L’AQUILA – Il Partito democratico dell’Aquila si prepara ad un congresso unitario.
La ricandidatura del segretario uscente Stefano Albano, infatti, è stata sottoscritta anche dall’ex sindaco Massimo Cialente, l’unico che nei mesi scorsi aveva manifestato l’ambizione di porsi alla guida del partito senza risparmiare stoccate allo stesso Albano e al candidato sindaco sconfitto, Americo Di Benedetto.
Un annuncio deflagrante che innescò più di un malumore.
Oggi, fatti evidentemente i conti anche con gli equilibri interni, che vedono prevalere il segretario uscente, detentore di un maggior numero di tessere, il passo indietro.
“Ho lavorato per cercare di mettere insieme il pezzo più largo possibile del partito, perché la fase molto difficile che ci troviamo ad affrontare richiede unità – dice Albano ad AbruzzoWeb – non è più neanche questione di buonsenso ma di sopravvivenza, ce lo chiedono anche gli elettori. Ci siamo ritrovati molto frammentati dopo le elezioni e abbiamo utilizzato questi mesi per cercare motivi per stare insieme piuttosto che per dividerci. Ho presentato la mia candidatura con il sostegno di 100 firme, il numero massimo previsto dallo Statuto”.
Gli iscritti al Pd dell’Aquila sono circa 400, che arriverebbero a 500 con i rinnovi ancora da ultimare, di cui un centinaio nuove iscrizioni.
“No, non sono tutti mutuati”, dice il segretario difendendosi dalle voci che attribuiscono il gran numero di tesserati alla forza del padre Vito, medico e consigliere comunale, ma ammette che “c’è una componente molto numerosa di Giovani democratici, ma chi ha lavorato è chiaro che è stato molto a contatto con me, a differenza di chi si ricorda del partito solo quando gli serve”.
“Il rapporto con Cialente è stato costruito negli organismi, fuori non ci sono mai state interlocuzioni – continua il segretario – riconosco il suo gran lavoro da sindaco e ciò che rappresenta, ha posto questioni molto valide ma che tutti noi ritenevamo importanti, come quella della necessità di ritrovare una rotta per un partito di governo che diventa di opposizione”.
“Ora ci sarà una rivoluzione dell’organizzazione interna del partito, occorre trovare una rotta che non metta in campo un’unità di facciata ma metta in evidenza grandi questioni strategiche per la città, su cui vogliamo ricostruire il nostro futuro politico, quello del 13 gennaio più che un congresso sarà una conferenza programmatica”.
Anche all’Aquila, poi, come nel resto del Paese, il Pd guarda con preoccupazione all’erosione del consenso da parte del neonato cartello di sinistra Liberi e Uguali, cui sono confluiti i fuoriusciti dai dem, “non tanto per i numeri, visto che la perdita è stata tutto sommato limitata nel numero di iscritti, che non raggiunge neanche le 30 persone, ma per la qualità e l’importanza dei ruoli che hanno ricoperto, persone di cui abbiamo grande stima e qui ci è stato un risvolto umano, se altrove la scissione è avvenuta tra fischi e insulti, qui a occhi lucidi e abbracci”.
Alle elezioni politiche di primavera, aggiunge Albano, “ci sarà uno scontro duro nei collegi, è vero, ma la mia segreteria è stata sempre molto chiara e netta sulla tesi dell’autosufficienza che fa acqua da tutte le parti, l’impegno deve essere quello di rimettere in campo il cantiere del centrosinistra”.





