L’AQUILA – Lo scandalo dei posti letto all’interno della Guardia di Finanza di cui beneficiano alcuni co.co.co. dell’Sge è solo la punta dell’iceberg di una serie di privilegi e corsie preferenziali riservate ad alcuni ospiti ‘speciali’.

Oltre all’alloggio con servizio pulizia e cambio biancheria in camera spunta anche la questione della mensa, dove non vengono serviti pasti solamente alla popolazione terremotata.

Il primo provvedimento assunto dal coordinatore della Struttura, Roberto Petullà, è stato quello di chiudere una delle tre palazzine dove sono ospiti gli sfollati, l’hotel Firenze, predisponendo il trasferimento di tutta la popolazione nell’hotel Sassari. Una decisione che ha scatenato la rabbia di chi dal 6 aprile 2009 ha perso la casa e l’appello del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, e dell’assistenza alla Popolazione Fabio Pelini a fare marcia indietro.

Nessun’azione, invece, sull’hotel Pisa, quello in cui risiedono collaboratori e dipendenti,  perché come ha spiegato Petullà le otto stanze “vengono utilizzate per motivi di servizio”, ovvero quando i lavoratori provenienti dalle province di Pescara, Teramo o Chieti rimangono fino a tardi in ufficio. O forse anche per non intaccare i rapporti sentimentali che esistono tra ospiti e vertici Sge.

Un privilegio concesso a pochi, sconosciuto in altri enti pubblici, dove il problema dell’alloggio è stato risolto insieme a quello del vitto.

Petullà, prima in una nota in risposta alle denunce fatte con degli striscioni sui muri e della città e poi ad AbruzzoWeb, ha tenuto fermamente a precisare che il servizio mensa “è riservato solo ai terremotati che sono ospiti nella caserma”.

Circostanza facilmente smentibile sia dalle testimonianze degli stessi ospiti, che vedono quotidianamente dipendenti Sge, Protezione civile, Croce Rossa o altri Enti sedersi a tavola ma anche da qualche pezzo di carta.

Come una  bolla del 31 gennaio scorso, con cui la società Slem srl certificò 164 coperti quando in realtà i pasti prenotati erano 138. Una discrepanza sui pasti, pagati sempre con i fondi del terremoto, qualcuno dovrebbe dare delle spiegazioni.

LA BOLLA DEL 31 GENNAIO 2012 (formato Pdf)

Che le cose siano fuori controllo nel micromondo Sge a Coppito se ne sono accorti anche i vertici della scuola ispettori della Guardia Finanza, dove sono forti i sentimenti di imbarazzo e sconcerto dopo il rifiuto incassato di fronte alla richiesta di informazioni su ciò che stesse succedendo.

In ultimo la situazione dei co.co.co. Sge, 69 in tutto, di cui 14 andranno a prestare servizio presso il Comune e altri 15 saranno assegnati alla funzione che si occupa degli espropri. La soppressione dell’Sge è ormai sancita, così come la scomparsa delle figure dei vice commissari, del consulente giuridico e dello stesso coordinatore della Struttura. Con la nuova ordinanza è prevista l’istituzione dell’Urc (ufficio coordinamento ricostruzione) che comprende le funzioni esercitate dalla Sge e le risorse strumentali e finanziarie della Struttura tecnica di missione, ma i contratti in essere potranno essere rinnovati solo per il 60 per cento del personale attualmente contrattualizzato.

A conti fatti su 40 lavoratori rimanenti 16 persone saranno costrette ad andare a casa, non si capisce bene in base a quale criterio, e potrebbe essere un’idea, allora, utilizzare per la copertura di tutti i contratti le somme risparmiate con gli onerosi contratti del vice commissario Antonio Cicchetti, 230 mila euro, consulente legale, Gianlorenzo Piccioli, 60 mila,  coordinatore Sge, intorno ai 150 mila, e vice commissario per per i beni culturali, Luciano Marchetti, sui 30 mila euro.

Un buon gruzzolo per poter pensare quantomeno ad una proroga per tutti, così come accaduto con quella degli altri enti locali, dove i collaboratori assunti dopo il sisma continueranno a lavorare come disposto nell’ultima Opcm firmata dal premier, Mario Monti.