).
I forzisti, al contrario, sono il primo cittadino pescarese, Luigi Albore Mascia, e quello teramano, Maurizio Brucchi.
L’AQUILA
Il Pdl, al Comune dell’Aquila, può contare su due consiglieri, entrambi anche assessori provinciali: Guido Liris, che ha aderito a Fi sotto l’ala protettrice dialogante di Chiodi, e Roberto Tinari, sulla stessa scia.
In Provincia, invece, hanno cercato di bruciare i tempi i quattro di Alleanza per L’Aquila, Gianluca Alfonsi, Armando Floris, Gabriele Fulvimari e Fernando Caparso, che hanno annunciato la formazione del gruppo forzista 48 ore dopo lo strappo del consiglio nazionale Pdl, ma sembra ci fosse già la richiesta depositata di Paolo Federico (Per L’Aquila, ma tesserato con il Pdl).
Anche se, in una nota successiva, Alfonsi ha chiarito che la richiesta di istituzione del nuovo gruppo “si risolve in una mera presa d’atto del presidente del Consiglio” per cui la Fi originale è quella loro.
Con Del Corvo e il Ncd il presidente del Consiglio, Filippo Santilli, i pidiellini Pasqualino Di Cristofano (capogruppo in carica) e Salvatore Orsini, nonché Felicia Mazzocchi di Forza L’Aquila.
CHIETI
Condizioni diametralmente opposte tra Comune e Provincia di Chieti. A palazzo di città la scelta di Di Primio, giunta un po’ a sorpresa, potrebbe portare dalle parti degli alfaniani sei o sette dei dieci attuali consiglieri Pdl, con l’onorevole Di Stefano, che siede anche tra i banchi dell’assise civica, resterebbero Emiliano Vitale e Carla Di Biase.
Ma lo spacchettamento inizierà solo dopo l’approvazione del bilancio di previsione dell’ente.
Ribaltato il peso delle forze in Provincia, dove nessuno degli otto consiglieri dovrebbe farsi tentare dalle sirene alfaniane.
PESCARA
Al Comune di Pescara si lavora affinché gli ultimi sei mesi di legislatura procedano senza eccessivi scossoni, se divisione, però, dovesse essere, con Fi si troverebbero gli ex di Alleanza nazionale Vincenzo D’Incecco, Augusto Di Luzio e Sospiri, con Alfano la Chiavaroli e Massimo Pastore.
Il capogruppo, Armando Foschi, salperebbe definitivamente verso FdI, con l’assessore Massimo Filippello che lo seguirebbe nell’avventura.
In Provincia, con il presidente Testa i compagni di Giunta Antonio Martorella e il consigliere Sergio Fioriti, con i forzisti il capogruppo, Angelo Faieta.
TERAMO
L’antica amicizia tra Chiodi e Tancredi, intaccata solo di striscio dalla chiusura traumatica dell’esperienza Pdl, dovrebbe scongiurare una guerra all’ultimo sangue nel Teramano.
In effetti i due continuano a vedersi e sentirsi, e non è escluso che la scissione tra i lealisti berlusconiani e gli altri possa essere governata a tavolino.
Anche se appare in vantaggio, a livello numerico, la squadra di Tancredi, che al Comune può contare sugli assessori Giorgio D’Ignazio, Mario Cozzi e Massimo Tassoni e tra gli altri sui consiglieri Marco Tancredi (fratello del deputato) e Claudio Di Bartolomeo, ex dell’Emiciclo.
Con il trio Chiodi, Gatti e Mauro Di Dalmazio (assessore regionale esterno) tutto il gruppo di “Futuro in” e altri amministratori locali ammaliati dalla bandierina tricolore.
In Provincia, con i berlusconiani Rita Ettorre, Emidio Di Matteo e Massimo Vagnoni, con Alfano il capogruppo, Flaviano Montebello, il presidente del Consiglio, Mauro Martino, e Luca Corona.





