PESCARA – Da un confronto tra l’intero 2019 e i primi sei mesi di quest’anno, compresi quelli segnati dal lockdown, i pasti serviti nelle mense della Caritas sono stati superiori del 58% rispetto a tutti i pasti serviti nell’anno precedente. Il centro di ascolto ha registrato un boom di telefonate richieste di aiuto. Negli empori della solidarietà dei minimarket con i beni essenziali alimentari in cui le famiglie in difficoltà possono rifornirsi con la scheda punti si è registrato un incremento del 33% in soli cinque mesi rispetto a tutte le schede distribuite nel 2019. Tra i nuovi utenti tante donne con figli minori e piccoli imprenditori caduti in disgrazia.
I dati sono forniti ad Abruzzoweb da Giannicola D’Angelo, responsabile dell’Osservatorio diocesano povertà e risorse della Caritas di Pescara.
Numeri che fotografano l’impoverimento generalizzato provocato dalla pandemia nel principale bacino di utenza per l’assistenza sociale in Abruzzo, quello del pescarese, e dunque termometro anche per l’intera regione.
“Quello che preoccupa – spiega D’Angelo – è che anche con la fine del lockdown le richiesta di aiuto sono diminuite di poco, a conferma che l’emergenza ha lasciato ferite profonde che per rimarginare avranno bisogno di molto tempo”.
In attesa del rapporto regionale focalizzato sull’Abruzzo per l’intero 2020, che sarà presentato a fine anno, la situazione in Abruzzo sembra confermare i numeri del rapporto nazionale della Caritas secondo il quale, tra maggio e settembre 2020, confrontando i numeri con gli stessi mesi del 2019, l’incidenza dei “nuovi poveri” per effetto dell’emergenza Covid passa dal 31% al 45%. Ovvero quasi una persona su due che si rivolge alla Caritas lo fa per la prima volta.
Una emergenza non solo sanitaria, ma anche sociale, destinata ora ad aggravarsi in conseguenza delle nuove limitazioni imposte all’attività economiche e alla mobilità delle persone con i dpcm del premier Giuseppe Conte, volte a contenere il diffondersi dell’epidemia fuori controllo e che ha provocato finora più di 70mila morti.
“Tra il profilo dei nuovi poveri – spiega poi D’Angelo – spicca quello della donna con figli minori. Sono loro a pagare un prezzo molto alto alla crisi pandemica, ed è una triste realtà che incide anche sul tema della parità di genere, sull’autodeterminazione e accesso al mondo del lavoro, già penalizzato da parte delle donne”.
Tra i nuovi poveri come prevedibile ci sono anche non pochi piccoli commercianti, “costretti a chiudere le loro attività, come può essere un bar, una pizzeria, un negozio di abbigliamento e che raccontano come non siano riusciti a superare la crisi determinata da mesi di chiusure e crollo della clientela e della domanda. La cosa che più addolora e che non riescono a vedere la luce in fondo al tunnel.
Nonostante tutto D’Angelo una luce riesce comunque a vederla.
“Non siamo preoccupati dal fatto che con le nuove misure restrittive che stanno penalizzando vari settori della vita produttiva, aumenterà in maniera ancora più intensa la richiesta di assistenza. E questo perché in occasione della fase più acuta dell’emergenza tra febbraio e maggio si è attivata intorno a noi, a supportarci, una straordinaria rete di solidarietà da parte di tantissimi abruzzesi. Ecco, è forse da questo che bisogna ripartire, trovando un motivo di speranza e ottimismo”.






