L’AQUILA – Dopo i diverbi nelle riunioni di partito, diventa plateale e si trasferisce sul terreno minato dei social la guerra generazionale nel Partito democratico aquilano, fatta detonare dall’inattesa e fragorosa sconfitta che ha portato Pierluigi Biondi a prevalere su Americo Di Benedetto e diventare nuovo sindaco.
A fronteggiarsi, la triade storica, “percepita come centro di potere”, e i cosiddetti ‘giovani’ rampanti, che “rifuggono lo sguardo”.
Il Pd, insomma, sceglie di lavare i panni sporchi in piazza, con un confronto all’apparenza pacato ma pieno di legnate tra il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci, alfiere dei “giovani” accusati, però, di avere fallito la prova di maturità, e da lui difesi, e la senatrice Stefania Pezzopane, elemento più social della triade composta anche dal vice presidente della Regione, Giovanni Lolli, e dall’ex sindaco, Massimo Cialente.
“Come già emerso nella riunione di giovedì scorso, e pur tornando a ribadire il mio direi naturale affetto e rispetto, non posso che prendere atto di un profondo disaccordo sulla analisi del voto”, scrive Pietrucci, che assicura di non aver mai “inteso o considerato la cosiddetta triade un centro di potere, espressione inquietante, che non si addice a voi, che sempre avete difeso gli interessi e le aspirazioni di questa città, in una fase durissima”.
“Ammetterai però – dice rivolgendosi alla Pezzopane – che una percezione esiste, e di questa percezione non possiamo fare a meno di tenere conto. Perché questa percezione, ora scusami se sono netto per necessità di sintesi, il voto lo ha influenzato, e in parte determinato”.
“Non credo che addebitare la sconfitta a un disimpegno dell’elettorato che aveva scelto noi al primo turno colga appieno le cause delle sconfitta stessa”, taglia corto in conclusione.
La Pezzopane rimprovera di aver dovuto leggere “tue idee sulla stampa, cose che non ho condiviso e che ho ritenuto ingiuste e fuorvianti anche nei confronti di Americo. Lasciarle correre senza interloquire – prosegue – mi sembrava un’offesa alla intelligenza della nostra gente. Ed ho avuto ragione, perché hai cambiato approccio e modalità”.
“Non ho condiviso nemmeno quando all’indomani del voto al primo turno, in un’intervista su Il Centro hai attribuito a te il successo di quel risultato e hai chiamato ‘pietrucciani’ alcuni dei possibili eletti, tra cui il nostro segretario che in quanto tale non può che essere persona libera da ipotetiche correnti o fazioni”, è lo strale.
“Nel Pd non esistono pietrucciani, né lolliani, né tantomeno pezzopaniani che, tra l’altro, suona proprio male”.
La senatrice si dice sicura che “troveremo la giusta sintesi. Magari guardandoci in faccia davanti a un caffè, ultimamente sfuggi lo sguardo, che peccato”, conclude con l’ultima bordata. Alla faccia delle dichiarazioni di prammatica di unità da ritrovare e non ricerca di capri espiatori. (alb.or.)





