L’AQUILA – “La semplificazione o lo schematismo linguistico del ‘Patto per l’Abruzzo’ non riescono a nascondere la situazione complessa in cui si trova a vivere la Regione in questa fase”.
È quanto afferma il segretario provinciale aquilano dei Comunisti italiani Angelo Ludovici.
“Da due anni la Regione è tornata indietro di alcuni decenni in termini di sviluppo – precisa Ludovici – considerando che il Pil s’è ridotto di almeno il 6%, la disoccupazione è quasi a due cifre (9,4%), la cassa integrazione è a livelli stratosferici (oltre 25 milioni di ore nel 2010)”.
“Il documento è stato sottoscritto da 50 enti, organizzazioni sindacali, associazioni e partiti, compreso il gruppo consiliare regionale del Pdci. La sottoscrizione da parte del partito a cui faccio riferimento è un dato importante ed è un’assunzione di responsabilità rispetto alla gravità della situazione. Il problema è che il documento presenta delle debolezze politiche che vanno approfondite e chiarite”, aggiunge l’esponente comunista.
“In fondo – prosegue Ludovici – mentre il presidente inneggia al fatto che il debito della sanità s’è ridotto, gli abruzzesi si trovano a pagare l’aumento dell’accise sui carburanti per ripianare proprio il debito della sanità. Se in una Regione le uscite sono superiori alle entrate, se il costo della sanità si aggira sull’87% del bilancio, ogni discussione sul ‘rilancio della competitività delle imprese’, sulla ‘crescita occupazionale qualificata’, sul ‘benessere dei cittadini e dei lavoratori ed il recupero del valore della responsabilità quale fattore di sviluppo e democrazia reale’, sono parole vuote e senza significato”.
“È questa approssimazione che deve preoccupare – conclude Ludovici – non si capisce bene dove avviene non solo il vincolo tra i sottoscrittori ma anche lo scambio politico tra forze economiche e sociali. Se non è chiaro questo rapporto, le premesse perché il documento sia l’inizio di un percorso, diventa impraticabile. Se ognuno pensa di aver fatto prigionieri il documento è l’ennesimo atto per giustificare percorsi politici autonomi e non condivisibili”.





