L’AQUILA – “La visita pastorale di Papa Francesco si inserisce nella tradizione secolare della Perdonanza, raccoglie questo patrimonio, nato dall’iniziativa geniale di Celestino V e lo proietta a livello universale. Il messaggio di Papa Francesco come quello di Celestino, è concentrato sulla misericordia, l’anima dell’annuncio del Vangelo”.
Sono le parole, nell’intervista ad Abruzzoweb, del cardinale Giuseppe Petrocchi, arcivescovo metropolita dell’Aquila.
Al centro dell’interlocuzione la visita pastorale, nella mattina del 28 agosto, di Papa Francesco, in occasione della Perdonanza celestiniana, nel suo momento più intenso e solenne, l’apertura e l’attraversamento della porta Santa della basilica di Collemaggio, per l’ottenimento del perdono dai peccati. Una storica visita che ha tra i principali artefici l’autorevole cardinale Petrocchi.
Prima di papa Francesco, sono venuti a l’Aquila, Papa Giovanni Paolo II, nel 1980, e Papa Benedetto XVI, nel 2009, dopo il devastante terremoto.
Spiegando la genesi di questa storica visita, rivela Petrocchi: “sono stato ricevuto in udienza il 4 giugno del 2021, e nel corso di quel colloquio sono stati toccati i temi della situazione aquilana a cui il Papa è sempre stato molto attento. Mi ha chiesto notizie sull’andamento della ricostruzione post sismica, e in generale sulla situazione ecclesiale. Quel giorno la provvidenza ha aperto una porta. Io l’ho pertanto invitato a venire in visita pastorale in occasione della Perdonanza, non quella del 2021, visti i tempi oramai troppo stretti, ma in quella del 2022. Questa richiesta ha trovato da parte di Papa Francesco un ascolto benevolente, che mi ha commosso. E mi ha detto che si sarebbe rivolto alla Prefettura della casa pontificia, per esaminare il calendario degli impegni del 2022. La conferma c’è stata data a giugno di quest’anno, esattamente un anno dopo”.
Il Papa arriverà in elicottero allo Stadio Gran Sasso di L’Aquila, poi in auto raggiungerà Piazza Duomo dove accompagnato dal cardinal Petrocchi entrerà nel Duomo ancora disastrato dopo il terremoto del 2009 e sul sagrato rivolgerà un saluto ai familiari delle vittime del sisma, alle autorità e ai cittadini. Infine trasferimento in papamobile alla basilica di Santa Maria in Collemaggio per la Santa messa, l’omelia, l’Angelus e il rito dell’apertura della Porta Santa.
Una ricorrenza quella della Perdonanza, oggi come nel settembre del 1294, che rappresenta il primo vero giubileo della storia, istituito proprio dall’eremita molisano Pietro Angelerio papa con il nome di Celestino V, per soli quattro mesi, dall’agosto al dicembre del 1294, per poi fare “per viltade il gran rifiuto”, per usare le immortali parole di Dante Alighieri nel terzo canto dell’Inferno. Scelta che Celestino V motivò “per umiltà e debolezza del mio corpo e la malignità della Plebe, al fine di recuperare con la consolazione della vita di prima, la tranquillità perduta”.
“ll tema della Perdonanza ha una molteplicità di dimensioni – spiega Petrocchi -, ha un’ampiezza che tocca la storia intera, ed anche quella contemporanea, in modo diretto. Il magistero di Papa Francesco tocca tre polarità strettamente connesse: la pace, e la pace esige la giustizia, che a sua volta non si afferma senza la misericordia. La condizione della pace è però il perdono, ed oggi in un contesto internazionale segnato da conflitti sanguinosi, in varie parti del mondo, e purtroppo dalla guerra qui nel cuore dell’Europa, in Ucraina, non possiamo non raccogliere questo insegnamento. Il perdono è del resto fondamentale in tutte le relazioni, non soltanto istituzionali e comunitarie, ma anche in quelle interpersonali. Per esempio in una famiglia se quotidianamente non si esercita l’arte del perdono, è facile che le vie della comunicazione restino intasate, che si creino barriere, e quindi incomprensioni, rivendicazioni, e a volte aperta conflittualità. Perdonare però non significa far finta di niente, dimenticare ciò che è successo, non tener presente l’avvenimento anche con la sua valenza dolorosa. Perdonare significa mettere in campo la convinzione che il male deve essere superato attraverso il bene”.
Altra novità è che la scelta dei principali figuranti del corteo che quest’anno si svolgerà il 23 agosto, sono tutti stranieri
La scelta della Dama della Bolla – colei che porterà l’astuccio nel quale, per secoli, è stata custodita la Bolla celestiniana – è caduta su Kawsar Abulfazil, 27 anni, rifugiata afgana, arrivata in città il mese scorso grazie ai corridoi umanitari e ospitata dal Comune dell’Aquila in collaborazione con la casa del volontariato. E’ stata program analyst per l’UNWomen, l’organo delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere e l’emancipazione delle donne.
Giovin Signore – colui che porterà il ramo d’ulivo, sulla cui testa è incastonato il sigillo civico dell’Aquila, che viene utilizzato per percuotere 3 volte la Porta Santa – sarà Shihong Fu, 26 anni, cinese, fisico, ricercatore presso i Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’Aquila.
Dama della Croce sarà Adriana Carolina Pinate, 39 anni, venezuelana, urbanista, ricercatrice in Economia applicata presso il Gran Sasso Science Institute dell’Aquila.
“Un segnale che va accolto con un apprezzamento, che segna la valenza internazionale della Perdonanza. E con anche la speranza che trovi risonanza larga, in tutte le istituzioni. Il messaggio che ci arriva dal Vangelo non soltanto ci apre la strada per andare in cielo, ma anche per camminare bene sulla terra, quindi il tema della fraternità ha anche una traduzione in termini di comprensione razionale ed etica, e la Perdonanza può essere proposta a livello globale proprio perché contiene in sé questi contenuti”, afferma Petrocchi.
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