L’AQUILA – Un palco vuoto, una platea deserta, il silenzio che riempie la scena. Da oltre un anno questa la triste immagine che riassume la condizione dei tecnici dei service per eventi dal vivo, anche in Abruzzo fermi assieme a tutto il comparto dello spettacolo, a causa della pandemia e conseguenti restrizioni, con la prospettiva per nulla rosea anche a seguito delle parziali riaperture disposte dal governo di Mario Draghi. Mentre irrisori sono stati gli aiuti statali, e ancor di più quelli della Regione Abruzzo, in enorme ritardo.

A raccontare lo stato dell’arte di questo importante settore, è un aquilano, il 61 enne Carlo Volpe, titolare della Fox sound service, trent’anni di attività alle spalle, che dà lavoro a 15 persone, nonché presidente Associazione regionale service (Ars) Abruzzo.

“La mia impresa, come tutte le altre – racconta a questa testata Volpe – , è sospesa nell’attesa, aggrappata alla speranza che possa ricominciare ad operare, con i lavoratori in cassa integrazione, con aiuti irrisori rispetto alla perdita del fatturato, in particolare quelli della Regione Abruzzo. Ma purtroppo non ci facciamo illusioni. Anche con il nuovo decreto, che consente solo la capienza al 50 per cento negli spettacoli dal vivo, per gli organizzatori privati non sarà sostenibile economicamente programmare eventi”.

Una condizione identica a buona parte delle 12mila imprese di service italiane, con oltre 500 mila addetti, senza considerare l’indotto. E delle 45 su una settantina in totale iscritte in Abruzzo all’Ars, che sommano oltre mille dipendenti e 18 milioni di fatturato l’anno, dimezzato da un anno a questa parte. Tra le imprese iscritte all’Ars c’è anche un colosso a livello internazionale, l’Agorà dell’imprenditore aquilano Wolfango De Amicis, che da solo ha un fatturato di 30 milioni di euro.

Per Carlo Volpe sembrano appartenere ad un lontano ed idilliaco passato le trasferte ad Umbria jazz, al Capodanno di Roma, a Pescara jazz, per 21 anni di seguito, al matrimonio dorato sulla scogliera di Monopoli in Puglia di Renèe Sutton ed Eliot Cohen. Dal 2012 si occupa della Perdonanza celestiniana a L’Aquila, solo per citare alcuni degli eventi che hanno visto protagonista la Fox.

“Ora la mia situazione è che molti eventi estivi sono stati annullati o fortemente ridimensionati. Per fare un esempio ho un contratto firmato per un evento in Svizzera, per ottobre prossimo, ma probabilmente sarà spostato nel 2022”, confida l’imprenditore.

Ed una cosa è certa, per il suo settore il 26 aprile non sarà certo la data della sbandierata ripartenza.

“Bisogna comprendere che un concerto, un grande evento – spiega più nel dettaglio Volpe -, qualcuno deve organizzarlo, occorrono mesi di programmazione, è una macchina molto complessa. Diciamo che il 26 aprile sarà il momento dal quale gli organizzatori potranno ricominciare a muoversi. Va però tenuto conto dell’obbligo di mantenere la distanza fisica, che dimezzerà i posti a sedere, e dunque il numero degli spettatori paganti. A questo aggiungiamoci i costi aggiuntivi per le sanificazioni, per il personale deputato a regolamentare l’afflusso, a misurare la temperatura, a garantire il rispetto dei protocolli covid, evitando assembramenti. I costi in questa situazione lieviteranno considerevolmente, mentre gli incassi scenderanno. Dunque in molti rinunceranno in partenza, e per noi non ci sarà lavoro”.

Inoltre aggiunge Volpe, “c’è anche il rischio che in caso di contagio l’organizzatore possa essere ritenuto responsabile. E anche questo è molto demotivante, non solo dal punto di vista legale, ma anche morale”.

In questo desolante scenario, gli aiuti da parte di Governo e Regione Abruzzo sono stati finora davvero irrisori.

“Prendo ad esempio il mio caso: Fox ha perso nell’ultimo anno il 60% del suo fatturato medio di un milione di euro. Ebbene, con il decreto Cura Italia del governo di Giuseppe Conte ho avuto 13 mila euro, sono in attesa di 11 mila euro del decreto Sostegni, del governo di Draghi. Per non parlare degli aiuti della Regione Abruzzo: sono ancora in attesa da maggio di 1.900 euro di uno dei bandi del Cura Abruzzo uno, mentre non ho notizie di una richiesta di ristoro, prevista dalla stessa norma, per la compensazione degli investimenti effettuati. Altrove le cose vanno diversamente, i pagamenti sono molto più consistenti e veloci. Un mio collega pugliese, con una impresa paragonabile alla mia, ha avuto 60mila euro. Ma in Puglia, a differenza dell’Abruzzo, da anni investono sul comparto degli spettacoli”.

Quello che addolora maggiormente Carlo Volpe, è soprattutto la crescente difficoltà in cui versano i suoi dipendenti.

“Ora sono in cassa integrazione, e noi siamo una famiglia perché il nostro è un lavoro particolare, giriamo l’Italia insieme, mangiamo e dormiamo insieme. C’è chi con due figli deve tirare avanti con un assegno di meno di 700 euro al mese. Faccio il possibile per dargli un aiuto aggiuntivo.  Ma c’è chi legittimamente sta pensando di cambiare lavoro, vista l’incertezza del nostro settore. Ed questo che mi fa più male. Dal punto di vista umano, per l’amicizia che mi lega a loro. Ma anche per motivi di economia aziendale: parliamo di altissime professionalità che lavorano con noi da anni, sarebbe impossibile rimpiazzarli. Il nostro lavoro non è fatto solo di macchinari e attrezzature, serve chi è capace ad usarle. È  come una chitarra che suona nei palchi che montiamo: senza un bravo musicista resta un pezzo di legno con cinque corde”.