CASALINCONTRADA – “Come associazione nazionale di 545 comuni siamo accanto ai cittadini, al sindaco e all’amministrazione di Casalincontrada (Chieti) per difendere un territorio caratterizzato da produzione agricola di qualità, minacciato da un parco agrivoltaico che ne comprometterebbe perennemente lo sviluppo. Siamo disponibili al supporto, a iniziative di protesta e anche a sostenere ricorsi in tutte le sedi”: lo dichiara Angelo Radica, presidente dell’Associazione Nazionale Città del Vino.

Radica prosegue: “Sia in sede di approvazione della legge nazionale che di quella regionale sulle cosiddette aree idonee abbiamo come Città del Vino presentato emendamenti che tutelavano le aree agricole da questo tipo di investimenti: tutti bocciati, a testimonianza di un orientamento, del governo e della maggioranza nazionale e regionale, insensibile al tema. Siamo assolutamente favorevoli allo sviluppo delle energie rinnovabili, ma senza danneggiare il paesaggio e l’agricoltura di pregio. La vicenda di Casalincontrada rappresenta la conseguenza di un frettoloso atteggiamento di chiusura – vale anche per le proposte delle associazioni agricole, del Consorzio tutela Vini, delle associazioni di Comuni, tutte respinte – che ha portato a scrivere una legge regionale che non risponde alle esigenze dell’agricoltura abruzzese. A livello nazionale, l’accoglimento degli emendamenti proposti da Città del Vino, e fatti propri dal senatore Michele Fina, avrebbe evitato i problemi di Casalincontrada. Ma sono stati bocciati in Commissione dalla maggioranza di governo”.

“Il Manifesto che Città del Vino ha presentato nel 2024 assieme all’Associazione Nazionale Città dell’Olio indica tra le altre cose: una semplificazione delle procedure autorizzative per l’installazione di impianti di produzione di energia rinnovabile che sia, tuttavia, garante e tutelante del territorio, dell’ambiente, del paesaggio e del benessere delle comunità locali; la collaborazione tra il governo centrale e le amministrazioni regionali per garantire un approccio armonizzato e coerente su tutto il territorio nazionale; l’elaborazione di Piani Energetici Regionali (PER) dettagliati, tenuto conto delle specificità territoriali e coinvolgendo le comunità locali.”

“L’individuazione delle aree idonee da parte delle Regioni un approccio integrato e sistemico che consideri criteri ambientali, tecnici, produttivi, economici, sociali, normativi, di sicurezza e tecnologici limitando l’installazione degli impianti di energia rinnovabile a edifici, zone industriali o commerciali, aree degradate e di bonifica, cave, discariche o altre aree già compromesse; l’individuazione delle aree idonee da parte delle Regioni coinvolgendo le Province, i Comuni e le comunità locali in funzione delle rispettive esigenze e dei diversi interessi, tra cui quelle della conservazione del territorio, dell’ambiente e del paesaggio; l’istituzione di Comitati tecnico-scientifici e Tavoli di monitoraggio a livello regionale che coinvolgano attivamente e rappresentino tutti i portatori di interesse”.

“Il medesimo Manifesto esplicita contrarietà: alla individuazione delle aree idonee da parte delle Regioni solo sulla base dell’esistenza di vincoli ambientali e paesaggistici, della presenza di zone protette, parchi nazionali e regionali, di aree di pregio storico-culturale e di zone agricole di alta qualità, senza considerare tutti gli aspetti ambientali, sociali, culturali, produttivi, paesaggistici ed economici connessi all’installazione di impianti di energia rinnovabile in un determinato territorio; alla semplificazione e all’accelerazione dell’iter autorizzativo se questo si traduce in valutazioni non accurate delle aree considerate idonee che tengono parzialmente conto di tutti gli aspetti ambientali, sociali, culturali ed economici connessi all’installazione di impianti di energia rinnovabile; a progetti calati “dall’alto” senza un coinvolgimento delle comunità locali e senza una co-progettazione partecipata dell’installazione degli impianti di energia rinnovabile; all’uso di aree agricole utilizzate e produttive per l’installazione di qualsiasi impianto che consumi, limiti la fertilità o distrugga il suolo agricolo; all’utilizzo di aree agricole di alto valore  per l’installazione di impianti di energia rinnovabile; alla titolarità degli impianti realizzati su suoli agricoli delle imprese del settore energetico anziché degli imprenditori agricoli”.