ROMA – Papa Leone ha revocato il Motu proprio del 2021 di papa Francesco che, a causa dell’emergenza dettata allora dalla pandemia di Covid-19, decurtava il salario di porporati, capi e segretari dei Dicasteri, chierici o religiosi.
“A decorrere dal 1° settembre 2026, la Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio Un futuro sostenibile, del 23 marzo 2021, è abrogata, facendo tuttavia salvi, in via definitiva, gli effetti prodotti nel periodo della sua vigenza, ivi compresi gli effetti prodotti dalla sospensione della maturazione degli scatti biennali di anzianità di cui all’art. 5, che rimane definitivamente acquisita”, stabilisce Leone nel documento reso noto nel giorno del 71esimo compleanno.
Un cardinale che ricopre un incarico nella Curia romana, riferisce Il Messaggero, percepisce indicativamente tra 4.500 e 5.000 euro al mese, con un sistema che comprende anche l’alloggio. A questo si aggiunge il cosiddetto “piatto cardinalizio”, quantificato in circa 1.500 euro e spettante ai membri del Sacro Collegio, che attualmente conta 240 cardinali.
Un vescovo o un arcivescovo posto a capo di un Dicastero si colloca invece generalmente in una fascia compresa tra 3.000 e 4.000 euro mensili. Lo stipendio di un parroco ad oggi ammonta all’incirca a 1.200 euro mensili.
Va detto però che ogni Stato e ogni Chiesa locale dispone di propri sistemi di sostentamento del clero e di remunerazione dei sacerdoti e dei vescovi, distinti e autonomi rispetto a quello applicato ai dipendenti e ai vertici della Santa Sede.
Tra i cardinali c’è anche l’ascolano Giuseppe Petrocchi, già arcivescovo metropolita dell’Aquila.
“Quelle misure di contenimento salariale adottate dal mio Predecessore con la Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio ‘Un futuro sostenibile’, del 23 marzo 2021, che furono necessarie anche per far fronte all’eccezionale sfida della pandemia, e che vennero già parzialmente modificate, mediante l’abrogazione dell’articolo 3, con Rescriptum ex Audientia del 16 giugno 2025, possono ora essere superate – scrive Papa Leone – nella certezza che le Istituzioni della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano proseguiranno, con strumenti diversi, nell’impegno di garantire la sostenibilità economica”.
In buona sostanza, con il nuovo documento di Papa Leone, in materia di stipendi ai cardinali e ai superiori, si è tornati alla normalità dal 1 settembre (anche se il Motu proprio è stato reso noto solo oggi). I tagli applicati sino a fine agosto (come pure il congelamento degli scatti biennali di anzianità) non verranno recuperati perché – come ha scritto lo stesso Papa – il Motu proprio non ha effetto retroattivo. Il “Covid – riassumono all’Adnkronos alti prelati in Vaticano – è stato un massacro, soprattutto per il calo degli introiti dei Musei vaticani” chiusi per la pandemia. Ora il Pontefice, sicuramente anche grazie agli introiti del Giubileo, ha valutato che “quelle misure di contenimento salariale” adottate da Bergoglio “possono ora essere superate”.





