L’AQUILA – “Sono certo che Luciano D’Amico, essendo lui il coordinatore del ‘Patto per  l’Abruzzo’ e il candidato presidente di tutto il centrosinistra della regione, sapesse benissimo che la sua intervista rilasciata al Centro il giorno dei funerali di Papa Francesco non potesse passare inosservata. Quello che afferma il leader di una comunità politica che rappresenta il 47% degli elettori abruzzesi è di per sé un giudizio politico che non può rimanere confinato nella sua sfera personale e necessariamente viene recepito dai lettori come la posizione di tutta la comunità che rappresenta”.

Così in una lunga nota, il segretario regionale di Demos, Alfonso D’Alfonso, uno dei maggiori sostenitori della candidatura alla presidenza del leader di Patto per l’Abruzzo, Luciano D’Amico, prende le distanze dall’ intervista rilasciata dal suo compagno di coalizione al quotidiano Il Centro sull’operato di Papa Francesco.

“Se così non fosse, il quotidiano del gruppo Pierangeli (sanità privata) non gli avrebbe dedicato l’intervista e concesso due pagine – prosegue D’Alfonso -. Non voglio entrare nel merito dei contenuti dell’intervista stessa in quanto è chiaro che il vero obiettivo di questa operazione mediatica non è nelle singole argomentazioni affrontate ma nel posizionamento politico sul fronte di un laicismo radicale estraneo sicuramente ai nostri valori, e qui mi esprimo limitatamente come Democrazia Solidale, senza voler minimamente interpretare il sentire della coalizione. Ci sono temi e giudizi che pur non riguardando direttamente il programma regionale sono comunque dirimenti e lo sono ancora di più se pronunciati in un giorno particolare, quando la quasi totale comunità mondiale testimonia il contrario del pensiero del nostro leader regionale”.

Secondo il segretario regionale di Demos, “non è certamente né la ricerca del consenso, né della visibilità, ma la coerenza ai nostri valori fondanti che coincidono perfettamente con il messaggio rivoluzionario e dirompente per la sua semplicità che ci lascia Francesco sia come inestimabile eredità alla comunità di credenti ma anche come, nel nostro caso, di comunità politica progressista che si batte per demolire muri e steccati e non per costruirne altri a prendere una posizione netta e chiara”.

“Poche ore prima di morire Papa Francesco ha lanciato un ultimo e potentissimo messaggio contro i costruttori di muri non concedendo l’udienza al nuovo vicepresidente americano Vance, scegliendo di salutarlo brevemente  e donando due uova di Pasqua ai suoi bambini per privare di qualunque significato politico i pochi minuti dedicati alla famiglia e non al V.P. americano – spiega ancora -. Per chi non lo sapesse il vero ispiratore politico del sovranismo trumpiano e punto di riferimento della destra italiana è proprio lui e Francesco fino alla fine ha indicato la via maestra. Far finta  di niente e sperare che qualche ora o giorno in più  di silenzio stemperasse la forza dirompente di quell’intervista tra i vertici e la gran parte del nostro elettorato è illusorio. La nostra, seppur piccola, comunità politica regionale, insieme a quella nazionale, condivide appieno il pensiero e gli insegnamenti del Papa che ci ha appena lasciato mentre riteniamo sbagliata in primo luogo nei tempi e poi per gli inevitabili effetti politici destabilizzanti che sta già provocando l’intervista di D’Amico”.

“Credo sia un esercizio inutile soffermarsi sui contenuti in quanto non ritengo credibile che il vero obbiettivo fosse  stigmatizzare il comportamento di chi si è recato a rendere omaggio alla Salma per farsi un selfie – conclude -. Di questo sono convinto anche se sarò felice di sbagliarmi”.