L’AQUILA – La riperimetrazione del Parco regionale Sirente-Velino approda oggi in Commissione Ambiente e gli ecologisti insorgono contro sindaci e Regione.

“Senza alcuna base scientifica e per puri motivi localistici”, accusano in una nota Appenino ecosistema, Wwf, Lipu, Altura e Salviamo l’orso, si procede ad una ridefinizione dei confini che comporterà “una perdita secca di quasi tutto il versante sinistro orografico della Valle dell’Aterno e di una superficie di circa 5-10.000 ettari, pari al 10-20 per cento dell’intera superficie protetta, in zone caratterizzate da habitat e specie prioritarie a livello europeo, destinate secondo il (mai approvato) Piano del Parco a divenire zone ‘B’ di Riserva Generale”.

“A fronte dell’attuale situazione di crisi, malfunzionamento e malcontento generalizzato, il futuro del Parco regionale Sirente Velino potrebbe ormai essere segnato per sempre”, è il timore delle associazioni.

Gli ecologisti chiedono invece che sia rispettata la legge con l’approvazione del Piano del Parco o, in alternativa, la sua trasformazione in Parco nazionale e accusano “alcuni agguerriti sindaci (soprattutto dei paesi della Valle Subequana) e alcuni ambientalisti della zona” che “con la benedizione del noto ‘ambientalista’ presidente della Commissione Pierpaolo Pietrucci” starebbero perpetrando la riperimetrazione.

“Si punta insomma ad avviare lo smantellamento del Parco, senza pensare che la legge regionale prevede che l’adozione formale del Piano del Parco sarebbe già dovuta avvenire da oltre vent’anni, secondo le procedure previste dalle tre precedenti leggi, mai attuate, che ne prevedevano l’entrata in vigore entro 6 mesi (nel 1989), entro 18 mesi (nel 2000) ed entro 18 mesi (nel 2011), nonché la possibilità di esercitare i poteri sostitutivi da parte della Giunta regionale”.

Le associazioni ecologiste affermano che, a fronte della ormai conclamata mancanza di volontà di sindaci e Regione di approvare finalmente il Piano del Parco, rendendolo realmente operativo e rilanciandone così le attività, l’unica soluzione per assicurare un’efficace protezione agli ecosistemi del massiccio del Velino Sirente è rinunciare alla tutela regionale e passare decisamente all’istituzione del progettato Parco nazionale.

“La mancata gestione del Parco regionale da parte della Regione in questi 28 anni – affermano – lo ha reso di fatto un vero e proprio ectoplasma, impedendone il funzionamento e qualsiasiricaduta positiva sul territorio: non resta quindi che concludere una volta per tutte questa storia di croniche inadempienze, affrancando il Sirente Velino dalla tutela regionale”.

“La proposta di istituzione del Parco nazionale del Velino Sirente, lanciata all’inizio di quest’anno da Appennino Ecosistema, comprende infatti l’approvazione della zonazione del territorio (secondo la bozza già elaborata dagli esperti di Appennino Ecosistema) fin dal momento dell’istituzione del nuovo Parco Nazionale. La zonazione prevista dal Piano del Parco Regionale avrebbe potuto lanciare una gestione del territorio scientificamente fondata ed adeguata da un lato alle sue qualità ecologiche e dall’altro alle attività umane con queste compatibili”.

“Senza il Piano del Parco, permangono invece in vigore in modo ‘provvisorio’ (da ormai quasi trent’anni!) assurdi ed immotivati divieti di assoluta inalterabilità dei luoghi, su tutto il territorio del Parco, persino nei centri abitati e nelle zone agricole, che fanno degli abitanti di tutti i Comuni compresi nel Parco veri e propri ostaggi della mancata applicazione della legge e dell’assoluta discrezionalità dell’Ente Parco per le autorizzazioni relative a qualsiasi intervento sul territorio”.

La proposta di istituzione del Parco nazionale aveva trovato il sostegno aperto delle amministrazioni comunali di Ocre, San Demetrio ne’ Vestini e Magliano de’ Marsi, il sostegno condizionato di quelle di Lucoli e L’Aquilae l’interesse a vagliare la proposta di molti altri sindaci, nonché – ricordano gli ambientalisti – del presidente della Commissione Territorio e Ambiente della Regione, che sembra ora aver invece imboccato un’altra strada.