L’AQUILA – Palazzo di giustizia dell’Aquila blindato questa mattina in occasione dell’udienza in Corte di assise al termine della quale sarà letta la sentenza per i tre palestinesi accusati di terrorismo internazionale. Una vigilanza rafforzata a fronte del fatto che due magistrati sono sotto scorta.
Si tratta del sostituto procuratore della Repubblica, Roberta D’Avolio, di Avezzano (L’Aquila), che in questo processo sostiene l’accusa, e di Giuseppe Romano Gargarella, di Lanciano (Chieti), presidente del collegio giudicante.
Davanti al palazzo di giustizia ci sarà un sit-in a sostegno degli imputati come avvenuto in altre fasi del processo, manifestazioni che si sono svolte sempre all’insegna della correttezza sotto il profilo dell’ordine pubblico ma da attenzionare con la massima cura da parte delle forze dell’ordine anche perche si temono infiltrazioni di anarchici estranei al movimento pro-Pal. Insomma il capoluogo di regione, per solito fuori da certe dinamiche di politica estera ed eventi bellici, si trova al centro di vicende dalla caratura mondiale sotto il profilo giudiziario.
Sotto processo, con accuse tutte da provare, ci sono tre cittadini palestinesi, Anan Yaeesh, Ali Irar e Mansour Doghmosh, accusati di associazione con finalità di terrorismo. La Procura, tramite il pm D’Avolio, ha chiesto condanne fino a 12 anni per Yaeesh, 9 per Irar e 7 per Doghmosh. La Corte d’Assise dell’Aquila è chiamata, dunque, a pronunciarsi in un processo che incrocia anche il tema della qualificazione giuridica dei fatti contestati, tra terrorismo e azioni riconducibili a un contesto di conflitto.
I tre, cui è contestata l’associazione a delunquere, avrebbero operato in città da un piccolo appartamento preso in affitto nel capoluogo di regione. Secondo gli investigatori, a vario titolo, facevano proselitismo e pianificavano attentati, anche suicidi, contro obiettivi civili e militari in territorio estero. Uno di questi piani, ad esempio, mirava a colpire un insediamento ebraico.
Le indagini della Digos dell’Aquila e del Servizio per il contrasto al terrorismo internazionale della Direzione centrale della polizia di prevenzione hanno sostenuto la tesi dell’esistenza di una struttura operativa militare denominata Gruppo di Risposta Rapida – Brigate Tulkarem, articolazione delle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa, riconosciuta quale organizzazione terroristica dall’Unione Europea, che si propone di compiere atti di violenza con finalità di terrorismo anche contro Stati esteri.
Nel corso del dibattimento, la difesa ha contestato l’impianto accusatorio, sostenendo che non sarebbero emersi elementi diretti di atti violenti contro civili attribuibili a Yaeesh e che, per Irar e Doghmosh, le contestazioni si baserebbero soprattutto su chat e conversazioni in lingua araba, di cui i legali mettono in dubbio traduzione e interpretazione, richiamando perizie di parte.
Gli avvocati Flavio Rossi Albertini e Ludovica Formoso hanno chiesto l’assoluzione dei loro assistiti perchè il fatto non sussiste. «Processare questi uomini – ha affermato Albertini nella precedente udienza – significa ignorare che le loro azioni siano state condotte a danno di una potenza occupante, la cui presenza in quei territori è stata più volte dichiarata una violazione del diritto internazionale e all’autodeterminazione dei popoli».
L’assoluzione poggia sulla impossibilità di definire le finalità terroristiche dell’azione dal momento che un unico atto non potrebbe connotare la fattispecie associativa dell’azione e l’insussistenza del reato commesso a danno di uno stato estero:” i fatti sono stati commessi in un territorio occupato illegalmente”. In subordine, la difesa ha chiesto per il solo Yaeesh il minimo della pena.
Stamattina il processo inizierà con le controrepliche che si presumono brevi e, se non ci saranno altri intoppi, il collegio entrerà in camera di consiglio. La sentenza potrebbe esserci in tarda mattinata.





