L’AQUILA – Il Partito democratico non è credibile sulle manifestazioni in difesa della sanità pubblica. Lo stesso la Cgil, il cui segretario generale, Maurizio Landini, omette di ricordare che sono ormai quarant’anni che la sanità – così come la scuola e altri diritti sociali universali – sono stati messi sul mercato come qualsiasi altra merce.

Questo processo mercatista ha avuto una accelerazione possente e vorace con l’arrivo della Troika in Italia nel 2011. Pd e Cgil furono sostenitori convinti delle politiche di deflazione e di austerità suggerite da duo Trichet-Draghi. E in questi anni, la Cgil è stata un “serbatoio” di deputati per il Partito democratico.

Un partito che mai ha fatto vera autocritica sugli svariati provvedimenti che hanno di fatto affossato una legge voluta da una combattente antifascista come Tina Anselmi: ricordiamo tutti la Commissione Onofri, per poi introdurre il ticket sul pronto soccorso.

Ancora oggi mi sforzo di capire chi abbia avuto una idea simile, ma uno degli scopi era quello di racimolare soldi per entrare nell’Europa dei parametri rigidi e definiti. E pare – nota bene: pare – che in quel momento né Romano Prodi né Rosy Bindi sapessero.

Occorre dunque ricordare quanto scriveva Luigi Pintor (da Il Manifesto del 21 marzo 1997) su questa questione del ticket: “Dice che con queste misure la Ragioneria dello Stato incasserà ben 300 miliardi, che, aggiunti al contributo di solidarietà sulle pensioni di anzianità, ci faranno entrare in Europa oppure in Uganda, non so. E pensare che una volta volevamo l’immagine al potere. Non dirò che i beni patrimoniali, nel Regno o nella Repubblica d’Italia, sono calcolati in quattro milioni di miliardi e che un contributo, non solidaristico ma filantropico (lo 0,02 per cento) da parte di una frazione (i 3/5) dei loro detentori sarebbe più proficuo del ticket di un infortunato”. E allora, caro segretario provinciale aquilano Marrelli, di proposte concrete e fuori dalla pubblicità politica ve ne sarebbero a sufficienza per invertire la rotta e magari seguendo l’esempio dei sindacati conflittuali francesi.

Per questa strada, magari impervia ma dritta, andrebbe fatta la semplice proposta di togliere tutte le competenze in tema di sanità dalle regioni e restituirle allo Stato. E nello stesso momento togliere da ogni ospedale da ogni presidio sanitario la parola azienda e restituire dignità al ministro Tina Anselmi, scolpendo su questi edifici l’epigrafe Ulss.

E così va cambiata immediatamente tutta la filiera formativa e di legge sulle facoltà di Medicina e Infermieristica, evitando che che i nostri giovani formatisi nelle nostre università scappino in Germania perché meglio pagati. Si tratta di emigrazione poco simmetrica. Noi forniamo manodopera qualificata e un Paese più ricco continua ad accrescere la forza a scapito di altri. Non è un scambio alla pari: chi ci guadagna?

Inoltre, risolvere subito con una vertenza sindacale il problema dei precari a tutti i livelli, togliendo di mezzo le cooperative con tutto l’armamentario di ricatti in tema di lavoro e di prestazioni spesso servili, con un neofeudalesimo contrattuale.

La contrattazione deve essere tutta pubblica. Nel mentre si ricentralizzino le funzioni: gli incontri vanno espletati in sede regionale, eliminando la funzione del manager che confligge come principio e interesse all’universalità della salute.

Va poi ribadito che quando un essere umano riceve una cura, non si tratta di un servizio, ma di qualcosa universalmente riconosciuto e che non può avere misura di mercato.

Tutto richiede finanziamento? Ebbene sì. I soldi ci sono. Una parte sono quelli suggeriti da Pintor.

Basta trasformare il prelievo da Lira ad Euro. Gli altri vanno richiesti al governo centrale attraverso un vertenza sulle questioni della spesa sociale complessiva. Noi in questi anni abbiamo vissuto al di sotto delle nostre possibilità. Altro che la propaganda a reti e agglomerati politici unificati. Come ci ricorda continuamente lo studioso Pasquale Cicalese, l’economia italiana abbonda di liquidità.

Ce lo ricorda la “mitica” (?) Europa: la posizione finanziaria netta estera d’Italia si collocherebbe al 12% del Pil.

Ecco, invece di favorire la rendita speculativa, si potrebbe finanziare lo stato sociale e favorire, sempre per dirla con Cicalese, il salario globale di classe. Invece di fare le sfilate di sabato, andrebbe fatta una mobilitazione alla francese assumendo politiche che ribaltino la famosa austerità espansiva.

Quanto al Pd, a parte ciò che ho appena ricordato, sembra che si muova su quei percorsi di tutte quelle formazioni per cui quando sei all’opposizione fai la manica larga, tranne poi cambiare carte in tavola.

Lo hanno fatto i Cinque Stelle, lo ha fatto in modo ancora più clamorosa l’attuale governo. Più realista del maggiordomo del capitale finanziario mondiale, quel Mario Draghi che più di tutti ha collocato con ancora più forza di altri il nostro Paese come colonia prima americana e poi europea.

* Esponente di lungo corso della sinistra di classe aquilana